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MATTEO CARA

Matteo è un giovanissimo arrampicatore nuorese entrato nella ristrettissima cerchia dei top climber isolani in brevissimo tempo, bruciando le tappe a tempo di record sulle sue care rocce di Cala Fuili. Matteo fa indubbiamente parte della nuova generazione, quella forgiatasi nelle sale boulder e sul pannello, ma non è per nulla un climber cittadino. E’ invece un ragazzo sensibile, con lo sguardo e il cuore sempre perso nel “suo” Supramonte, anche quando cammina per le strade di Genova, città dove vive il suo esilio di studente. Ma Matteo è anche artista, musicista e critico musicale, cosa che gli permette certo di cogliere meglio di molti di noi quante infinite siano le variabili e le sfumature dell’animo umano e altrettante i modi per esprimerle…
Matteo Cara
Un disco?
Se dovessi sciegliere un disco in particolare farei sicuramente un torto a tutti quelli che lascio da parte...ora come ora direi "Up for it" di Keith Jarrett, ma solo perchè è l'ultimo che ho comprato e perchè a quel concerto c'ero anch'io; sicuramente però i dischi che non smetteranno mai di girare nel mio lettore sono tantissimi!

Un film?
E perchè non un quadro? Per il cinema "L'uomo che non c'era" dei fratelli Cohen. E pure qui è una selezione sofferta.

E uno scrittore?
Tolkien è stato quello che mi ha colpito di più quando lessi le sue opere per la prima volta, ero solo un bambino. Ma il libro che più mi resterà impresso è "Il giorno del giudizio" di Satta.

Quando hai conosciuto la scalata?
Forse zompando da un masso all'altro quand'ero bambino al monte Ortobene...invece la prima volta mi portò mio zio Antonello sulle placche della "Poltrona", avevo 12 anni e fu un modo per passare una domenica diversa. Ma cominciai cinque anni dopo quando smisi col basket e siccome non sapevo cosa fare mi ricordai di quella domenica "diversa"...ne sono seguite tante, dopo.

E qual’è stata la scintilla?
Credere stupidamente che il passaggio che mi aveva respinto la prima volta poteva riuscirmi la volta dopo. Fino al 6b è andato tutto bene...

Esiste una falesia dei tuoi sogni?
Certo, ma mi piace pensare che ne esista più d'una che ancora non conosco.

E quella invece dove vai di solito?
Gli strapiombi di Cala Fuili, una macchina da bastonate incredibile.

Un traguardo?
Mi piacerebbe non smettere mai di averne uno; per me il rischio più grande che possa correre è accontentarmi di quello che ho guadagnato.

Un mito dell’arrampicata?
Sono stato sempre molto affascinato da alcuni alpinisti con un'etica ferrea e intransigente, Preuss e Buhl ad esempio. Ma quelli che davvero sono i miei idoli sono le persone con cui arrampico e che veramente riescono a trasmettermi un grande entusiasmo.

Che importanza ha l’amicizia in arrampicata?
Non riesco assolutamente ad arrampicare con persone con cui non mi trovo bene, e per questo credo che senza amici veri per me scalare sarebbe impossibile. Inoltre il fatto di essere cresciuto per degli anni a fianco a delle persone stupende e con cui arrampicare è solo un aspetto di condividere la vita mi motiva moltissimo, così ogni volta che raggiungo la catena di una via su cui ho sofferto e battagliato penso che molto del merito sia loro, è un lavoro di gruppo.

Ti senti di rischiare più che nella vita di tutti i giorni ?
Solo di scoprire quali sono i miei limiti, e questo è davvero un bel rischio!

Quanto è importante per te sentirsi fisicamente in forma?
Per me l'arrampicata è importante, quindi scalare dando il massimo è fondamentale per vivere al meglio questa passione.

Se smettessi di scalare faresti…
Finalmente suonerei il piano senza sentirmi le dita legnose!

Che cosa ami di più della Sardegna?
Il fatto di essere un'isola, e perciò di conservare intatti certi valori che le sono peculiari. Ma naturalmente questo non sarebbe tutto senza i territori selvaggi e sconfinati del Supramonte, il silenzio e la leale sincerità che fanno indissolubilmente parte della mia terra.

E cosa detesti?
Il fatto di essere un'isola, e perciò pigra e indolente a nuovi stimoli, per non parlare del modo in cui stiamo rovinando la nostra patria e ditruggendo pezzo per pezzo l'identità di sardi che ci portiamo appresso da secoli, e non parlo certamente solo del territorio.

Vorresti vivere e scalare altrove?
Purtroppo per la maggior parte dell'anno l'Università mi costringe a farlo, e in quel periodo vorrei solo essere in Sardegna. Certo arrampicare altrove mi da la possibilità di conoscere altre mentalità e modi di vivere questa passione, però per quanto riguarda le falesie e relativo contesto...

Secondo te gli arrampicatori sardi sono?
Pochi, grazie a Dio

Ti piace la concezione attuale della scalata?
Mi piace molto il fatto che ognuno possa trovare un "suo" terreno d'avventura a seconda dei propri gusti, dal boulder all'alta montagna. Detesto però che si spacci la propria visione della scalata come la migliore, denigrando le opinioni e le imprese altrui.

E le gare?
Sono l'unico modo per chi vuole davvero misurarsi con gli altri, ma personalmente non mi sento molto stimolato a parteciparvi...mi sa che scoprirei che gli altri si tengono tutti di più!

Ma in fondo cos’è per te arrampicare?
Quando lo scopro mi fai un'altra intervista!