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Migliorare i nostri punti deboli?




Allorchè un arrampicatore sportivo lascia lo stato di apprendista, di principiante, davanti a lui si presenta uno scenario un po’ confuso. Egli vorrebbe migliorare, ma non ha la minima idea di come fare, in che direzione andare. Solitamente, volendo quantificare questo “stadio” nello sviluppo di un arrampicatore, potremmo dire grosso modo che questo coincide con il passaggio di livello dal 6a al 6c. A seconda delle scelte che farà, egli potrà “soggiornare” in questa fascia per anni, oppure solo per pochi mesi. Volendo paragonare la progressione di un arrampicatore alla maturazione di uno scolaro, potremmo dire che egli si sente come uno studente che ha appena finito la terza media e deve scegliere il proprio indirizzo. Come per lo scolaro la scelta non sarà del tutto consapevole, ma dettata più che altro dall’ambiente che frequenta, dai "genitori", che lo indirizzerà verso una visione della scalata piuttosto che un'altra.
A grandi linee, potremmo individuare due scuole di pensiero. Una si basa sulla formazione di un arrampicatore completo, e quindi agisce sui punti deboli, cercando di colmare le differenze. L’altra invece mira al raggiungimento del risultato, sviluppando al massimo le qualità a cui il nostro arrampicatore si sente più incline.
Nel primo caso tenderemo a formare un arrampicatore completo su tutti i terreni e abile nella scalata a vista, nel secondo caso formeremo invece uno “specialista” in grado di raggiungere il 7 e poi l'8.
Nella realtà di oggi non vi è ancora una divisione così netta tra le due scuole di pensiero. Non è ancora ben chiaro se sia meglio tendere alla specializzazione o alla completezza, e di certo dipende dal carattere e dalle inclinazioni dell’allievo optare per una scelta piuttosto che un’altra.
Tuttavia, come si diceva, la scelta non è sempre consapevole anzi, oserei dire, che è fortemente influenzata dalla palestra o dal giro di amicizie che il nostro neofita presenta. Ecco allora che chi si propone di insegnare ad arrampicare riveste un ruolo importante nello sviluppo dell’arrampicatore. La figura dell’allenatore, che una volta non esisteva, oggi comincia a delinearsi meglio. Da semplice gestore della sala di allenamento a vero e proprio “guru”, l’allenatore ha il potere di imporre una tendenza e di dare una visione completa o parziale del mondo dell’arrampicata ai suoi allievi.
Ho provato a chiedere a tre esperti allenatori se fosse o meno importante curare i propri punti deboli, ecco le loro interessanti risposte! Prima, però, un po’ di presentazioni:


Olivier Broussouloux
, fotografo ed allenatore francese, è un arrampicatore di alto livello che, insieme alla sua compagna Laurence Guyon (anche lei fortissima arrampicatrice), si è occupato spesso di metodologie di allenamento. Da poco è uscito il suo nuovo libro “Escalade et performance”, purtroppo solo in francese, che cerca di fare luce in questo complesso e confuso campo.



Laurence su un boulder di Rockland - Sud Africa ,
foto (Olivier Broussouloux)

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A
lessandro “Jolly” Lamberti – unico italiano ad aver salito due 9a di referenza, Jolly ha una carriera ormai quasi trentennale ricca di successi professionali e sportivi. Da diverso tempo gestisce una palestra a Roma e si occupa di metodi di allenamento; ora sta anche scrivendo un libro a riguardo che uscirà presto per i tipi di Versante Sud, Milano.

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Luca Giammarco
ha fondato con Marzio Nardi il Bside di Torino, celebre sala boulder e scuola di arrampicata. Già campione mondiale di skatebord, Luca oggi si dedica principalmente al boulder ed all’insegnamento dell’arrampicata.

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Sardiniaclimb: pensi che migliorare, in arrampicata, voglia dire agire là dove si è carenti o semplicemente fare qualcosa di più, non importa in quale direzione?


Olivier & Laurence: inizialmente, quando non ci si è mai allenati, fare qualcosa di più (per esempio arrampicare diverse volte la settimana, o fare del trave, pannello, muscolazione…) è sufficiente per migliorare. Ma successivamente, per non esagerare, noi pensiamo che sia meglio orientarsi verso un allenamento razionale che migliori i propri punti deboli o che rinforzi quelli forti.

Jolly: vuol dire molto di più che agire dove si è carenti. Ci sono 4 fattori che permettono di migliorare nella scalata: tecnico, fisico ( forza, resistenza, flessibilità), mentale -emozionale, Morfologico -strutturale ( su quanto si è alti non si può agire, ma si può dimagrire, costruire tendini e cartilaggini forti etc..). Ognuno di questi aspetti poi si suddivide in molteplici altri aspetti. In una prima fase (soprattutto i giovani, ma comunque i principianti) bisogna agire su tutto, anche facendo allenamenti che nell'immediato non danno frutti, ma si costruiscono basi solide, senza bruciare le tappe e/o bruciarsi. In una fase sucessiva si lavora sempre su tutto, ma con maggior attenzione alla cura dei punti deboli. La regola è: non mentire con se stessi accampando scuse, se non riesco è colpa mia, e devo lavorare duro. Se continuo a piangere dicendo che oggi fa troppo caldo, che ieri mi ero allenato troppo, che ho la pelle consumata, alla fine perdo di vista il fatto che sono debole e mi devo allenare. In una terza fase, quella dello scalatore pienamente evoluto e maturo (me e te per intenderci) bisogna ottimizzare ed economizzare le energie, e la formula magica è questa : allenarsi solo sulle cose su cui si è già forti, specializzarsi, in questo modo con il 20% dell'energia si otterrà il 100% del risultato, si elimineranno inutili e dannosi allenamenti per curare punti deboli che ormai non si potrebbero più curare, e si focalizzeranno tutte le energie su ciò che più piace e più si è forti. Io ora alleno solo i miei punti forti (anche se scalo su tutto), e mi sento più forte di vent'anni fa ( e che me ne frega di salire oggi un 8c+ di 60 movimenti su canne?).

Luca: migliorare in arrampicata vuol dire crescere su più fronti contemporaneamente: qualità fisiche,tecniche, tattiche e psichiche. Il modo migliore per lavorare su tutte queste qualità è in primo luogo arrampicare molto. La capacità di trovare tra tutte queste le proprie carenze diventa ad un certo punto fondamentale per migliorarsi.

Sardiniaclimb: secondo te quindi è importante o no scoprire i propri punti deboli e agire su di essi?

Olivier & Laurence: se si vuole essere polivalenti, occorre assolutamente identificare i propri punti deboli e agire su di essi: è il solo modo per adattarsi a tutte le situazioni. Per contro, se si vuole specializzarsi in una pratica dove si è forti per doti naturali (boulder, falesia, strapiombi, placche, buchi, canne etc) si può benissimo scegliere di spingere questa logica sino in fondo, pur essendo coscienti delle proprie debolezze.

Jolly: come dicevo nella prima risposta, si, ma con l'avanzare dell'età arrampicatoria è anche importante capire quali siano i propri punti forti e agire su quelli. Questo se si vogliono fare ancora gradi elevati e non si preferisca essere mediocri su tutti i terreni.

Luca: ho già risposto nella domanda precedente.

Sardiniaclimb: qual’è la tua ricetta, se ve n’è una, per trovarli il prima possibile?

Olivier & Laurence: non ci sono ricette, ma piuttosto analisi della propria pratica (introspezione), non dimenticando di ascoltare i consigli e le osservazioni che ci fanno gli altri arrampicatori.

Jolly: essere obiettivi con se stessi, questa è la ricetta per trovare i propri punti deboli. Conosco molti forti climber che a forza di accampare scuse ogni volta che non riuscivano su qualcosa, poi si convincevano che quelle scuse erano effettivamente la causa del loro insuccesso, non tovando mai, cosi , i propri reali punti deboli.L'altra ricetta è : scalare il più possibile outdoor

Luca: importante per trovare i propri punti deboli è la capacità critica di ognuno di analizzare le proprie prestazioni e di porsi delle domande sui i propri insuccessi.Per esempio:sono andato veramente al limite? Ho avuto paura e ho mollato? Ho avuto paura e ho stretto più del dovuto stancandomi? Ho interpretato bene la salita sia tecnicamente che tatticamente? Recupero ai riposi?Cado perchè non riesco a fare i passaggi singoli? etc.Rispodere a queste domande può essere utile per individuare e capire dove indirizzare il proprio allenamento, non inteso quindi solo come miglioramento fisico.

Sardiniaclimb: esiste un metodo di allenamento universale, oppure questo deve essere
personalizzato e tagliato su misura?

Olivier & Laurence: le grandi regole dell’allenamento sono identiche per tutti (progressività, alternanza allenamento/riposi, variabilità…) ma ciascuno deve adattare il suo allenamento in funzione delle proprie qualità, obiettivi, mezzi.

Jolly: ci sono regole ed esercizi universali ma è sopratttutto il dosaggio di quantità, volume, intensità del carico di allenamento che è diverso per tutti: un allenamento che va bene per Cristian Brenna può essere assolutamente deleterio per te e ininfluente per Ramonet, Alla base di tutto c’è il concetto di soglia, cioè il picco massimo prima che arrivi una discesa vertiginosa, e ognuno di noi ha questa altezza differente dagli altri, e l'allenamento migliore è quello che ti permette di arrivare sull'orlo del baratro, affacciarti, ma non fare un passo di più.
IL metodo universale per migliorarsi comunque cè: scalare tantissimo e outdoor (tutti i top climber che conosco fanno praticamente solo quello, e non si allenano o quasi a secco).

Luca: i principi su cui si basa la metodologia dell' allenamento è universale e comune a tutti gli sport.Nei rispetti di questi principi le ricette sono tante e diversificate.Tanto più ci si evolve e tanto più l' allenamento viene adattato alle proprie esigenze e alle proprie risposte fisiche.

Sardiniaclimb: basandosi sulle suddivisioni classiche della forza che si fanno in
arrampicata, forza esplosiva, forza resistente e continuità, come facciamo a
capire di quale abbiamo bisogno?

Olivier: possiamo sapere se dobbiamo migliorare in forza, resistenza o continuità analizzando le cause di fallimento in una via. Ma attenzione! Abbiamo troppo spesso la tendenza a spiegarci la causa di insuccesso con una ragione solamente fisica (mancanza di forza o resistenza) quando questa può essere piuttosto imputata a carenze tattiche o tecniche.

Jolly: della tecnica, della forza mentale, e della forza fisica ne hanno bisogno tutti. Quindi è semplice: ne abbiamo bisogno. Nella maggior parte dei casi chi crede di avere poca resistenza o continuità in realtà si acciaia perchè scala male o ha paura di cadere, quindi, per capire se ne abbiamo realmente bisogno dovremmo capire quanto sprechiamo quando scaliamo e quanto troppo stringiamo le prese e quanto poco fluidi siamo.

Luca: io sono tra quelli che ritengono che alla base della massima prestazione ci sia la forza. Svilupparla al massimo del proprio potenziale a prescindere dalle predisposizioni fisiche significa avere più margine sui passaggi, riposarsi in situazioni sempre più precarie e quindi creare tutti i presupposti per avere anche una grande resistenza e continuità. Quindi prima di allenare in maniera specifica la resistenza è fondamentale arrivare da un bel periodo di forza.Solo così si è sicuri di lavorare una resistenza di "qualità" maggiore.

Sardiniaclimb: dovrebbero essere allenate tutte e tre o ne basta una in particolare?

Olivier: se si tende alla polivalenza, noi pensiamo che bisogna allenare le tre componenti:
la forza per i passaggi più difficili, la resistenza per risolvere le sezioni dure della via, la continuità per recuperare tra queste sezioni.
Se ci si specializza, dobbiamo necessariamente privilegiare una componente, ma senza dimenticarci delle altre? Per esempio, un boulderista ha bisogno della resistenza per i problemi più lunghi e un po’ di continuità per recuperare tra un tentativo e l’altro. I falesisti hanno invece sempre bisogno di forza e resistenza in misura maggiore della continuità, in modo da non essere sorpresi da un movimento o una sezione più difficile di una via.

Jolly: all'inizio della carriera bisogna allenarle tutte, poi, nel caso, specializzarsi

Sardiniaclimb: quanto è importante, per un climber di livello medio-alto, avere un
“allenatore”?

Olivier & Laurence: pensiamo che avere un allenatore non sia una cosa fondamentale e poi non è sempre possibile. La cosa più importante è di porsi delle buone domande e per questo è interessante avere un compagno che ti conosce bene e conosce bene l’arrampicata: egli è in grado di darti uno sguardo esterno.

Jolly: al di là della bontà o meno degli allenamenti forniti dall'allenatore, il fatto di fidarsi ed affidarsi a qualcuno ha un sicuro effetto positivo. Avere un guru è utile anche se non ti parla e non ti (apparentemente ) insegna.

Luca: gli atleti in italia hanno imparato a fare da soli non esistendo una grande cultura in questo senso.Avere qualcuno che ti segue sia in allenamento che in gara analizzando le tue prestazioni e che ti propone di volta in volta nuove soluzioni è indubbiamente importante.Il massimo a livello motivazionale è avere la possibilità di allenarsi in gruppo coordinati da un preparatore.

Intervista di Maurizio Oviglia, dicembre 2004