E' sicuramente difficile conciliare maternità, lavoro e sport. Tanti rinunciano all’arrampicata quando le occupazioni quotidiane diventano così urgenti che sembrano sommergere completamente l’esistenza …
Tu come fai a unire la passione per lo sport alla dedizione per la famiglia e agli impegni professionali?

E’ un difficilissimo gioco ad incastri, più difficile da risolvere che il cubo di Rubik…ma la soluzione sta in una sola parola, che hai detto tu: passione. Il mio amore per l’arrampicata è cominciato quando avevo 14 anni, cioè ben prima di Maurizio…a 21 anni ho fatto la mia prima conoscenza con l’alta montagna in Svizzera, poi ho frequentato il corso del CAI e quindi è venuta l’arrampicata libera. Sicuramente ci sono dei periodi in cui per la famiglia o per il lavoro devo rallentare, o talvolta lasciar perdere addirittura, ma nella mia vita l’arrampicata è un qualcosa di talmente radicato e forte che cerco sempre di ritornarci, senza aver mai minimamente pensato di smettere! Per questo alterno delle fasi di forma smagliante a ricadute disastrose da cui faccio molta fatica a risollevarmi.


Sei anche un’appassionata lettrice... quale genere letterario frequenti di più?

Mi piacciono molto libri che descrivono la condizione femminile in diverse realtà, ma la mia prima passione è stata Simone de Beauvoir.


E c’è un libro speciale che vorresti aggiungere alla tua biblioteca?


Tanti, ma vorrei anche avere il tempo per leggerli. Ma leggo o arrampico? Dimmi tu che devo fare!

Viaggiare... cosa cerchi nei tuoi viaggi, o cosa speri di trovare?

Il contatto con la gente, con diverse culture, modi di pensare e di vivere. Mi piace raggiungere mete poco turisticizzate, dove riesci a ritrovare un po’ te stesso ed a staccare con la vita quotidiana, i ritmi frenetici tipici della nostra cultura occidentale. Sono appena tornata dal Marocco e l’esperienza più bella è stata a Taghia, in un piccolo villaggio di contadini berberi, dove sono riuscita a stabilire un contatto diretto con le persone, soprattutto con le donne del posto, nonostante le difficoltà linguistiche. L’ultimo gesto, prima di partire per il Marocco, è stato quello di chiudere il cellulare in un cassetto!


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