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(1998)

la libera ad ogni costo... INCONTRO CON ROLANDO LARCHER di Maurizio Oviglia Pubblicato sulla Rivista della Montagna n. 217, Ottobre 1998

Un'intervista difficile Maledizione, il cellulare suona sempre quando stai arrampicando e poi non lo trovi mai...in quale tasca l'avrò messo? Ma lui, ben addestrato, continua a suonare finché riesco ansimante a schiacciare il pulsantino verde sporcandolo inevitabilmente di magnesite... "Pronto? Ah sei tu Oscar...come?...se stavo arrampicando...no, no, sono qui al lavoro..." Ma Oscar non ci casca e viene subito al sodo: "Senti, ma perché non fai un'intervista a Rolando Larcher...è anche lì da te, in Sardegna... ehi, ma mi senti... ci sei ancora? Questi diavolo di cellulari!" In realtà mi stavo prendendo una pausa di riflessione approfittando della rete GSM che qua sotto le falesie prende quasi niente... "Chi, io...intervistare Larcher... e cosa gli chiedo?". "Ma se è un chiodatore come te - incalza Oscar - come fai a non sapere cosa chiedergli?" Rolando Larcher, aspetta che mi viene in mente qualcosa... Venne in Sardegna nell'89 e aprì Raoni, la via più dura dell'isola, un'8b che resistette per diversi anni alle ripetizioni e...alle svalutazioni. Poi non l'ho più sentito nominare...anzi sì, lessi che liberò una via di 8c che un top climber voleva svalutare senza averla ripetuta. E Rolando, giustamente, si arrabbiò... Dev'essere un tipo polemico! "Ma se è buono come il pane!" - ribatte Oscar. "E poi ancora mi ricordo del primo 8a in Marmolada. Fu lui il primo a farlo, su una via aperta dal basso con trapano e spit. Ricordo che pensai: "ma perché c...aspita questi dolomitisti non scrivono il grado obbligatorio? Fanno grandi cose e poi nessuno gliele riconosce, perché pensano che barino e salgano in artificiale!" Gli scatti del telefoninosi accumulano e io tentenno... "Allora, dice Oscar, non vuoi proprio conoscere Rolando?". "Gli piace il gelato?, chiedo io... "Sta attento che non ti mangi anche una mano, è più o meno come Bud Spencer!" risponde Oscar. "E allora vada per il Rolandone, si va a Cala Gonone...almeno in gelateria..." Rolando è gentile e forse veramente buono come si dice, una moglie carina e simpatica, una furgone da climber pieno di corde, trapani, spit e roba varia da campeggio per passare settimane senza meta fissa, occhiali a specchio che accentuano l'idea di sportivo tout-terrain con un fisico, però, tutt'altro che da climber francese. Dopo due parole sulle pareti della Sardegna e un caffè al bar, visto che io non mi decido a fargli l'intervista, ci si avvia ad una delle tante falesie della Cala... Ma come si fa a mettersi ad un tavolo a fargli domande? Che cosa mangi, e come ti alleni, e che grado fai...che palle... Al diavolo le interviste, non mi sono mai piaciute! E poi si sono trovati il giornalista sbagliato. Un tranquillo week-end Dove si va? "In una falesia facile, perché non voglio stancarmi per domani..." dice Rolando. "Perché, cosa devi fare?" chiedo incuriosito - "Ho iniziato ad aprire una via su una parete dentro Gorroppu e vorrei continuarla...". Eccolo lì che mi ha soffiato il progetto, lo sapevo che non era così buono come diceva Oscar... Ma se si tratta di quella parete che sto pensando, chi se non lui la può tentare? La curiosità mi attanaglia... "Conosci Beat Kammerlander (il mio idolo)?" Oso chiedergli, a bruciapelo. "Si dice che passi l'8a+ obbligatorio in prima salita..." Una smorfia del Rolando mi dice che forse ho cominciato male e sbagliato tasto, vabbè... riproverò più tardi. E' strano vedere i miti possano sgretolarsi nella tua testa in un istante! Intanto siamo arrivati a Cala Fuili, il luogo del misfatto. Qui Rolando aprì Raoni, il primo 8b della Sardegna, ormai 9 anni fa. "Ma ci sono ancora le mie piastrine?" - "Eh si, cosa vuoi, strapiomba talmente che dev'essere difficile cambiarle..." ironizzo io. Intanto però Raoni è diventata famosa da quando è finita su un poster della Salewa, con Marietta Uhden che compie la prima femminile (e si occupa anche di degradarla). Già, a Rolando non sono mai piaciuti i tedeschi... Vengono, invadono Arco, ungono le falesie e non lasciano più spazio ai locals.. Già...ma le tedesche come Marietta? Passiamo sotto Raoni, per oggi andremo al settore più su, quello che Rolando chiama...del "Brunello" ovvero di Bruno Pederiva, che l'ha chiodato. Anche "Rolly", come Bruno, può essere considerato uno dei capi storici dell'arrampicata sportiva italiana. Sì, c'era Mariacher, Manolo, Bassi ma c'era anche lui, uno dei primi a salire sull'otto in Trentino. Qualche foto qua e là non è bastata però a fare di lui un mito, o per lo meno ad intaccare quello dei compagni. La falesia del Brunello gli piace e Rolando scala con moderazione per non stancarsi. Il che vuol dire che si concede il 7b+ a vista. Lo spazio per qualche fotografia e poi si finisce nuovamente a parlare, perché si vede che stanca meno che arrampicare. "A me piace andare in libera" dice Rolando "...la libera come prima cosa, ad ogni costo. Se non passo su una via sto quasi male, devo tornare per farla rotpunkt. Anche se il tiro che mi manca è a 2800 metri e a 500 metri da terra! E poi mi piace aprire i miei itinerari dal basso, con il trapano e gli spit. Ho un passato da alpinista e adesso mi piace fare questo, perchè mi stimola molto mettere a frutto il livello che possiedo aprendo su una grande parete. Anche se adesso uso gli spit sulle mie vie la libera è sempre obbligata, non come pensa qualcuno..." "In che senso?" - "Qualche maligno pensa che io chiodi dall'alto, siccome salgo in libera in posti dove fino a poco fa (e ancora adesso) si saliva con staffe e chiodi a pressione. Sono arrivati anche a schiodarmi completamente le mie ultime vie! E invece sono degli ignoranti, perché non sanno che alla base del mio 7b+ obbligatorio ci sono 15 anni di allenamenti e di esperienza in apertura..." Già, concordo io, chiodare lungo sul VI non è al giorno d'oggi un gran passo avanti. Lo faceva già Vinatzer senza chiodi!" - "Si, ma c'è di più..." si accalora subito Rolando "...oggi chiodatori come me o Roberto (Vigiani, nda) riescono a spittare dal basso un tiro di 8a di 35 metri con circa 8 spit. Questo è in Italia un grandissimo risultato, ma nessuno lo capisce! Solo per il fatto che noi usiamo gli spit, mettono le nostre vie sullo stesso piano di quelle di tanti altri, che magari hanno come difficoltà massima VI e A2! Il colmo è però che sovente anche loro usano gli spit...ma non per proteggere la libera, ma per salire dove non riescono!". "Ma ci sarà pure qualcuno che pur non usando spit fa delle cose veramente difficili..." provoco io. "Certo", risponde soppesando le parole Rolando e muovendosi come in un campo minato "però oggi è difficile capire il valore di queste realizzazioni. Ci sono personaggi come Mittersteiner, Hainz ed altri che fanno delle cose veramente estreme, al limite della follia. Ce ne sono altri che, è risaputo da tutti, utilizzano spesso l'artifi danno la salita in placca. Tralasciando le polemiche però, mi preme dire che a noi piace la roccia sicura, le alte difficoltà e una chiodatura che non comporti il rischio della vita. E seguendo questi presupposti in Dolomiti puoi arrampicare nel Brenta, in Marmolada, nelle Pale o al Colodri. E devi usare gli spit...". Rolando pare ormai un fiume in piena e la moglie Letizia si limita ad annuire e reclamare ogni tanto la sicura su un tiro di 6c... "Io riesco ad aprire solo 4 o 5 vie lunghe all'anno, perché è una faticaccia e uno stress pauroso... Non riesco a capire chi sforna vie come cornetti, di un livello magari sotto alle sue potenzialità, io dò sempre il massimo di me stesso e non regalo niente a nessuno. Mi dico: Rolando, se sei arrivato in libera fino qua, prima di piantare lo spit, anche gli altri se la devono guadagnare!". Incontri Confesso che Rolando comincia a piacermi e mi sorprendo di trovare un tipo così in Italia, quando pensavo che ce ne fossero solo in Svizzera! "Senti, ma in falesia vai ancora?". "Certo, a cicli di qualche mese l'anno. Poi mi stufo e ho bisogno di grandi spazi. Per esempio l'altro giorno ho ripetuto Pietramurata (8b+ a Massone, nda)...". "Acc... vai forte!". "Ripetuto, non chiodato", precisa Rolando. "Oggi non scaverei più le prese come un tempo... Come non chioderei mai e poi mai una via dall'alto come Nurejev.. "Quella di Manolo al Sass Maor?" - "Sì, proprio quella. Manolo dice che si è calato per fare una ricognizione e poi l'ha chiodata dall'alto perché strapiombava troppo. Ma come si fa, dico io, a calarsi per una ricognizione con un saccone pieno di spit?" Ma arriva qualcuno e smettiamo di parlare. Rolando saluta e ride... "Lo conosci, chi è?" "Come chi è, è Manolo... stavamo proprio sparlando di te". Infatti il "Mago", dopo i consueti racconti di telemark, bicicletta e ultima sciata in Marmolada...che faccio fatica a seguire in dialetto trentino (non veneto, precisa Rolando), arriva finalmente a parlare di arrampicata. "Dì Rolly, me dise per favor com' è che ti ciodi dal basso?" "Non te lo dico...prima mi devi portare il materiale fin dentro le Gole di Gorroppu...maledizione, tu arrivi sempre un giorno dopo. Ieri ci siamo spaccati la schiena!" Letizia annuisce inarcando la schiena con una smorfia, mentre la conversazione scivola tra trapani ultraleggeri che usa Arnaud Petit e cliff-hanger legati in vita con nuovi metodi studiati con la lente sulla rivista francese nel servizio su Wenden. Il Mago intanto prende a scalare, gli occhi di tutti puntati sul suo muoversi leggero... Piaccia o non piaccia è sempre un'emozione vederlo concretizzarsi dal nulla e arrampicare nella stessa falesia dove stai scalando tu. Vorrei dirgli tante cose, dirgli che la gente in Sardegna che mi vede scalare con l'orologio mi grida "O Manollo!!", confidargli che non sempre ho approvato l'immagine che ha contribuito a dare dell'arrampicata. Però non riesco a dire niente e resto in silenzio a guardarlo salire. Scarabocchio su un foglietto le mie ultime vie a Jerzu, domani Mago le proverà e stringerà quegli appigli microscopici che i nuovi arrampicatori fanno così fatica ad apprezzare. Per me è una grande gioia pensare alle sue mani ed i suoi piedi su quelle rocce, cosa può volere di più un apritore? Intanto s'è fatta sera e raggiungiamo finalmente la gelateria mentre Manolo è nel suo furgone da qualche parte a meditare sul metodo di chiodatura di Rolando (perché ognuno ha il suo) per riparare, forse, alla leggerezza di Nurejev... Arruolato sul campo... Davanti al gelato (finalmente!) Rolando mi chiede se domani potrei accompagnarlo a continuare la sua via a Gorroppu, visto che Roberto non è ancora arrivato. Sarà per l'emozione o forse per l'ansia che la notte, in tenda in mezzo al Supramonte, non dormo quasi nulla... Le grigie placche del Monte Oddeu sono già inondate di sole ma io so che di grigio e di placca oggi ne vedremo ben poco. Passeggio nervosamente intorno alla tenda aspettando le 7, ora prevista per la sveglia. E difatti alle 7 in punto si apre la porta del furgone ed esce fuori Rolando. Un alpinista che si rispetti come prima cosa quando si sveglia guarda il cielo e puntualmente Rolly non mi smentisce. Ma sarà poi alpinismo ciò che stiamo andando a fare? Una veloce colazione e Letizia ci lascia, lei andrà...sigh...al mare. Un'ora di camminata e le Gole si spalancano a noi in tutta la loro imponenza. Sono contento che uno dei luoghi più magici della Sardegna abbia fatto da cornice al nostro incontro tra chiodatori giunti da esperienze e mentalità tanto diverse. In fondo Rolando ha 33 anni, due in meno di me, ma parlando con lui mi sembra di scoprire un mondo, quello delle Dolomiti, di cui conosco poco o nulla. A volte mi racconta di personaggi di cui ho sempre sentito parlare e della cui attività, in fondo, non so niente. Scopro così che la vera punta di diamante dell'alpinismo dolomitico è di fatto ancora underground, in mano ad un manipolo di fortissimi quanto sconosciuti arrampicatori, con la mania (o la perversione) di non pubblicare le relazioni sulle riviste. "Io faccio il poliziotto, mica il giornalista" dice Rolando. "Se vuoi conoscere ciò che faccio io ed i miei amici, vieni e te lo faccio vedere. Ma non chiedermi di spedire ogni mese la mia ultima via, non m'importa di essere riconosciuto solo perché pubblico sulle riviste". " Ma allora" - dico io "non ti puoi lamentare se poi sottovalutano le tue performances!. Come possono apprezzare il tuo stile, a mio giudizio pulito e rigoroso, se non ti conoscono?" - "Non è proprio così" ribatte Rolando "in zona mi conoscono tutti e sanno quel che faccio. Le mie vie del resto sono lì, molte delle quali irripetute". "Piuttosto che parlare e polemizzare contro gli spit (e poi piantarli magari in Patagonia pur di arrivare in cima), tanta gente farebbe meglio ad arrampicare di più in libera dietro casa sua..." Quest'utima frase l'ho aggiunta io ma vi assicuro...la pensa anche Rolando! Dicevo che ero contento di essere qui nelle Gole ma ora, che ho visto dove è salito, sento come un peso sullo stomaco. In effetti questi 400 metri strapiombanti (vedere per credere) che ho sulla testa mi lasciano un tantino nervoso. Le vie del futuro... Il primo tiro della nuova via è un capolavoro: costantemente in strapiombo Rolando è salito seguendo una linea provvidenziale di appigli diagonali, piantando gli spit regolarmente distanziati di 4/6 metri. Questa è, a mio parere, un'opera d'arte della chiodatura moderna! Parti in libera dallo spit che hai appena piantato e ne pianti un altro solo dove trovi un posto per il cliff, sovente 4 o 5 metri più su. "Se non hai abbastanza morale, stai sicuro, non vai oltre un metro dal precedente. Specie come qui, sul 7b. Però non è valido fermarti a riposare sul cliff, nè porre protezioni intermedie che poi togli: se lo fai dev'essere la tua coscienza e la tua etica che ti deve obbligare a piantare uno spit subito. Viceversa sarebbe barare e prendere in giro i ripetitori." "E di bari" - aggiungo nuovamente io - "ce ne sono fin troppi in circolazione"! Con un'acciaiata impressionante sono giunto in sosta, un comodissimo gradino in centro ad uno strapiombo pauroso. Rolando va fiero di questo gradino: come ogni vero chiodatore sa entusiasmarsi per i disegni della roccia, per l'appiglio che compare quando meno te l'aspetti! "E se l'appiglio non c'è?" chiedo io. "Si torna indietro", dice sicuro Rolando. "Io in artificiale non salgo, nella mia carriera ho fatto solo 2 o 3 punti in A0 e mi dannerei l'anima per non incrementarli. Son disposto a tentare per ore intere prima di rinunciare! In ogni caso si può lasciare a domani ciò che non riesci a fare oggi, chissà che qualcuno non riesca". Difatti io pensavo di lasciare a domani questa intera parete, ma evidentemente... Tuttavia sulla pancia sopra la sosta Rolando non sa se riuscirà a passare ed è un po' teso. "Se non va, ritorniamo subito da Letizia" dice per sdramatizzare. Sale sicuro e si appende ai cliff chiaccherando tranquillamente. Io invece quando sono sul cliff tremo come una foglia, altro che barzellette! Piantato lo spit, con un complicato sistema di fili, batterie della moto e molte, molte astuzie semplicemente scaturite dall'esperienza o copiate dai colleghi, Rolando riprende dall'appiglio che aveva lasciato precedentemente. "Quando farò la libera non voglio avere sorprese, voglio fare subito tutti i movimenti". Solo la pancia lo impegna per quasi due ore, mentre i turisti sono fermi nelle Gole e si chiedono se mai siamo pagati dalla pro-loco per dare spettacolo. Dopo alcuni voli Rolando è riuscito a distanziare gli spit di almeno 3-4 metri, anche qui che, a stima, sarà 8a. Difatti, quando salgo da secondo non riesco a fare tutti i movimenti del tratto chiave. Il guerriero che mi attende in sosta è ora sfinito e so che adesso tocca a me, anche se le mie braccia chiedono pietà. La parete sopra strapiomba ancora di più e siamo già venti metri in fuori rispetto al punto in cui abbiamo attaccato. Timidamente chiedo "E dove vuoi andare?" "Di là, mi risponde sicuro puntando il dito" Un tetto è inciso da una fessura e mezz'ora dopo mi ritrovo a fare il contorsionista dentro il tetto per cercare di mettere un cliff. Poi, rassegnato, mi attacco con una fettuccia ad una boccia di calcare che non so quanto tenga; la cosa mi fa impressione, perché devo tirare la fettuccia verso l'esterno e non verso il basso. Ora, mi dico, tira su il trapano, fa il foro, avvita la piastrina, tira un sospiro di sollievo. Poi, guarda su e osserva cosa ti aspetta, tutto ricomincia! Mi sforzo di andare in libera, ma volo continuamente nel vuoto. Oltretutto Rolando non ha portato i friend medi, che potrebbero permettermi di fermarmi in una fessura dai bordi paralleli e piantare uno spit. Non ho altra scelta, devo tenermi con le mani. Alla fine incastro la mano nella fessura (aver fatto granito servirà pure a qualcosa) e riesco a mettere un cliff dove avevo prima le dita. Altro spit e tocca quindi affrontare la dura realtà. La fessura finisce e rimangono solo piccole tacchette e cannette a sfoglia in un muro strapiombante di 20 gradi. Provo a issarmi con le dita su queste piccole isole nel deserto strapiombante ma niente, sono incapace di fare più di 50 cm oltre lo spit. Guardo Rolando, lui guarda me e ha già capito, anche se non ho detto niente. Gran cosa la telepatia, ti risparmia frasi imbarazzanti! Riprovo, forse per non sembrare particolarmente arrendevole, ma nulla, la calata alla sosta è per me inevitabile. Nonostante la stanchezza Rolando vuole provare e si issa scarrucolandosi nel vuoto sino al punto da me raggiunto. Dopo diversi voli si decide a lanciare ad un appiglio lontano che si rivela uno spigoletto svasato. Ma lo tiene. L'idea che prosegua mi procura orrore, pensando ai poveri ripetitori. "Tieni che arrivo!" mi dice con calma. Ottanta chili mi alzano dalla sosta con una frustata sui fianchi e segnano la resa (per oggi) del gigante buono. "Sembra di provare Choucas al Boux (celeberrimo 8a+, nda) dice ghignando Rolando". "Perché, la conosci?" "Come no, ho fatto la prima italiana, nell'86!". Almeno una magra consolazione per il mio povero orgoglio! Ma dopodomani il mio compagno sarà nuovamente lì, forse con Roberto, e allora si vedrà, con le braccia fresche se davvero non riuscirà a salire! Una bella scena da far vedere agli schiodatori delle sue vie e a chi pensa che Rolando salga in artificiale o dall'alto, penso io. Ma per oggi è finita, si smonta tutto e lasceremo una fissa: una doppia da 60 metri su una singola da 8,5 mm (vecchiotta) interamente nel vuoto fa stringer non poco, soprattutto quando senti l'anima della corda scivolare un po'.... Si atterra sulla parete opposta della Gola (che invece è una placca), dopo aver rivisto da un'insolita prospettiva i punti dove ti sei tenuto, uno sballo! Poi il sentiero di ritorno, per me funestato da un fastidioso mal di testa. Rolando ha invece ancora la forza di parlare, raccontare e ridere. Al momento dei saluti mi dà un pacchetto di relazioni e mi chiede se verrò da lui a ripetere qualche via in Brenta. Lo accetto, prezioso come il dono di un indiano che ti offre il calumet della pace. "Certamente!" dico io. "Tanto si può sempre andare in artif...!" "Non hai fatto domande, cosa scriverai su di me?" mi chiede accompagnandomi alla macchina... "e cosa vuoi che ne sappia, non sono un giornalista, ma mi verrà in mente qualcosa... Di qui a Cagliari sono 250 Km e ho tempo per pensare, se no finisco fuoristrada!"