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Che cos’è il bouldering?




arrampicata nella prima metà del 900 sui massi di Fontainebleau


John Gill, il pioniere del bouldering


il fortissimo Fred Nicole arrampica sui massi africani


un bell'esempio di "parata" a Fontainebleau


un movimento spettacolare in una
gara di bouldering

Con il termine “bouldering” si intende la scalata sui massi, che possono essere alti da 1 metro a 7/8 metri circa. L’arrampicata diventa esasperazione della difficoltà ma anche una fine ricerca del gesto tecnico fine a se stesso. Per fare bouldering non ci si lega, servono solo le scarpette e la magnesite (per non sudare alle mani), qualche volta la pece greca (colofonia, detta “pof”), per asciugare gli appigli umidi.
Il bouldering dona all’arrampicatore un senso di libertà che nella normale arrampicata su alte pareti e in falesia viene un po’ attenuato dalla presenza della corda, dell’imbragatura e dei moschettoni.
Recentemente, per limitare i rischi di pericolosi atterraggi in caso di caduta, è stato inventato il “crash pad”, una specie di materasso portatile che l’arrampicatore si porta sempre con sè, e posiziona sotto il masso nei punti pericolosi. E’ altresì consigliata l’assistenza di un “paratore”, ovvero un altro arrampicatore che tiene le mani tese sulla schiena del boulderista (senza toccarlo), assistendolo e proteggendolo in caso di caduta.

Un bravo boulderista è colui che riesce a sprigionare tutta la sua forza e potenza in pochi movimenti, riuscendo così a dare il massimo. Ma scalare non è solo forza, e in questo caso l’arrampicatore deve essere capace di sfruttare al meglio le minime rugosità della roccia. Una caratteristica che nel bouldering è molto curata è il dinamismo.
In pratica si cerca di sfruttare fluidamente la forza dei bloccaggi per raggiungere appigli anche molto lontani.
In alcuni casi i passaggi possono anche essere costituiti da un solo movimento difficilissimo, che diventa possibile solo quando l’arrampicatore raggiunge la coscienza dei complicati bilanciamenti necessari e riesce a isolare mentalmente i muscoli che compiono un determinato sforzo. In questo il bouldering è una specie di arte marziale!

Come si è detto, i passaggi sui massi possono raggiungere anche un elevata difficoltà, anzi si può dire che la difficoltà è uno tra i fini del bouldering.
Il superamento di certi passaggi può richiedere alcuni giorni, ma anche anni di tentativi! Per questo nel bouldering si usa una valutazione della difficoltà un poco differente da quella in uso nelle falesie. In alcuni casi, come in America, si usa proprio una scala diversa, preceduta dalla lettera V.
Un passaggio molto difficile, a cui viene assegnato un grado V molto alto, retrocede automaticamente quando viene ripetuto da più persone.
In Europa si utilizza la medesima scala in uso nell’arrampicata (la scala francese) ma essa è molto più compressa.
La compressione va da due scalini (un 6a boulder corrisponde a un 6c falesia) a uno, nel caso delle difficoltà massime. Per differenziare questa scala, solitamente il grado viene preceduto dalle lettere “fb”, come Fontainebleau, la mecca della scalata sui massi.

Proprio a Fointainebleau, la foresta alle porte di Parigi, sembra che nacquero i primi passaggi sui massi, addirittura ai primi del ‘900. La foresta contiene più di 10.000 blocchi, costituiti da una roccia molto particolare e adatta al bouldering: il grès.
Per i parigini la scalata sui massi è sempre stata una realtà, tanto che famosi alpinisti come Pierre Allain, la utilizzavano come allenamento alle salite sulle Alpi.
Ma presto divenne una disciplina a sé, cosicchè molti scalatori si specializzarono in questo tipo di scalata, diventando fortissimi.
E’ sorprendente vedere come nel bouldering anche signori di età ragguardevole, addirittura oltre i 60 anni, salgano passaggi difficilissimi. E’ il segno che è un’attività in cui, contrariamente a cui potrebbe sembrare, non conta solo il fisico, ma molto anche l’esperienza e la padronanza del gesto.
Successivamente, negli anni ’50, l’americano John Gill prese a scalare i massi intorno a Boulder (da qui il termine bouldering) e ne fece una disciplina a sé. John fu un precursore e tra l’altro inventò l’arrampicata dinamica. Negli anni ’70 si distinsero ancora alcuni americani, come il californiano John Bachar, uno dei primi a compiere specifici allenamenti sulla forza.
Gli anni ’80 consacrarono il bouldering anche in Europa come una pratica d’elite. A raggiungere le soglie dell’8a boulder furono i francesi Jakie Godoffe e Jean Pierre Bouvier (quest’ultimo specializzato in traversate) e lo svizzero Fred Nicole, sulla cresta dell’onda ancora oggi e probabilmente il più forte boulderista degli ultimi vent’anni. Fred fu anche il primo a viaggiare per il mondo alla ricerca di nuovi santuari del bouldering. Così eccolo sui più difficili passaggi nei luoghi più remoti della terra, in Sud Africa, nel Mali, a Hueco Thanks (USA), in Australia.
Gli ultimi anni hanno sancito un ritorno di moda del bouldering, che ha goduto così di una maggiore mediatizzazione. Sono stati introdotte anche nuove idee, come quella di partire seduti per allungare le sequenze e valorizzare massi alti anche solo 1 metro. Oltre a Fred, i più difficili passaggi sono stati segnati dall’autriaco Klem Loskot e dall’americano Chris Sharma. Anche in Italia, dopo un blackout di quasi 20 anni, si è ricominciato a fare bouldering. I nostri migliori arrampicatori in questa disciplina sono il torinese Marzio Nardi e l’ascolano Mauro Calibani, che ha scoperto e promosso Meschia, la maggiore area boulder italiana. Ma in tutta la penisola stanno nascendo nuove aree e alcune zone, come la Sardegna, si propongono come veri paradisi del futuro.

Con la mediatizzazione qualcuno pensò anche di trasportare questa disciplina nelle palestre al coperto, su prese artificiali, e così nascquero anche le gare di bouldering. Oggi anche nelle competizioni il bouldering è diventata una cosa a sé e pertanto separata dall’arrampicata tradizionale con la corda.
E’ difficile che un arrampicatore riesca ad essere al top nelle due discipline contemporaneamente, un po’ come nello sci alpino.
Anche le palestre artificiali delle grandi città si sono adattate a questo nuovo stile e oramai sono alte solo pochi metri, dando la possibilità si fare passaggi di boulder o circuiti di molti movimenti in senso rotatorio.
Se si sbaglia si cade su soffici materassi.
Periodicamente queste palestre organizzano dei raduni e delle gare amatoriali che fungono come dei veri momenti aggregativi per gli arrampicatori, che viaggiano anche per centinaia di chilometri per parteciparvi.

Di Maurizio Oviglia