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Olivier Broussouloux, fotografo
ed allenatore francese, è un
arrampicatore di alto livello che,
insieme alla sua compagna Laurence
Guyon (anche lei fortissima
arrampicatrice), si è occupato
spesso di metodologie di allenamento.
Da poco è uscito il suo nuovo
libro “Escalade et performance”,
purtroppo solo in francese, che cerca
di fare luce in questo complesso e
confuso campo.
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Laurence
su un boulder di Rockland - Sud Africa , foto (Olivier Broussouloux)
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Alessandro
“Jolly” Lamberti
– unico italiano
ad aver salito
due
9a di referenza, Jolly ha una carriera
ormai quasi trentennale ricca di successi
professionali e sportivi. Da diverso
tempo gestisce una palestra a Roma
e si occupa di metodi di allenamento;
ora sta anche scrivendo un libro a
riguardo che uscirà presto
per i tipi di Versante Sud, Milano.
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Luca Giammarco ha fondato
con Marzio Nardi il Bside di Torino,
celebre sala boulder e scuola di arrampicata.
Già campione mondiale di skatebord,
Luca oggi si dedica principalmente
al boulder ed all’insegnamento
dell’arrampicata.
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Sardiniaclimb:
pensi che migliorare, in arrampicata, voglia
dire agire là dove si è carenti
o semplicemente fare qualcosa di più,
non importa in quale direzione?
Olivier
& Laurence: inizialmente, quando
non ci si è mai allenati, fare qualcosa
di più (per esempio arrampicare diverse
volte la settimana, o fare del trave, pannello,
muscolazione…) è sufficiente
per migliorare. Ma successivamente, per
non esagerare, noi pensiamo che sia meglio
orientarsi verso un allenamento razionale
che migliori i propri punti deboli o che
rinforzi quelli forti.
Jolly:
vuol dire molto di più che agire
dove si è carenti. Ci sono 4 fattori
che permettono di migliorare nella scalata:
tecnico, fisico ( forza, resistenza, flessibilità),
mentale -emozionale, Morfologico -strutturale
( su quanto si è alti non si può
agire, ma si può dimagrire, costruire
tendini e cartilaggini forti etc..). Ognuno
di questi aspetti poi si suddivide in molteplici
altri aspetti. In una prima fase (soprattutto
i giovani, ma comunque i principianti) bisogna
agire su tutto, anche facendo allenamenti
che nell'immediato non danno frutti, ma
si costruiscono basi solide, senza bruciare
le tappe e/o bruciarsi. In una fase sucessiva
si lavora sempre su tutto, ma con maggior
attenzione alla cura dei punti deboli. La
regola è: non mentire con se stessi
accampando scuse, se non riesco è
colpa mia, e devo lavorare duro. Se continuo
a piangere dicendo che oggi fa troppo caldo,
che ieri mi ero allenato troppo, che ho
la pelle consumata, alla fine perdo di vista
il fatto che sono debole e mi devo allenare.
In una terza fase, quella dello scalatore
pienamente evoluto e maturo (me e te per
intenderci) bisogna ottimizzare ed economizzare
le energie, e la formula magica è
questa : allenarsi solo sulle cose su cui
si è già forti, specializzarsi,
in questo modo con il 20% dell'energia si
otterrà il 100% del risultato, si
elimineranno inutili e dannosi allenamenti
per curare punti deboli che ormai non si
potrebbero più curare, e si focalizzeranno
tutte le energie su ciò che più
piace e più si è forti. Io
ora alleno solo i miei punti forti (anche
se scalo su tutto), e mi sento più
forte di vent'anni fa ( e che me ne frega
di salire oggi un 8c+ di 60 movimenti su
canne?).
Luca:
migliorare in arrampicata vuol dire crescere
su più fronti contemporaneamente:
qualità fisiche,tecniche, tattiche
e psichiche. Il modo migliore per lavorare
su tutte queste qualità è
in primo luogo arrampicare molto. La capacità
di trovare tra tutte queste le proprie carenze
diventa ad un certo punto fondamentale per
migliorarsi.
Sardiniaclimb:
secondo te quindi è importante o
no scoprire i propri punti deboli e agire
su di essi?
Olivier
& Laurence: se si vuole essere
polivalenti, occorre assolutamente identificare
i propri punti deboli e agire su di essi:
è il solo modo per adattarsi a tutte
le situazioni. Per contro, se si vuole specializzarsi
in una pratica dove si è forti per
doti naturali (boulder, falesia, strapiombi,
placche, buchi, canne etc) si può
benissimo scegliere di spingere questa logica
sino in fondo, pur essendo coscienti delle
proprie debolezze.
Jolly:
come dicevo nella prima risposta, si, ma
con l'avanzare dell'età arrampicatoria
è anche importante capire quali siano
i propri punti forti e agire su quelli.
Questo se si vogliono fare ancora gradi
elevati e non si preferisca essere mediocri
su tutti i terreni.
Luca:
ho già risposto nella domanda precedente.
Sardiniaclimb:
qual’è la tua ricetta, se ve
n’è una, per trovarli il prima
possibile?
Olivier
& Laurence: non ci sono ricette,
ma piuttosto analisi della propria pratica
(introspezione), non dimenticando di ascoltare
i consigli e le osservazioni che ci fanno
gli altri arrampicatori.
Jolly:
essere obiettivi con se stessi, questa è
la ricetta per trovare i propri punti deboli.
Conosco molti forti climber che a forza
di accampare scuse ogni volta che non riuscivano
su qualcosa, poi si convincevano che quelle
scuse erano effettivamente la causa del
loro insuccesso, non tovando mai, cosi ,
i propri reali punti deboli.L'altra ricetta
è : scalare il più possibile
outdoor
Luca:
importante per trovare i propri punti deboli
è la capacità critica di ognuno
di analizzare le proprie prestazioni e di
porsi delle domande sui i propri insuccessi.Per
esempio:sono andato veramente al limite?
Ho avuto paura e ho mollato? Ho avuto paura
e ho stretto più del dovuto stancandomi?
Ho interpretato bene la salita sia tecnicamente
che tatticamente? Recupero ai riposi?Cado
perchè non riesco a fare i passaggi
singoli? etc.Rispodere a queste domande
può essere utile per individuare
e capire dove indirizzare il proprio allenamento,
non inteso quindi solo come miglioramento
fisico.
Sardiniaclimb:
esiste un metodo di allenamento universale,
oppure questo deve essere
personalizzato e tagliato su misura?
Olivier
& Laurence: le grandi regole
dell’allenamento sono identiche per
tutti (progressività, alternanza
allenamento/riposi, variabilità…)
ma ciascuno deve adattare il suo allenamento
in funzione delle proprie qualità,
obiettivi, mezzi.
Jolly:
ci sono regole ed esercizi universali ma
è sopratttutto il dosaggio di quantità,
volume, intensità del carico di allenamento
che è diverso per tutti: un allenamento
che va bene per Cristian Brenna può
essere assolutamente deleterio per te e
ininfluente per Ramonet, Alla base di tutto
c’è il concetto di soglia,
cioè il picco massimo prima che arrivi
una discesa vertiginosa, e ognuno di noi
ha questa altezza differente dagli altri,
e l'allenamento migliore è quello
che ti permette di arrivare sull'orlo del
baratro, affacciarti, ma non fare un passo
di più.
IL metodo universale per migliorarsi comunque
cè: scalare tantissimo e outdoor
(tutti i top climber che conosco fanno praticamente
solo quello, e non si allenano o quasi a
secco).
Luca:
i principi su cui si basa la metodologia
dell' allenamento è universale e
comune a tutti gli sport.Nei rispetti di
questi principi le ricette sono tante e
diversificate.Tanto più ci si evolve
e tanto più l' allenamento viene
adattato alle proprie esigenze e alle proprie
risposte fisiche.
Sardiniaclimb:
basandosi sulle suddivisioni classiche della
forza che si fanno in
arrampicata, forza esplosiva, forza resistente
e continuità, come facciamo a
capire di quale abbiamo bisogno?
Olivier:
possiamo sapere se dobbiamo migliorare in
forza, resistenza o continuità analizzando
le cause di fallimento in una via. Ma attenzione!
Abbiamo troppo spesso la tendenza a spiegarci
la causa di insuccesso con una ragione solamente
fisica (mancanza di forza o resistenza)
quando questa può essere piuttosto
imputata a carenze tattiche o tecniche.
Jolly:
della tecnica, della forza mentale, e della
forza fisica ne hanno bisogno tutti. Quindi
è semplice: ne abbiamo bisogno. Nella
maggior parte dei casi chi crede di avere
poca resistenza o continuità in realtà
si acciaia perchè scala male o ha
paura di cadere, quindi, per capire se ne
abbiamo realmente bisogno dovremmo capire
quanto sprechiamo quando scaliamo e quanto
troppo stringiamo le prese e quanto poco
fluidi siamo.
Luca:
io sono tra quelli che ritengono che alla
base della massima prestazione ci sia la
forza. Svilupparla al massimo del proprio
potenziale a prescindere dalle predisposizioni
fisiche significa avere più margine
sui passaggi, riposarsi in situazioni sempre
più precarie e quindi creare tutti
i presupposti per avere anche una grande
resistenza e continuità. Quindi prima
di allenare in maniera specifica la resistenza
è fondamentale arrivare da un bel
periodo di forza.Solo così si è
sicuri di lavorare una resistenza di "qualità"
maggiore.
Sardiniaclimb:
dovrebbero essere allenate tutte e tre o
ne basta una in particolare?
Olivier:
se si tende alla polivalenza, noi pensiamo
che bisogna allenare le tre componenti:
la forza per i passaggi più difficili,
la resistenza per risolvere le sezioni dure
della via, la continuità per recuperare
tra queste sezioni.
Se ci si specializza, dobbiamo necessariamente
privilegiare una componente, ma senza dimenticarci
delle altre? Per esempio, un boulderista
ha bisogno della resistenza per i problemi
più lunghi e un po’ di continuità
per recuperare tra un tentativo e l’altro.
I falesisti hanno invece sempre bisogno
di forza e resistenza in misura maggiore
della continuità, in modo da non
essere sorpresi da un movimento o una sezione
più difficile di una via.
Jolly:
all'inizio della carriera bisogna allenarle
tutte, poi, nel caso, specializzarsi
Sardiniaclimb:
quanto è importante, per un climber
di livello medio-alto, avere un
“allenatore”?
Olivier
& Laurence: pensiamo che avere
un allenatore non sia una cosa fondamentale
e poi non è sempre possibile. La
cosa più importante è di porsi
delle buone domande e per questo è
interessante avere un compagno che ti conosce
bene e conosce bene l’arrampicata:
egli è in grado di darti uno sguardo
esterno.
Jolly:
al di là della bontà o meno
degli allenamenti forniti dall'allenatore,
il fatto di fidarsi ed affidarsi a qualcuno
ha un sicuro effetto positivo. Avere un
guru è utile anche se non ti parla
e non ti (apparentemente ) insegna.
Luca:
gli atleti in italia hanno imparato a fare
da soli non esistendo una grande cultura
in questo senso.Avere qualcuno che ti segue
sia in allenamento che in gara analizzando
le tue prestazioni e che ti propone di volta
in volta nuove soluzioni è indubbiamente
importante.Il massimo a livello motivazionale
è avere la possibilità di
allenarsi in gruppo coordinati da un preparatore.
Intervista di Maurizio Oviglia, dicembre
2004
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