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ENZO LECIS

Enzo non ha bisogno di presentazioni, è il mito dell’arrampicata sarda. Nella sua vita di climber ha fatto tutto: ha attrezzato almeno un centinaio di vie, dall’alto, dal basso,in orizzontale, in diagonale e perfino raggiungendole a nuoto…insomma ha scalato ed è caduto in ogni maniera possibile, si è lanciato da grottoni alti 100 m, è addirittura precipitato nelle Gole del Verdon riuscendo a salvarsi all’ultimo momento aggrappandosi ad una corda...che dire, di tutto di più! Certo, avendo fatto “tutto”, ha anche massacrato vie classiche a colpi di spit (come ricorderanno alcuni suoi “nemici”, come amano autodefinirsi), scavato vie dove non era necessario e altri orrori assortiti, ma Enzo ci ha regalato anche, con infinita generosità, decine di chilometri verticali per la gioia di tutti. E non è poco, in un panorama verticale di climber che pensano solo a se stessi e ai loro risultati. Una persona no va forse apprezzata nella sua globalità senza valutare solo i suoi errori? Capita anche di sbagliare, nella foga di fare …ma è oltremodo odioso essere giudicati, come nella corte marziale, da chi si sente sempre nel giusto e nella ragione, giudice dell’operato altrui… Enzo il pagliaccio, il goliardico, l’esibizionista, il bestemmiatore blasfemo, il drogato, l’ubriaco e l’innamorato pazzo di mille donne lo conoscete tutti, per cui non starò a raccontarvelo…basterà, se ancora non lo conoscete, che andiate a trovarlo al Rifugio Gorroppu a Dorgali e vi divertirete a scoprirlo nelle interminabili feste after hour, insieme ai suoi degni compari Johnny e Tossina… Quello che nessuno invece ricorda è che Enzo è in primo luogo un arrampicatore con una passione e una resistenza smisurata (che lo hanno portato a risultati eccellenti) e che non c’è angolo di Sardegna dove lui non abbia messo il naso e lasciato il suo zampino, ogni volta rincorrendo un suo sogno. E tutto questo dura ormai da 15 anni…scusate se è poco!
Enzo LEcis
Un disco?
La colonna sonora del film “Trainspotting”.

Un film?
Garage Olimpo

E uno scrittore?
Pino Cacucci.

Quando hai conosciuto la scalata?
Nel 1985, in spiaggia a Palau.

E qual’è stata la scintilla?
Pura e semplice avventura.

Esiste una falesia dei tuoi sogni?
In questo momento è “Kalimnos” , o “Cuba”…

E quella invece dove vai di solito?
Codula Fuili.

Un traguardo?
Una nuova via a Gorropu, si chiama già “Come te nessuno mai” E’ dedicata a Lamentu.

Un mito dell’arrampicata?
Madagascar “Tsaranoro” e “Vazahni ytap ytapy” di Tony Arbones (che in questo istante e qui davanti a me al rifugio).

Che importanza ha l’amicizia in arrampicata?
E’ come i vecchi spit, fondamentali, ma purtroppo soggetti a strane ruggini; magari ho la pretesa di essere io inossidabile, ma purtroppo anche questo è soggettivo.

Ti senti di rischiare più che nella vita di tutti i giorni ?
Magari io faccio tante altre cose rischiose, ma realmente e abbastanza spesso ho davvero provato cosa significhi non esistere e scomparire.

Quanto è importante per te sentirsi fisicamente in forma?
E’ importante almeno quanto far sesso estremo e drogarsi.

Se smettessi di scalare faresti…
Quest’anno ho scoperto lo snowboard e che dire… estate in Nuova Zelanda e inverno in Canada, le mezze stagioni chiaramente le nevi colombiane… a proposito, conoscete le colombiane ?

Che cosa ami di più della Sardegna?
Riesce sempre a stupirmi con donne bellissime.

E cosa detesti?
La Costa Smeralda.

Vorresti vivere e scalare altrove?
Si, in Brasile.

Secondo te gli arrampicatori sardi sono?
Un pò conformisti e troppo “moderni”.

Ti piace la concezione attuale della scalata?
Come tutte la forme d’arte, ha una superficie e un contenuto , ognuno vede un riflesso della propria interiorità, penso che ci sia abbastanza spazio per una ricerca personale fuori da schemi troppo precostituiti .

E le gare?
Divertenti ma troppo spesso visitate da troppa gente triste…

Ma in fondo cos’è per te arrampicare?
Ci devo pensare… (Enzo ci sta pensndo oramai da 20 giorni, e noi nel frattempo pubblichiamo! Ndr)