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(1998)

SUPRAMONTE, TERRA DI CONTRASTI

di Maurizio Oviglia pubblicato da Alp n. 156, 1998

La Sardegna più selvaggia, quella delle alte scogliere di calcare e delle còdule semi-inesplorate, la incontri qui, nel Supramonte compreso tra i comuni di Dorgali e di Baunei. Accantonando i superlativi da depliant, buoni per quanti osservano e descrivono questa terra dalla barca e ne hanno calcato in realtà solo pochi metri di spiaggia, si potrebbe provare a definire questo territorio più sinteticamente: una quarantina di chilometri di costa, nessuna strada agevolmente percorribile, qualche traccia di sentiero malsegnato che molti chiamano "Selvaggio Blu" (meglio conosciuto come il "trekking più difficile d'Italia"), e chilometri di falesie ancora tutte da esplorare. Quante altre zone d'Europa possono vantare questa presentazione? Ma in vent'anni di arrampicata e escursionismo, qualche cosa si sarà pur fatto! Per molti escursionisti ed arrampicatori, infatti, il Supramonte non è poi così sconosciuto! Prendiamo ad esempio l'Aguglia, o Cala Luna... non passa mese che non sia su qualche rivista! _ vero, oggi l'Aguglia di Goloritzè, simbolo dell'arrampicata in Sardegna, la conoscono tutti. Chiunque sa che su quel meraviglioso dito di calcare si può salire praticamente da ogni versante: ormai non c'è giorno d'estate che non vi sia la processione! Ma al di là dell'Aguglia, e della non distante spiaggia di Cala Luna, forse nessun arrampicatore può dire di conoscere veramente bene la restante porzione (quasi tutta) del Supramonte di Baunei! Per esempio le grandi pareti di Birìola, nei pressi di Cala Sisìne: solo di recente sono state salite per la prima volta e in stile tradizionale, e ciò ha dell'incredibile se si pensa che si tratta di pareti alte sino a 500 metri! Probabilmente, in Europa, non esistono altre pareti di queste dimensioni ancora vergini. Anche poco più a sud di Capo Monte Santo (che è praticamente inesplorato) è in atto una sistematica valorizzazione delle scogliere in chiave moderna: i più informati sanno infatti che su quelle alte pareti che scendono da Monte Ginnirco e Punta Giradili qualcuno ha aperto delle moderne vie a spit. Difficile scorgere gli arrampicatori passando in barca, anche perchè, oltre alla distanza, la frequentazione del posto è ancora molto bassa... Sono in molti ad aver visto queste falesie dal mare, ma pochi hanno avuto la fortuna di arrampicarci. Che bella determinazione dovevano avere avuto i pionieri per attaccarle senza alcun timore, lungo linee tutt'altro che deboli! E chissà che bella sfida, anche per grandi alpinisti come Alessandro Gogna e Marco Bernardi, riuscire a vincere una grande parete per la prima volta lungo la sua via più estetica e difficile! Ho un amico che di tanto in tanto mi telefona e mi chiede "Che c'è di nuovo sull'altopiano?" _ forse una delle poche persone a cui interessano le novità in questo angolo di Sardegna, trattandosi perlopiù di arrampicate assai "poco" sportive... In realtà "sull'altopiano di Baunei" le cose si evolvono assai lentamente, tanto che per me e i pochi amici che mi accompagnano ad aprire non è cambiato molto rispetto a 15 anni fa. Oggi, come allora, si è soli in un ambiente estremamente affascinante. Anche oggi, come le prime volte, proviamo le stesse paure ad avventurarci in questi luoghi. Ma non sono le paure comuni a tutti gli arrampicatori! No, non ci impressiona l'altezza, affacciarsi all'orlo della parete che cade per più di 400 metri. E nemmeno ci spaventa la roccia, così verticale e traumatizzante per i nostri polpastrelli! A queste sensazioni siamo abituati ormai da anni, tanto che le doppie nel vuoto sono ormai routine e lontana appare ormai l'emozione della prima calata su Luna Bong in Verdon! Le nostre paure sono altre e legate al carattere di questa terra... Una volta scrissi, a questo proposito, che queste pareti sono un po' il Verdon degli italiani. Oggi, a pensarci bene, credo che ciò non sia esatto. Le pareti di Ginnircu, Giradili, Argennas, non sono e non saranno mai come il Verdon... L'anima della Provenza è tenera e l'aria è mite. I colori della lavanda, del grano e dei prati sono tenui, nonostante le tele di Van Gogh e di Cèzanne. Ogni cosa invita alla rilassatezza e allo svago: arrampicare, camminare, pedalare sembra la cosa più normale del mondo! Del resto intorno a te lo fanno tutti... Il Supramonte invece è terra ostile e di contrasti, del maestrale che piega gli alberi in inverno e del sole che arroventa il calcare in estate. Camminando tra i campi solcati e nella macchia ti senti in qualche modo fuori posto e provi disagio, paura. Ad ogni passo senti gli occhi dei pastori su di te, che non sei un turista ma solo uno "strangios" (straniero) in un luogo che non è e non sarà mai il tuo. Passano gli anni e la Sardegna cambia ma le giornate su queste pareti continuano ad essere sempre le stesse. Si arrampica e si fatica per ore accarezzati dalla brezza ascensionale, ci si perde a guardare l'orizzonte cercando un debole segno di presenza umana nelle barche che passano. Poi, riguadagnato l'orlo alle ultime luci, si cerca di raggiungere al più presto l'auto lasciata da qualche parte in questo oceano di calcare. La sera scende anche su questo angolo di mondo, così lontano dalla civiltà e dall'amichevole luce delle case che da qui non possiamo vedere. E incespicando nelle pietre di un improbabile sentiero ci fa trasalire il grugnito dei maiali nascosti nella macchia, finchè, finalmente, appare la sagoma scura dell'auto, lasciata nei pressi di un ovile. La luce e lo sbattere delle portiere provoca l'abbaiare dei cani, mentre lontano pare di udire i belati di un agnello che si è perso. Ci sarà il pastore? Ci avrà sentito? Vorremmo vederlo e dirgli chi siamo, che cosa siamo venuti a fare, e scorgere in lui un qualche segno di approvazione. Ma intorno a noi torna il silenzio... Sappiamo che se anche non c'è domani mattina alle quattro sarà qui, a mungere le sue capre, che sa riconoscere ad una ad una anche nel buio più completo. Lui sì che si sente a proprio agio quassù! Invece noi anche quest'oggi fuggiamo via silenziosi, nella convinzione di non aver incontrato nessuno. I fari illuminano nella notte la stretta strada sterrata e parliamo a voce alta della meravigliosa via appena tracciata: ci sentiamo per questo un poco padroni di questo spazio, che in realtà non riusciamo e non riusciremo mai a dominare... Maurizio Oviglia