A sedici anni dalla prima via e a
circa dieci dal progetto di attrezzatura
intensiva delle pareti di Jerzu, è
forse giusto fare alcune considerazioni
su questo bellissimo centro di arrampicata.
Dobbiamo finalmente constatare che,
dopo alcuni anni di scarsa frequentazione,
fatta eccezione per un ristretto gruppo
di adepti, oggi finalmente le pareti
di Jerzu hanno l’apprezzamento che
si meritano. Sull’onda dell’endurance
che si è disputato quest’autunno,
qualcuno in più tra i locali si è
accorto che le placche di Jerzu non
fanno poi così paura e non sono così
selettive come sembrano...in poche
parole valgono il tormentato viaggio
a curve per raggiungerle ed andarle
a provare. Ma con l’aumentata frequentazione
sono naturalmente venuti al pettine
alcune imprecisioni nelle valutazioni,
normale se si pensa che la gradazione
di moltissime vie era stata fatta
sulla base di solo una o due salite.
Del resto ci si augura che i turisti,
che non hanno mai lasciato Jerzu fuori
dal loro percorso di viaggio, ma soprattutto
i sardi, continuino a frequentare
queste rocce (anche al di fuori dell’occasione
data da una gara) e a segnalare eventuali
imprecisioni, in modo da arrivare
ad un censimento il più corretto possibile.
La falesia più frequentata in assoluto
è sicuramente il “Palazzo d’Inverno”
seguita, decisamente staccata, dal
“Castello”. La posizione di Cenerentola
spetta senza dubbio all’isola del
Tesoro, inspiegabile se si pensa che
è indiscutibilmente la più panoramica,
la più estetica e quella che presenta
la roccia migliore...! Ma si sa, spesso
non è questione di gusti ma solo di
mode...
Cominciando dunque dal Palazzo
d’Inverno, sono da segnalare
le numerose ripetizioni di “Manifesto”,
un 8a storico, il primo della carriera
di chi scrive. Il grado di “Manifesto”
è stato più volte confermato, alcuni
chiedono venga spostata la sosta più
a sinistra, in linea con la via: presto
verrà esaudita anche questa richiesta.
Tra i numerosi che sono andati vicini
a salire la via on sight ricordiamo
solo i due bravissimi che ci sono
riusciti (grazie anche, va precisato,
all’abbondante magnesite presente
sulla via quest’autunno), cioè Riccardo
Scarian e Cristian Brenna. Rimanendo
agli 8a, varie ripetizioni anche per
“Onda Vital” (a vista da parte del
giovane Mattia Casanova e Riccardo
Scarian) e “Codice Segreto”, il primo
forse un po’ soft, il secondo purtroppo
si presta a interpretazioni più facili
verso la vicina “Requiem”. Nessuna
ripetizione invece per la terribile
“Pamir”, liberata dalle dita di Beat
Kammerlander e per “Penthotal”, liberata
da Manolo e, dopo la rottura di una
presa, mai più tentata. Pure l’8b
di “Le dita di Dio”, che conta la
ripetizione di un tedesco (secondo
il quale è 8a+), non ha più ricevuto
ripetizioni. Per quanto riguarda le
vie più facili sono da segnalare alcune
scappatoie iniziali su “Ha da venì
baffone” considerando le quali forse
impropriamente si può ancora parlare
di 7a, e sulla bellissima “Caccia
alle streghe”, su cui il 7b era giustificato
dall’uscita diretta in placca, e non
sulla fessura di Corvo Bianco. Così
salita, come rilevato da alcuni, la
via non può valere più di 7a+. Ma
l’errore più macroscopico è quello
di “Moby dick”, la cui pancia iniziale
aveva giustificato il grado di 7a+.
Lode ai numerosi ripetitori, che hanno
trovato un metodo assai più semplice
a destra che evita, ahimè, completamente
la pancia iniziale sugli appigli della
via vicina. Dato che così è pur sempre
possibile moschettonare, deve essere
il grado a cambiare (a meno che non
si sposti la chiodatura più a sinistra)
e, paragonandola alla vicina “Vecchio
pietrone”...invece del 7a+ ci sta
meglio un 6c... o sbaglio? Curioso
che nessuno abbia apertamente segnalato
il macroscopico errore... ma solo
sussurri che hanno convinto lo scrivente
ad andare a metterci il naso, eh,
eh! Infine una curiosità...a luglio
2004 un fulmine ha centrato la cima
della falesia ed una frana di diverse
tonnellate è caduta sul sentiero,
alla base della falesia, tra “Brutti
Caini” e “Astro Nascente”. Fortuna
ha voluto che quel giorno non c’era
nessuno sotto...ma ciò serva da riflessione
sul fatto che, quando si tratta di
scalata outdoor, non esiste mai una
vera sicurezza...
Al
Castello
è stata ripetuta anche “After dark”
da Ugo Bertoni (la via era stata liberata
nel 2002 da Oviglia e gradata 7c+)
ma a novembre 2005 è stata rotta accidentalmente
una presa importante. Riccardo Scarian
ha riliberato la via e gradato il
tiro 8a. Vari pretendenti ma nessun
successo sulla vicina e stupenda “cult
route” “After Eight”, che ha ricevuto
visite famose, tra le quali anche
Fred Rouhling, Giovannino Massari
e Riccardo Scarian. La via, dopo due
ripetizioni femminili (Cecilia Marchi
e Francesca Chenal) e una maschile
(Matteo Gambaro), sembra attestarsi
su un grosso 8a. Insomma non 8a+ ma
quasi...nel frattempo rimane 8a...
Poche le ripetizioni per le vie vicine,
il movimento maggiore si concentra
sui numerosi sesti che offre la falesia.
All’Isola
del Tesoro poche segnalazioni,
data la scarsa frequentazione. Forse
il 7a soft di “Patchwork” meriterebbe
secondo alcuni un più equo 6c+, mentre
“Il fachiro” come 6c+ sembra stretto,
in ogni caso più difficile di Pachwork...
Nessuno o quasi ha ancora messo le
dita sulle vie difficili, “Ci vuole
un fisico bestiale” a parte. Si ricorda
in proposito l’impressionante on sight
(senza una sola traccia di magnesio)
di “Nuova dimensione” (7c+) avvenuta
nel 2000 da parte di Philippe Mussatto
o la solitaria di Manolo senza corda
su Alaska (6c)..
Maurizio
Oviglia, gennaio 2006

Nella foto: Riccardo
Scarian ripete “Codice segreto” (8a) al Palazzo d’Inverno (foto archivio Scaria,
per gentile concessione Giorgia Scalet) Zoom
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