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I
DIECI COMANDAMENTI DELLO SCALATORE
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Marc
Chagall – Mosè mostra al popolo le
tavole della legge
Anche nella scalata esiste un tacito
codice di comportamento a cui si è
soliti attenersi, affinchè non venga
meno il rispetto della roccia e nei
confronti degli altri scalatori. Generalmente
tutto questo insieme di “regole”,
parola antipaticissima, viene definito
sotto il termine di “etica della scalata”.
Fin dai tempi remoti (per l’alpinismo
e per l’arrampicata) è stato chiaro
che esistevano salite fatte in “cattivo
stile” e aperture compiute invece
“in buono stile”. Ogni alpinista,
sebbene non fosse scritto da nessuna
parte, aveva ben chiaro il concetto,
perché queste nozioni erano patrimonio
comune ed è come si tramandassero
geneticamente di generazione in generazione.
E la storia, il tempo, si è sempre
incaricata di “dimenticare” le vie
poco etiche, e “ricordare” le invece
altre, rendendo qualcuna di queste
immortale…
Sul fatto che sia giusto o meno che
nella scalata ci siano delle regole,
e non sia invece un’attività puramente
anarchica, si continua a discutere
da anni senza ad arrivare ad una soluzione
comune. Chi definisce queste regole
“pippe mentali”, chi sarebbe disposto
a dare la vita per esse. Quel che
è certo è che tra alpinisti ed arrampicatori
si litiga soprattutto per questo,
o per l’interpretazione più o meno
elastica di questi concetti. Evidentemente
dipende dalla propria sensibilità,
verso la roccia e verso il nostro
prossimo, rispettarle o meno. Non
ci sono giudici, né sanzioni. Ma anche
vi fossero, ci sarebbero sempre, e
comunque, i furbi, i disonesti ed
i bugiardi. Però, sta di fatto, che
queste regole sono una realtà più
che virtuale e, anche se non scritte,
son riconosciute da “quasi” tutti.
Proviamo allora, un po’ tra il serio
e il faceto, a metterle nero su bianco:
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1
– Rispetta il prossimo come te stesso
– Quando apri una via vorresti fosse rispettata
dagli altri e ne venisse compreso il valore,
e che magari esso non fosse alterato nel tempo.
Allo stesso modo rispetta le vie del passato
e di quanti son venuti prima di te. Non alterarne
la chiodatura, non svilirne il tracciato intrecciandolo
più volte con aperture successive, senza aver
prima chiesto il consenso agli apritori stessi
(se sono ancora in vita). Rispetta la tradizione
di una parete, soprattutto se su essa è stata
scritta una storia importante per quella regione.
Non svilirla con aperture poco dignitose ed
in cattivo stile o di dubbio valore etico.
Ognuno ha diritto di esprimersi a suo modo,
ma sappi tirarti indietro e lasciare posto
agli altri quando non sei all’altezza della
parete che vuoi superare. Il tuo scarabocchio
può togliere la possibilità ad un’opera d’arte
di un apritore più capace di te.
2 – non dire falsa testimonianza –
Rispetta quanti verranno dopo di te e si atterranno
alle tue parole raccontando la verità. Dai
un grado solo se hai salito il tiro in libera,
senza riposi e da capocordata, altrimenti
accetta il fatto che verranno altri dopo di
te a liberarlo. In questo caso dì chiaramente
che il tiro non è salito in libera. Quando
dici di aver salito un tiro mentre sai di
non averlo fatto in buono stile, menti a te
stesso. Fai un danno solo a te stesso. Ma
se sei il primo a farlo o dichiari i gradi
di una via nuova, sei responsabile delle tue
menzogne di fronte alla comunità dei climbers,
che prendono per buone le tue affermazioni.
3 – non scavare prese – Abbi rispetto
per la roccia, il supporto che permette di
divertirti e di vivere le più belle emozioni
mentre arrampichi. Se apri una via e valuti
che non abbia prese per permetterne la salita,
abbi l’onestà di aspettare chi, più forte
di te, sarà in grado di salirla. Non mettere
te stesso al centro del mondo. Oltretutto
è anche una forma di rispetto sportiva verso
i tuoi colleghi scalatori.
4 – non modificare – Non modificare
la dimensione degli appigli di una via già
salita. Non è leale farlo, e chiunque lo può
comprendere. Oltre tutto rovini una via che
magari ha costituito fonte di gioia e soddisfazione,
in virtù della sua difficoltà, per molti scalatori.
O che costituisce una tappa importante per
la storia della scalata in quella regione.
Fai un torto agli altri e alla storia della
scalata.
5 – non rubare – Tutti sanno cosa vuol
dire salire una via in buono stile. Fare finta
di non saperlo è nascondersi dietro un dito.
Non rubare una prestazione con trucchi e trucchetti,
inganni solo te stesso. Sii chiaro nel raccontare
agli altri il modo con cui hai fatto una prestazione.
Il tuo buon esempio sarà colto e apprezzato
dagli altri. Ricorda che rubando non andrai
molto lontano e prima o poi verrai scoperto.
Di conseguenza nessuno crederà più alla tua
buona fede e sarai bollato come “bugiardo”,
“banfone”, nel comune gergo dei climbers.
6 – non uccidere – Non uccidere il
significato di una via già aperta, salendola
in cattivo stile e/o con mezzi poco leali.
Cerca di ripetere il cammino dei primi salitori
con spirito giusto e umiltà. Ciò non vuol
dire rimettersi gli scarponi e usare le corde
di canapa, ma non aggiungere chiodi e non
superare in artificiale quanto è stato fatto
in libera molti anni fa. Se non sei in grado
di salire scendi, e scegli un’altra via più
adatta alle tue possibilità. Ma non salire
a tutti i costi. In cima alla via, vinta per
forza e non per amore, non avrai dimostrato
nulla di positivo.
7 – onora il padre e la madre – Rispetta
gli arrampicatori del passato e non deriderli,
pensando di saper fare meglio di loro. La
tua forza e le tue conquiste sono state possibili
grazie a loro. Non paragonare le imprese di
oggi con quelle del passato, con spregiudicatezza
e disinvoltura. Adoperati perché venga conservata
e scritta la memoria di quanti sono venuti
prima di te e non venga dimenticato e perduto
il loro esempio.
8 – non commettere atti impuri – In
molte stagioni della storia è stato tollerato
il vincere una parete a forza di chiodi. Ma
sempre queste vie sono state poi dimenticate.
Piantare un chiodo ad espansione ad ogni metro,
salendo in artificiale, permette di salire
dappertutto e vincere qualsiasi parete. Al
di là dei mille stili di apertura, tanti quanti
sono gli alpinisti che salgono nuove vie ogni
giorno, questo non è leale. La discriminante
non è nel materiale che si usa, ma nel come
lo si usa. Si possono usare gli spit in
modo parsimonioso ed etico, o abusare di essi
per salire ogni parete, anche la più impossibile.
E’ la differenza che passa tra uno scarabocchio
ed un buon quadro.
9 – Ricordati di santificare l’apritore
– Rispetta chi impiega il suo denaro e il
suo tempo per dare a te l’opportunità per
divertirti. Ciò non vuol dire non poter criticarel’operato
dei chiodatori, che è naturalmente passibile
di errori. Ma se devi muovere una critica,
fallo con tatto ed in modo civile. Ricorda
che è sempre valido il vecchio adagio “chi
non fa non falla”… Non ergerti a “sceriffo”
schiodando e distruggendo l’opera altrui.
Se non sei d’accordo con l’operato di qualcuno
parlane civilmente, otterrai sicuramente di
più.
10 – non avere altro Dio al di fuori della
Natura – Sopra ogni cosa dai priorità
e rispetta cosa non è creato fatto da te ma
dalla Natura (o da Dio, per i credenti). Siamo
ospiti transitori su questa terra, ed abbiamo
il dovere di preservarla. Dunque quando chiodi,
arrampichi, vivi…non tagliare alberi, non
sporcare, non distruggere forme uniche e sculture
della roccia, trattandola come fosse semplice
materiale inerte. Cerca di ridurre al minimo
il tuo impatto sull’ambiente e rispetta gli
animali che vivono sulle pareti o che di esse
ne hanno fatto la propria casa.
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| Mosè
Oviglia (ah, ah, ah!) |
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