AFTER EIGHT, la verticalissima via di 8a che hai liberato a Jerzu nel 2002… avresti un consiglio per gli aspiranti ripetitori? In cosa differisce LACRIME DI COCCODRILLO, l’ultimo 8a che hai ripetuto a Ulassai?

Proprio in questi giorni AfterEight è stata ripetuta due volte, prima da Francesca Chenal e poi da Matteo Gambaro, un fuoriclasse, che mi ha fatto molto piacere abbia confermato il grado che avevo dato. After Eight e Lacrime di Coccodrillo sono due vie tecniche ed aleatorie, non molto diverse, con piccole differenze l’una dall’altra. Sicuramente After Eight è più lunga e complessa, mentre Lacrime ha una sezione più intensa. Recentemente ho ripetuto anche Manifesto, che però, ad onor del vero, mi ha impegnato di meno delle precedenti. Penso che però le differenze che ho trovato possono essere legate alla congenialità, e che dunque rientrino nella normalità.


A luglio hai concatenato anche COTTON CLUB (7c+): avevi forse un conto in sospeso con la falesia di Punta Pilocca?

Avevo realizzato la via parecchi anni fa in top rope, ma la gravidanza mi impedì di realizzarla da prima. Per tutta una serie di circostanze, compresa la perdita della forma, non mi sono più sentita sufficientemente motivata per poterla realizzare, visto che avrebbe comportato un lungo cantiere, che con il mio lavoro non mi potevo permettere. Avevo realizzato, anche se solo da seconda, qualcosa di troppo al di sopra delle mie capacità di allora. Cotton Club è rimasta così un sogno nel cassetto di cui mi sono ricordata in questa stagione particolarmente favorevole. E così, perché non riaprire quel cassetto?


Dalle cronache risulta che ogni tanto cedi alla tentazione del granito... Puoi raccontarci della via  5.13 (7c+) al Sergent, in Valle dell'Orco?

Sempre la stessa storia: un posto bello e una bellissima via, la voglia di salirla. Non avrei pensato di potercela fare, ma è stato Maurizio a convincermi. La difficoltà assegnata da Maurizio, inizialmente 8a, mi incuteva un reverenziale timore, ma la parte chiave, un muro a 80 gradi su piccoli cristalli di quarzo, mi dava la possibilità di scegliere quello giusto per le mie dita. Ricordo che avevo quasi paura di respirare nei moschettonaggi, e tiravo su la corda molto lentamente per la paura di perdere l’equilibrio. La parte finale della via, di buone tacche distanziate, è stata per me un grosso problema, mentre ai ripetitori (che hanno svalutato la via a 7c+) è parsa più semplice che a me e a Maurizio. Sicuramente, rispetto a me, avevano dalla loro un curriculum schiacciante!

 


In arrampicata a Jerzu, (Foto Ralf Glaser)