|
Carlo, noto negli ambienti
cagliaritani come "explorer, soprannome
dovuto alla sua parentela e omonimia con
il noto alpinista esploratore, è un'entusiasta
climber dell'ultima generazione. Sopravvissuto
ad una brutta caduta a Cala Fighera, mentre
scalava senza corda, Carlo ha iniziato allora
un lento e inesorabile ritorno alla luce,
combattendo contro il parere dei medici
che lo avevano condannato ad una vita sedentaria.
Ho conosciuto Carlo in palestra, e confesso
che vederlo lì mi dava un po' di tristezza.
Ma nulla sapevo della sua vita e dei suoi
sogni di grandi spazi e grandi pareti, mi
era rimasta la curiosità. Avevo pensato
che, a causa del suo piede, non potesse
fare molto di più e, in fondo, avevo sbagliato
anch'io, come i suoi medici. Per questo,
quando mi hanno detto "Lo sai che oggi
Explorer è sul Giradili?" ho pensato
che in fondo questo ragazzo aveva dentro
della fibra forte, forse trasmessagli direttamente
da suo nonno, e che un giorno avrebbe fatto
grandi cose.

C'è una colonna
sonora delle tue arrampicate o un musicista
che ami particolarmente?
Jack Johnson, cantautore
americano, è uno dei miei preferiti, insieme
a Ben Harper e i Pear Jam……ma la musica
è troppo vasta e bella per poter fare una
scelta ristretta. Solitamente scelgo un
brano musicale in base al mio umore senza
preclusioni
Un film o un regista?
Sette
anni in Tibet, Lilo & Stich…..Fight
Club…
E uno scrittore
o un libro di arrampicata che ti ha colpito?
Un libro
che porto caro con me, sembrerà banale dirlo,
è "Il Rischio è Vita" di mio nonno
Carlo Mauri. Invece uno scrittore che stò
apprezzando molto in questo periodo è Sergio
Bambaren, non parla proprio di una scalata
fisica della "montagna" ma piuttosto
di una risalita continua e interiore per
essere felici nella vita. .
Quando hai conosciuto
la scalata?
In maniera diretta,
cioè fisica, nel 96 grazie a mio zio Paolo
Profeta che mi ha indicato un posto dove
fare un corso di base sull’arrampicata sportiva.

E qual’è stata
la scintilla?
Inizialmente curiosità,
poi eccitazione ed infine rilassamento e
appagamento dopo la prima salita
Esiste una
falesia/montagna dei tuoi sogni?
Il Cerro
Torre……..forse un giorno……
E la tua preferita
in Sardegna? Prova a spiegare il perchè...
Ruota del Tempo. Trovo
un indicibile equilibrio nei movimenti delle
sue vie che si trova in contrasto con la
mia normale natura che è quella di tirarci
tutto!
E quella invece
dove vai di solito?
Isili,
Domusnovas…
Sei mai andato
a scalare fuori dalla Sardegna?
Ho vissuto
due anni negli Stati Uniti e lì diciamo
che ho vagato in diverse falesie ma le più
rinomate sono Smith Rock in Oregon e El
Captain in California, solo i tiri alla
base precisiamo. Poi ho fatto qualche tiro
nella zona di Lecco, Nord Italia.
Quale posto
ti ha colpito di più?
Smith
Rock ha sicuramente colpito sia i miei occhi
che la mia adrenalina.
Un traguardo?
Sforzarmi
di più ogni volta che ne raggiungo uno
Un mito dell'arrampicata?
Dan Osmann,
un pazzo fuori di testa!
E in Sardegna c'è
qualcuno che ti ha particolarmente ispirato
e che ammiri?
Simone Sarti è sicuramente
uno di questi.
Come vedi
gli arrampicatori sardi?
Una gruppo
di amici che se la spassano un sacco senza
troppe pretese se non quelle di trovare
i propri limiti.
Che importanza
ha l'amicizia in arrampicata?
Aiuta a spronarsi
più facilmente nei momenti di difficoltà
ed è una spalla quando le cose non vanno
proprio come si vorrebbe.
Per te esiste ancora
"la cordata" o scali con chi capita?
Diciamo che ho alcune
persone con le quali mi sento più in sintonia
quando scalo, ma se sono voglioso di una
giornata su roccia cerco la prima persona
libera.
Che tipo di scalata
prediligi?
Le vie
lunghe sono la mia passione, ma per tempo
e condizioni fisiche non proprio ottimali,
la caviglia che ho rotto con un bel volo
tre anni fa, ho sempre dovuto dosare le
lunghe scampagnate.
Hai mai provato
vie che non abbiano protezioni fisse?
Mentre ero negli States
ho fatto anche più tiri in arrampicata tradizionale,
ma qui in Sardegna non mi sono ancora attrezzato.
Quanto è importante
per te sentirsi fisicamente in forma? E
se si, come tieni la forma fisica?
Sento
che il mio corpo potrebbe morire lentamente
se non facessi più qualche attività fisica,
cadrei sicuramente velocemente in depressione.
Faccio dell’allenamento aerobico con la
bici, per il fiato e per le gambe che molte
volte vengono sottovalutate per l’arrampicata,
poi mi dedico 4 giorni alla settimana a
ripetizioni su pannello, allenamento degli
avambracci e tronco e ovviamente cerco di
passare su roccia almeno due giorni alla
settimana.
Se
smettessi di scalare faresti?
Mi ridarei alla barca
a vela.
Che
cosa ami di più della Sardegna?
La sua unicità come
luoghi e come cultura.
E
cosa detesti?
Quelle
persone con una mentalità ottusa che non
sanno apprezzare quello che le circonda
e fanno danni all’ambiente e all’immagine
dell’isola
Ciò
ti fa piacere o ti disturba?
Mi
disturba alquanto!
Secondo
te, vivere e scalare altrove, aggiungerebbe
qualcosa?
Si, ogni luogo ogni scalata ti insegna qualcosa
di nuovo, ma tornerei sempre alla mia Sardegna.
Ti
piace la concezione attuale della scalata?
Si,
grazie a questa si uniscono, attività fisica,
giornate all’aperto, serate al lume di fuocherello
e qualche birretta, e divertirsi insieme
anche se non si è bravi a scalare tutti
allo stesso modo.
Se
ti va, prova a dire cosa rappresenta per
te il grado, nella scalata che abitualmente
pratichi.
Il
grado rappresenta il mio limite, dato da
un numerino e una letterina, da superare
e superare ogni volta, senza stancarsi mai
e imparando ogni volta dagli errori commessi.
Cosa
ne pensi del bouldering?
Trovo
che sia il più bel gioco che ho mai fatto
con madre terra.
E le
gare?
Mi
danno molta eccitazione e adrenalina che
devo imparare a controllare, imparare a
controllarmi anche mentre vengo guardato
e giudicato da altri facendo in modo che
questi spariscano lasciandomi alla mia concentrazione.
E’ anche un bellissimo gioco da fare con
persone molto più brave di te che possono
solo insegnarti qualcosa di nuovo.
Come
vedi la Sardegna del futuro, sotto il profilo
scalata?
Spero
ci sia sempre più gente che scala, gente
che apprezza, rispetta l’ambiente e lo scalatore
che ha affianco.
Ma in fondo
cos'è per te arrampicare?
Azzerare tutto
ciò che mi frulla nella testolina e abbandonarmi
al piacere che provo anche solo per un pezzo
di pane dopo una giornata di scalata senza
più pretese, come se nell’eccitazione che
ho provato abbia trovato tutto quello di
cui avevo bisogno per essere felice.
|