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Dedico queste righe
a quanti credono che arrampicare non
sia solo uno “tirar prese”, a coloro
che pensano che imparare a scalare
sia un percorso lungo e difficile
in cui il fine sia entrare in sintonia
con la roccia piuttosto che aumentare
la forza per cercare di dominarla.
Il contenuto di questo articolo è
il frutto solo della mia esperienza
personale, delle mie idee sul come
dovrebbe formarsi un “bravo” arrampicatore.
Si tranquilizzino quanti non saranno
d’accordo con quanto segue: preparatori
atletici, gestori di palestre artificiali,
produttori di prese in resina e presidenti
di circoli sportivi, non preoccupatevi!
Non ho fatto studi scientifici in
proposito, non ho letto libri sull’argomento,
non ho nessun titolo riconosciuto
per insegnare ad arrampicare secondo
queste metodologie! Non vi è nulla
di scientifico! Potete tranquillamente
ignorarmi! I concetti che andrò ad
esporvi sono un po’ controcorrente,
lo so: siete liberi di prenderli per
buoni e seguirli oppure ignorarli…se
non vi convincono.
Ma io sono certo, e l’ho sempre sostenuto,
che si possa arrampicare bene e raggiungere
buoni risultati senza allenarsi a
secco e senza avere doti particolari.
Serve solo allenare la mente ad entrare
in un certo ordine di idee, abituare
il corpo a sintonizzarsi con la roccia,
adattando le proprie caratteristiche
fisiche alle vie che si vogliono salire,
evitando assolutamente di forzare.
Quando si soddisfano queste due condizioni,
i risultati arrivano automaticamente.
Purtroppo questa visione
dell’arrampicata è nettamente in contrasto
con quanti, oggi la maggioranza, sostengono
che per migliorare occorra aumentare
la forza con l’allenamento a secco.
Costoro pensano che chi non ricorre
a questi metodi e ottenga comunque
ottimi risultati sia una rara eccezione
o un talento naturale. Non è esattamente
così e in realtà l’allenamento a secco
dovrebbe servire solo come compedio
all’arrampicatore, un integratore
che aiuti a colmare le proprie deficienze,
al fine di arrivare a scalare bene
su tutti i terreni, anche quelli meno
congeniali. Questo discorso dovrebbe
però essere limitato agli arrampicatori
di alto livello.
Inoltre è ormai assodato come indirizzare
i principianti all’arrampicata partendo
da uno sviluppo della forza al pannello,
alla sbarra o al trave, ne inibisca
(talvolta in modo irreversibile) l’apprendimento
della tecnica, della fluidità, della
capacità di lettura della roccia e
molte altre attitudini che concorrono
in modo determinante alla formazione
di un bravo arrampicatore. L’allenamento,
ma sarebbe più opportuno dire “la
comprensione”, delle variabili comunemente
dette “mentali” che entrano in gioco
nell’arrampicata è ancora uno dei
punti più oscuri e meno sviluppati
della nostra disciplina. Va anche
detto che non sarebbe necessario arrivare
a comprendere razionalmente cosa si
deve fare per sbloccare ciò che ci
inibisce a superare un passaggio difficile
o rischioso, ma occorrerebbe piuttosto
allenare il nostro corpo ad affrontare
quella situazione perché vi è abituato.
Per far ciò è dunque necessario arrampicare
sulla roccia in moltissime situazioni
diverse, in modo che il nostro corpo
si senta il più possibile in una condizione
di normalità, e non di disagio. Il
ricorso alla forza sarà quindi superfluo
e potremo economizzare energie fisiche
e mentali per i passaggi successivi
o da destinare alla cura del gesto
e della precisione, ugualmente molto
importanti.
Ma questo non è che un aspetto delle
problematiche del “progredire” in
arrampicata. Migliorare di livello,
acquisire un grado più elevato (come
sembra essere l’obiettivo della maggioranza
dei climber), è, nel 90 per cento
dei casi un problema di testa, una
questione di far capire al nostro
corpo e alla nostra volontà che una
cosa la possiamo fare e non andremo
incontro ad un insuccesso. Scopriamo
dunque che una delle qualità migliori
in un arrampicatore è la volontà e
la fiducia nelle sue possibilità,
ma che questa è inevitabilmente collegata
a tutte le altre variabili, sempre
cosidette “mentali”, di cui accennavo
prima. Imparare ad arrampicare è dunque
arrivare a far sì che il nostro corpo
risponda in modo adeguato a tutte
le sollecitazioni che una determinata
situazione di difficoltà ci propone.
E’ arrivare ad abituare la nostra
mente ed il nostro fisico a considerare
questa situazione il più “normale”
possibile, ed affrontarla dunque con
calma e lucidità. Che non sempre vuol
dire razionalità ma piuttosto automaticità,
intelligenza motoria. Il miglior arrampicatore
non è colui che fa il grado più alto
ma quello che possiede queste doti
in maniera maggiore o innate (il caso
del cosidetto “talento naturale”).
Quale ricetta dunque? Allo stato attuale
non esiste ancora un metodo di sicuro
successo, e forse mai potrà esistere,
ma solo dei consigli che possono tornar
utili a chi vuole e crede che sia
importante curare questo aspetto dell’arrampicare.
Forse occorrerebbe ritornare indietro
un po’ negli anni, quando per imparare
un mestiere o un arte, era necessario
affidarsi ai vecchi che dispensavano
consigli e indicazioni all’apprendista.
Oggi invece siamo schiavi di un “fai
da te” che non ha basi solide sull’esperienza,
ma solo sui sentito dire, e sulla
convinzione che l’ostacolo vada superato
forzandolo e non imparando a conoscerlo.
Il risultato di tutto ciò è che molti
arrampicatori arrivano sì a superare
gradi difficili, ma in realtà non
sanno arrampicare, perché il loro
corpo è stato abituato a rispondere
solo ad un tipo di sollecitazione,
quella che più si avvicina all’allenamento
a secco a cui sono abituati. In realtà
basta poco per mandare le loro capacità
in tilt.
Chi invece aspira a divenire un arrampicatore
completo senza fare della propria
passione un tormento simile ai lavori
forzati (sempre che non siate masochisti)
provi a seguire questo percorso suddiviso,
per semplicità e comprensione, per
colori. Ognuno poi, se preferisce,
attribuisca ad un colore un grado,
se questo lo aiuterà nella motivazione.
Livello
bianco (inizio): non si
dovrebbe mai dimenticare che le prime
uscite sulla roccia sono importanti
e significative per far sì che il
neofita abbia poi voglia di continuare
ad investirsi in questa attività.
Dunque è molto importante la scelta
del compagno con cui iniziare o, se
si frequenta un corso, è bene prendere
il più informazioni possibili sulla
serietà e la competenza degli istruttori.
Non è difficile chiedere dei pareri
a riguardo a chi già arrampica. Al
contrario di come è in uso oggi, le
prime uscite dovrebbero essere effettuate
sulla roccia, su vie molto semplici
(quarto grado) e su roccia appoggiata.
E’ importante anche la scelta della
tipologia di roccia, che dev’essere
il più comprensibile possibile. L’allievo
deve arrampicare da secondo e le indicazioni
dell’istruttore dovrebbero concentrarsi
il più possibile sul modo di mettere
i piedi, sui primi rudimenti della
tecnica e della ricerca dell’equilibrio.
Dopo una decina di uscite l’allievo
dovrebbe cominciare a provare ad arrampicare
da capocordata, su vie ben protette
e non superiori al 5a. Si instaurerà
così in lui il piacere di scegliersi
gli obbiettivi da raggiungere e di
salire una via in buono stile.
E’ bene, per un arrampicatore di questo
livello, aggregarsi sempre con uno
scalatore più esperto a cui chiedere
consigli. Per progredire è sufficiente
arrampicare un giorno la settimana,
per esempio la domenica, mentre il
resto del tempo può essere dedicato
a predisporre il fisico con attività
aereobiche, se magari si ritiene di
essere sovrappeso o poco portati.
Livello verde
(proseguimento):migliorare dallo stadio
di principianti implica un salto di
mentalità. L’arrampicata vi piace
e desiderate continuare a farla, volete
migliorare e raggiungere una certa
sicurezza, programmarvi le uscite
e le vie che volete fare.
La cosa migliore da fare a questo
punto è comprarvi una guida della
zona in cui risiedete. Sfogliatela
e cercate le zone che più vi piacerebbe
visitare. Programmate le uscite secondo
i vostri desideri, ma cercate di non
fissarvi su un solo posto. Quando
andate ad arrampicare provate varie
vie che vi sembrano di stili differenti
e cercate di capire dove vi trovate
meglio. Tutti noi abbiamo una predisposizione
ad uno stile di arrampicata, non c’è
niente di male. Se vi trovate meglio
sulle prese grosse avrete probabilmente
un passato da culturista o da muratore,
se prediligete le placche dove non
c’è molto da tirare con le mani sarete
fortunati, perché a migliorare la
forza è più facile e c’è sempre tempo.
In ogni caso, in questo stadio, non
sforzatevi particolarmente di fare
ciò che non riuscite. Arrampicate
in più posti possibili e cercate di
individuare con l’occhio le vie che
vi sono congeniali. Scoprirete così
quali sono le vostre carenze e in
futuro potrete lavorare su quelle
e migliorare ulteriormente.
Se la cosa vi interessa è bene che
proviate anche qualche breve e facile
esperienza alpinistica, magari con
una guida alpina, se non vi fidate
o se non avete un compagno molto più
capace di voi. La cosa è particolarmente
importante perché vi farà capire che
l’arrampicata non si ferma al monotiro,
ma è un universo variegato di possibilità.
Prendete contatto con il rischio,
sempre se la cosa vi va, mentre in
falesia provate vie su cui vi sentite
quasi al limite. Scaldatevi sempre
bene su vie più facili, ma cercate
di fare almeno 7/8 tiri al giorno,
dopodichè, la volta dopo, scegliete
un’altra falesia. Periodicamente però
tornate sui vostri passi, ripetete
le vie già fatte e verificate se ci
sono stati miglioramenti.
Arrampicate sempre un giorno la settimana,
ma sforzatevi di non interrompere,
se non per motivi seri. Non eccedete,
non abbiate fretta di migliorare e,
soprattutto, non lasciatevi convincere
a fare pannello in una palestra due
volte la settimana!
Livello blu
(basso livello):l’arrampicata è divenuta
una parte della vostra vita, la vostra
attività preferita. Desiderate seriamente
migliorare, cominciate a pensare di
poter fare delle vie difficili. Ma
per far ciò non avete ancora abbastanza
esperienza, vi manca un po’ di fondo,
fidatevi delle mie parole. Se siete
passati attraverso le fasi precedenti,
potete cominciare a lavorare delle
vie e a cercare di migliorare le vostre
carenze. Questo va fatto cercando
di frequentare maggiormente i luoghi
con uno stile che non vi sia congeniale.
Se vi riesce facilmente un grado in
un posto in cui vi trovate bene, insistete
per provare vie di quel grado anche
nelle falesie non congeniali. State
sempre molto attenti ad osservare
quelli più bravi di voi e cercate
di carpirne le soluzioni tecniche
ed i segreti. Concentratevi però maggiormente
su voi stessi, cercate di guardarvi
dal di fuori mentre arrampicate, se
potete fatevi filmare e osservate
i vostri movimenti con spirito critico.
Cominciate a porre attenzione alle
scarpe che usate e a come le usate,
non lasciatevi trascinare in qualunque
falesia ma scegliete voi accuratamente
le vie da fare. Arrampicate il più
possibile a vista, cercando sempre
di fare molti tiri nelle giornate
dedicate all’arrampicata. Non provate
vie troppo difficili per voi, se non
riuscite in due o tre tentativi vuol
dire che non è ancora il momento.
Cercate di arrampicare due volte alla
settimana e magari fate anche attività
aereobica, stretching, bicicletta
o corsa. E’ importantissimo, in questa
fase, trovare un compagno giusto,
non occasionale. Dev’essere uno come
voi, che abbia voglia di migliorarsi
e che soprattutto abbia i vostri stessi
giorni liberi.
Livello rosso
(medio livello):per migliorare ulteriormente
dovete fare un salto di qualità ed
impegnarvi per raggiungere degli obiettivi.
E’ facile a dirsi, molto meno a farsi
e dovrete avere la certezza che potete
vincere le barriere psicologiche che
vi bloccano. Gli arrampicatori di
questo stadio si convincono infatti
di non essere capaci a superare un
certo grado perché hanno limiti fisici.
Nella maggioranza dei casi questo
non è vero, almeno non per persone
che non sono obese o non predisposte
morfologicamente ad un’attività outdoor.
La cosa migliore da fare per fare
il salto di qualità ed arrivare a
fare delle vie più difficili è individuare
degli obiettivi, solitamente su un
tipo di arrampicata a voi congeniale.
Oramai avete capito dove andate meglio,
dunque scegliete degli obiettivi che
vi sembrino realizzabili e non impossibili.
Fino a qui non è difficile… ma lasciatevi
aiutare con dei consigli da chi conosce
meglio di voi le falesie ed ha fatto
quelle vie. Assicuratevi dunque di
avere il compagno o i compagni giusti
che vi vogliano accompagnare e predisponete
più uscite nell’arco del mese in quella
falesia dove voi volete raggiungere
gli obiettivi. Cominciate a pensare
all’anno in termini di periodi dedicati
a raggiungere delle mete ben precise
e non procedete a casaccio, ma cercate
di programmarvi.
Cercate di abituarvi a memorizzare
i movimenti delle vie e concentratevi
sul ritmo della scalata, durante le
fasi di lavorazione della via. Imparate
altresì ad essere precisi con i piedi
e anche con le dita, provate tutte
le soluzioni possibili per un passaggio,
cercando la più semplice che fa al
caso vostro. Vedrete che entro breve
tempo centrerete i risultati, se avete
grinta e non mollate alle prime difficoltà.
Non cedete mai allo sconforto ma insistete,
essere cocciuti e caparbi spesso è
la chiave della riuscita.
Non indulgete però nel lavorare le
vie! Quando avete raggiunto il vostro
risultato concedetevi un periodo di
relax e ritornate all’arrampicata
a vista. Se credete provate anche
il bouldering, e se vi piace programmate
varie uscite ravvicinate, che vi consentiranno
di conseguire dei risultati e mantenere
la motivazione. Se le esperienze alpinistiche
vi sono piaciute, non trascurate di
viaggiare in estate sulle Alpi e provare
a fare qualche via lunga, variando
lo stile e l’attrezzatura della stessa.
Procedete sempre per gradi e non date
mai per scontato il livello che avete
raggiunto in falesia. Non attaccatevi
perciò al numero, ma siate flessibili,
fisicamente ma soprattutto mentalmente.
Non date nulla per scontato ma siate
curiosi di scoprire ciò che vi circonda
ed appassionati per quel che fate.
Se l’arrampicata vi stressa smettete
per un periodo, vedrete che non sarà
difficile ritornare in breve tempo
ai livelli di prima.
Arrampicate tutti i giorni che avete
disponibili, se il tempo è troppo
brutto andate in palestra, ma non
forzatevi a farlo.
Livello
nero (alto livello):volete
raggiungere a tutti i costi il grado
8, perché per voi è una gratificazione
personale. Ma non ce la fate, o pensate
di non farcela. E’ importante che
sappiate che potete raggiungere questo
obiettivo senza allenarvi a secco,
ma che fare un 8a è “uno specchio
per le allodole”, se poi non siete
capaci di avere lo stesso tipo di
prestazione su una via diversa. Avete
dunque due strade davanti: impegnarvi
per raggiungere l’8 a tutti i costi,
perché a voi importa il numero, o
cercare di raggiungere un livello
più elevato su tutti i terreni. Scegliete,
perché dovrete agire diversamente.
Nel primo caso scegliete la via, provando
un ristretto numero di itinerari che
vi sembrano congeniali, nella falesia
che preferite. Assicuratevi di avere
un compagno che vi asseconda ed in
sintonia con voi e di avere tempo
libero e cominciate a provarla. Se
non riuscite a fare un movimento sceglietene
un’altra, se su tutte vi accorgete
che vi mancano movimenti allora pianificate
un periodo di due o tre mesi di bouldering.
Se invece riuscite nei movimenti ma
vi manca la continuità, fate delle
serie su itinerari che conoscete che
siano continui e senza punti di riposo.
Pianificate un mese con uscite in
falesia con almeno 10 tiri ad uscita.
Quando non ce la fate più scendete
di grado. Dopo una settimana di scarico
siete pronti per concatenare il vostro
8. Date sempre molta importanza ai
tempi di recupero, tra un tentativo
e l’altro, tra un’uscita in falesia
e la successiva. Se siete grintosi
e caparbi, e se non avete saltato
i livelli precedenti, riuscirete sicuramente!
Nel secondo caso, dovrete invece lavorare
sui vostri punti deboli. Se vi manca
la tecnica dovrete arrampicare molto
e su terreno che non vi è congeniale,
oppure fare parecchio bouldering.
Se vi manca la forza invece dovrete
distinguere la forza pura, la resistenza
e la continuità. Individuate i vostri
punti carenti ed agite di conseguenza.
Nel periodo invernale possono essere
dunque giustificati dei cicli in palestra
molto specifici, vi permetteranno
di bruciare le tappe e essere pronti
per la stagione giusta in cui volete
essere al top della forma. La cosa
più difficile è non allenarsi a casaccio,
ancora più improbabile e non beccarsi
la tendinite. Per cui dovrete stare
molto attenti e non fidarvi dei consigli
del primo venuto. Cercate di essere
regolari e metodici ma conservate
una certa flessibilità mentale, e
non perdete di vista che l’arrampicata
vi deve dare soddisfazioni ed emozioni
e non deve diventare un lavoro forzato
né una persecuzione. Programmate l’anno:
un periodo di allenamento, uno di
realizzazioni, uno di svago, per l’arrampicata
a vista e per viaggiare. Conservate
umiltà e modestia, fare il grado 8
non vi dà diritto a sentirvi superiori
ad altri e ad impartire alcuna lezione.
Ci sono sempre tante cose da imparare
e potrebbe insegnarvele anche l’ultimo
venuto…
Maurizio Oviglia
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