Trovi delle differenze tra il granito e il calcare per quanto riguarda questo genere di difficoltà?

Certamente questo tipo di vie, muro quasi verticale su cristalli, è molto raro da trovare su queste difficoltà. Richiede ottime scarpe rigide e buona tecnica, cioè il saperle usare. Sul granito c’è forse minore varietà di prese e quindi è limitata l’interpretazione personale del passaggio.
Qui in Sardegna non mi trovo molto a mio agio con il granito, ma in posti come la Valle dell’Orco, la Corsica o il Monte Bianco, ho avuto il piacere di mettere a segno qualche bella realizzazione. Già molti anni fa, nel 1988 a Chamonix, mi lanciai da prima su una placca di aderenza di 6c, chiodata a 5 m. Il risultato fu un volo clamoroso di parecchi metri, forse il più lungo della mia carriera… Poi con Maurizio ho fatto diverse vie in Monte Bianco difficili, insomma ho fatto un buon tirocinio!




Qual è la sensazione che provi quando riesci a concatenare una via dopo indubbi sacrifici e tentativi?

Piango e rido! A parte gli scherzi, molta soddisfazione, soprattutto nell’essere riuscita a migliorarmi nonostante l’avanzare dell’età e l’aggravarsi degli impegni e responsabilità, sia lavorative che famigliari.


Hai un metodo particolare per lavorare le vie più impegnative? Qual è il tuo approccio, la tua strategia segreta?

Con il mio tipo di vita risulta ridicolo parlare di metodo: l’aleatorietà non è solo nelle vie, ma nelle condizioni fisiche con cui arrivo al giorno X. Quando ho realizzato Manifesto sono scesa dalla macchina, dopo tutte quelle curve, che a stento mi reggevo in piedi. Il giorno prima avevo fatto la notte di guardia in ospedale e non avevo recuperato ancora…non osavo guardare in faccia Maurizio a cui avevo chiesto di accompagnarmi sino a Jerzu per l’ennesima volta. Come si può parlare di metodo? La mia strategia segreta è provare lo stesso, a dispetto di tutto questo, con grande motivazione e con una grande voglia di riuscire. Già ci sono tutte queste cose contro di te che non c’è bisogno di mettersi altre barriere, questa volta mentali.


Su "Il coyote" (7a+) a Ulassai (Foto Maurizio Oviglia)