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Con il termine “bouldering”
si intende la scalata sui massi, che
possono essere alti da 1 metro a 7/8
metri circa. L’arrampicata diventa
esasperazione della difficoltà ma
anche una fine ricerca del gesto tecnico
fine a se stesso. Per fare bouldering
non ci si lega, servono solo le scarpette
e la magnesite
(per non sudare alle mani), qualche
volta la pece
greca (colofonia, detta
“pof”), per asciugare gli appigli
umidi.
Il bouldering dona all’arrampicatore
un senso di libertà che nella normale
arrampicata su alte pareti e in falesia
viene un po’ attenuato dalla presenza
della corda, dell’imbragatura e dei
moschettoni.
Recentemente, per limitare i rischi
di pericolosi atterraggi in caso di
caduta, è stato inventato il “crash
pad”, una specie di
materasso portatile che l’arrampicatore
si porta sempre con sè, e posiziona
sotto il masso nei punti pericolosi.
E’ altresì consigliata l’assistenza
di un “paratore”,
ovvero un altro arrampicatore che
tiene le mani tese sulla schiena del
boulderista (senza toccarlo), assistendolo
e proteggendolo in caso di caduta.
Un
bravo boulderista è
colui che riesce a sprigionare tutta
la sua forza e potenza in pochi movimenti,
riuscendo così a dare il massimo.
Ma scalare non è solo forza, e in
questo caso l’arrampicatore deve essere
capace di sfruttare al meglio le minime
rugosità della roccia.
Una caratteristica che nel bouldering
è molto curata è il dinamismo.
In pratica si cerca di sfruttare fluidamente
la forza dei bloccaggi per raggiungere
appigli anche molto lontani.
In alcuni casi i passaggi possono
anche essere costituiti da un solo
movimento difficilissimo,
che diventa possibile solo quando
l’arrampicatore raggiunge la coscienza
dei complicati bilanciamenti necessari
e riesce a isolare mentalmente i muscoli
che compiono un determinato sforzo.
In questo il bouldering è una specie
di arte marziale!
Come si è detto, i passaggi sui massi
possono raggiungere anche un elevata
difficoltà, anzi si può dire che la
difficoltà è uno tra i fini del bouldering.
Il superamento di certi passaggi può
richiedere alcuni giorni, ma anche
anni di tentativi! Per questo nel
bouldering si usa una valutazione
della difficoltà un poco
differente da quella in uso nelle
falesie. In alcuni casi, come in America,
si usa proprio una scala diversa,
preceduta dalla lettera V.
Un passaggio molto difficile, a cui
viene assegnato un grado V molto alto,
retrocede automaticamente quando viene
ripetuto da più persone.
In Europa si utilizza la medesima
scala in uso nell’arrampicata (la
scala francese) ma essa è molto più
compressa.
La compressione
va da due scalini (un 6a boulder corrisponde
a un 6c falesia) a uno, nel caso delle
difficoltà massime. Per differenziare
questa scala, solitamente il grado
viene preceduto dalle lettere “fb”,
come Fontainebleau, la mecca della
scalata sui massi.
Proprio a Fointainebleau,
la foresta alle porte di Parigi, sembra
che nacquero i primi passaggi sui
massi, addirittura ai primi del ‘900.
La foresta contiene più di 10.000
blocchi, costituiti da una roccia
molto particolare e adatta al bouldering:
il grès.
Per i parigini la scalata sui massi
è sempre stata una realtà, tanto che
famosi alpinisti come Pierre
Allain, la utilizzavano
come allenamento alle salite sulle
Alpi.
Ma presto divenne una disciplina a
sé, cosicchè molti scalatori si specializzarono
in questo tipo di scalata, diventando
fortissimi.
E’ sorprendente vedere come nel bouldering
anche signori di età ragguardevole,
addirittura oltre i 60 anni, salgano
passaggi difficilissimi. E’ il segno
che è un’attività in cui, contrariamente
a cui potrebbe sembrare, non conta
solo il fisico, ma molto anche l’esperienza
e la padronanza del gesto.
Successivamente, negli anni ’50, l’americano
John Gill prese a scalare
i massi intorno a Boulder
(da qui il termine bouldering) e ne
fece una disciplina a sé. John fu
un precursore e tra l’altro inventò
l’arrampicata dinamica. Negli anni
’70 si distinsero ancora alcuni americani,
come il californiano John
Bachar, uno dei primi a
compiere specifici allenamenti sulla
forza.
Gli anni ’80 consacrarono il bouldering
anche in Europa
come una pratica d’elite. A raggiungere
le soglie dell’8a boulder furono i
francesi Jakie
Godoffe e
Jean Pierre Bouvier
(quest’ultimo specializzato in traversate)
e lo svizzero Fred
Nicole, sulla cresta dell’onda
ancora oggi e probabilmente il più
forte boulderista degli ultimi vent’anni.
Fred fu anche il primo a viaggiare
per il mondo alla ricerca di nuovi
santuari del bouldering. Così eccolo
sui più difficili passaggi nei luoghi
più remoti della terra, in Sud
Africa, nel Mali,
a Hueco Thanks
(USA), in Australia.
Gli ultimi anni hanno sancito un ritorno
di moda del bouldering, che ha goduto
così di una maggiore mediatizzazione.
Sono stati introdotte anche nuove
idee, come quella di partire seduti
per allungare le sequenze e valorizzare
massi alti anche solo 1 metro. Oltre
a Fred, i più difficili passaggi sono
stati segnati dall’autriaco Klem
Loskot e dall’americano
Chris Sharma.
Anche in Italia, dopo un blackout
di quasi 20 anni, si è ricominciato
a fare bouldering. I nostri migliori
arrampicatori in questa disciplina
sono il torinese Marzio
Nardi e l’ascolano
Mauro Calibani, che ha
scoperto e promosso Meschia,
la maggiore area boulder italiana.
Ma in tutta la penisola stanno nascendo
nuove aree e alcune zone, come la
Sardegna, si propongono come veri
paradisi del futuro.
Con la mediatizzazione qualcuno pensò
anche di trasportare questa disciplina
nelle palestre al coperto, su prese
artificiali, e così nascquero anche
le gare di bouldering.
Oggi anche nelle competizioni il bouldering
è diventata una cosa a sé e pertanto
separata dall’arrampicata tradizionale
con la corda.
E’ difficile che un arrampicatore
riesca ad essere al top nelle due
discipline contemporaneamente, un
po’ come nello sci alpino.
Anche le palestre artificiali delle
grandi città si sono adattate a questo
nuovo stile e oramai sono alte solo
pochi metri, dando la possibilità
si fare passaggi di boulder o circuiti
di molti movimenti in senso rotatorio.
Se si sbaglia si cade su soffici materassi.
Periodicamente queste palestre organizzano
dei raduni e delle gare amatoriali
che fungono come dei veri momenti
aggregativi per gli arrampicatori,
che viaggiano anche per centinaia
di chilometri per parteciparvi.
Di Maurizio Oviglia
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