Climbing Areas
METEO
SC STAFF
SardiniaPoint
Case vacanze
 


(1992)

Troppi galli nel pollaio!

di Maurizio Oviglia Pubblicato su Punto Rosso 1992

Sono un'arrampicatore ormai veterano, ho toccato roccia per la prima volta 12 anni fa e iniziando dal terzo grado con gli scarponi. Ho progredito lentamente (non come si fa oggi), sono passato attraverso il quarto il quinto e il sesto grado, i nut, i friend, l'A4 e le solitarie integrali. Oggi posso dire di aver salito più di un duemila vie e ho saggiato di recente il livello 8, pur non essendo un professionista. Arrampico in ogni minuto del mio tempo libero e su ogni tipo di roccia, la mia grande passione è attrezzare vie, ne ho aperte quasi 350! Eppure, dall'alto della mia esperienza ho ancora delle pecche... Ebbene sì, un piccolo problemino c'è...e mi vergogno un po' a dirlo! E' che quando sono in visita ad una nuova falesia, sempre più spesso mi capita...sigh... di cadere sul 6a! Eppure, forse troppo prematuramente, già nel 1982 mi ritenevo capace di salire su...quasi tutte le vie di questo grado! Cosa mi è successo? Per fortuna che quando ricomincio dal 7a in su va tutto meglio... Ciò di cui sto parlando non è un'invenzione della mia penna ma introduce ad un problema reale delle nostre falesie: la valutazione delle vie, o meglio la cattiva valutazione di alcune di esse. Eterna controversia e argomento di dibattito un po' di tutti, chissà perchè, sulle pagine delle riviste non se ne parla mai!!! Puzza fin troppo di paura di essere derisi da tutti, denunciando ciò che ormai è fin troppo evidente! La gradazione di una via, è bene ripeterlo ancora una volta, è uno strumento di valutazione soggettivo utile soprattutto a quanti provano l'itinerario per la prima volta e desiderano sapere se è o no alla loro portata, nonchè a quanti vogliano tentare performances sulla base di essa. Purtroppo il grado è invece oggetto di affermazione e base per inutili classifiche tra gli arrampicatori, quando non strumento di repressione verso i principianti e i forestieri. Col tempo e con le incazzature ho potuto felicemente constatare che non ero solo io la vittima dell'epidemia dei 6a! Il problema allora non era solo mio, ma riguarda tutti! Nelle nostre falesie ci sono troppi errori di valutazione e ciò genera una confusione enorme in chi inizia. In particolare i gradi 6 sono sempre più compressi rispetto al 7, tanto che , paradossalmente, si trova sempre meno differenza tra certi 6a e i 7a, che figurano magari a due metri di distanza. Se questo fosse il frutto del cambiamento dei tempi, dell'avvento di un'elite di massa, la cosa potrebbe anche passare, nonostante l'annullamento in un momento di anni di sforzi di quanti si sono adoperati per avere una scala aperta verso l'alto... Inaccettabile è invece il fatto che questa continua svalutazione su questi gradi viene operata da una ristretta èlite di arrampicatori, con l'evidente paura di vedere proliferare la schiera di potenziali concorrenti. Ciò non è altro che il risultato del provincialismo italiano nell'arrampicata, di cui, ancora una volta dobbiano tristemente prendere atto. Avete mai provato i 6a del Verdon, di Ceuse, del Brianconnais? Sono forse uguali a quelli delle nostre falesie? La verità è che tra le notre rocce ci sono ancora troppi galli di pollaio che si trincerano dietro frasi del tipo: "Ma è un passaggetto e basta" oppure "ma non c'è continuità". Forse una via di 6a ha mai avuto una continuità (necessariamente voglio dire) o passaggi degni dei blocchi di Fointainbleu? E forse è lecito che questi signori solo perchè non fanno fatica sul 6c e sul 6b si sentano in dovere di retrocedere queste vie al grado di 6a? Ma chi le deve valutare le nostre vie? Le dita di Godoffe, i bicipiti di Berhault o gli avambracci di Moffatt? Nessuno tra questi, io credo, basterebbe un po' di senso critico in più accantonando i secondi fini... Valutare correttamente una via non è poi così difficile e anche se si può sempre sbagliare non ci si può allontanare molto dalla verità se lo si fa onestamente. A valutare si impara con l'esperienza e non sulla tavola delle trazioni. Occorre anche essere al corrente delle tendenze attuali e non incorrere in facili svalutazioni solo perchè in un dato momento va per la maggiore un certo tipo di arrampicata. Eppoi tenere presente anche altri modi di arrampicare (vedi la tecnica ad incastro) e pensare che la valutazione serve soprattutto a chi si accince a salire una via a vista, non a chi l'ha provata cento volte e ne conosce tutti i trucchi. Valutando una via lavorata si dovrà necessariamente tenere conto del tempo impiegato per realizzarla. In poche parole, cerchiamo di usare questo strumento che è il grado solo per quello che esso serve e non per generare confusioni e falsi miti... Per concludere vorrei citare quanto disse Sandro Neri proprio su Punto Rosso di qualche mese fa: "Ieri chi svalutava era il più forte, oggi è soltanto un cretino".