
Sardinian
Korsika expedition
Ebbene
sì ragazzi, oramai fa tanto trend "pompare" ogni cosa che si fa con un bel racconto
scritto in stile simpa-goliardico e magari tre o quattro sostantivi in inglese
come titolo uniti a casaccio
...così abbiamo deciso che anche noi, nel nostro piccolo
non potevamo essere da meno...pena l'esclusione definitiva dal giro che "conta"
dell'arrampicata...tanto oramai di cartellini gialli ne abbiamo collezionati una
cifra... Eravamo...ma siamo ancora
nonostante quanto di terribile successe in questa spedizione...tre amici con la
passione dell'arrampicata ad ampio spettro...cioè amiamo anche quelle dimensioni
oggi purtroppo poco visibili del fenomeno misterioso chiamato "arrampicata"...che
qualcuno un giorno ha pensato di chiamare "sportiva" con la speranza di creare
dei distinguo...ma aumentando in realtà solo la confusione... quasi fuori dalle
falesie siano tutti alpinisti in cerca del modo per ammazzarsi meglio... Dicevo,
mi sto perdendo nei miei soliti monologhi...
proprio questo
amore per il diverso, ci ha portato a progettare una vacanza sui graniti della
Bavella, nella Corsica più selvaggia e repulsiva... Si si, non i rassicuranti
graniti del Colle di Bavella o della Restonica, note palestrine per prinzipianti
mental depressi, che anche il Budinetto di cala Gonone è più stressante, quanto
quelli lisci, repulsivi e mentalmente esigenti delle Teghie Lisce, che tradotto
in italiano fa genericamente "placche lisce"
ma suggerirei di provarle
per comprendere bene il significato del termine... Potevamo, fino all'ultimo,
riparare ancora verso qualche falesia assolata del sud della Francia o della Spagna...invece,
fedeli alla linea, eccoci catapultati nel nostro inferno e paradiso, in sola una
mattinata di viaggio. Il deserto regno di Bavella
...nel senso che
gli unici arrampicatori nel raggio di 100 km eravamo noi... ci è apparso tra i
pini, la musica dei Camel, e le infinite discussioni di Andrea e Giocad sulla
cilindrata di talune auto...e pivvelle
Non so voi, ma per me queste cose sono importanti, le associo ancora dopo anni...così
ricordo ancora i viaggi di notte per andare in Verdon con la cassetta dei Roxy
Music...o una mattina nella Valle di San Nicolò svegliandomi con le note di O
Caroline. Dunque quando sarò definitivamente rinchiuso in un ospizio, penserò
a Bavella e mi chiederò che cilindrata era l'ultima BMW del 2005... maledetti
voi, grezzi che non siete altro!
Per farla breve, non ho intenzione di raccontarvi tutto per filo e per
segno
...della serie "alzo il piede...mi sembra di cadere...ma sono stato bravo a tenermi
aggrappato alla vita etc etc."... perchè ci sono le foto di Giocad, a farlo...
abbiamo comunque, per gli statisti in linea, salito tre vie lunghe e una manciata
di monotiri, il pilota ha fatto a vista addirittura il 7b bloc, io mi son fatto
bello con un assolo in camino rude e impossibile di 6c, nonchè con una risalita
a prusik nella bufera, roba da duri nel cxlo e nell'anima, Giocad ha svolto un
discreto ma importante ruolo da mediano... ma soprattutto abbiamo passato due
giorni sulle Teghie veramente intensi ed indimenticabili... Alcuni contrattempi
metereologici
, che potrei ben raccontare con epica bonattiana, ci hanno messo a dura prova
facendoci cristonare in corso più di una volta
ma la neve, il vento patagonico, il freddo e la nebbia,,,nonchè gli improvvisi
squarci di sole... ci hanno regalato l'avventura veramente diversa che cercavamo
, e non un qualunque surrogato di ciò che potevamo ben vivere sulle pareti della
Sardegna!
Si, ma c'erano o non c'erano gli spit
vorrà veder
precisato qualcuno...e a che distanza erano? ...vorranno sapere altri...
Muto come un pesce
glisserò su questi insignificanti dettagli...e
passo velocemente alla chiusura del presente pezzo...tanto Giocad è ormai così
colmo di emozioni
da non sentirsi di scrivere
nulla...al massimo comunica via sogno
..quanto a Andrea U pilota...da
quei giorni balbetta solamente frasi sconnesse...ed io, voce narrante con il consueto
ingrato compito di fermare sulla carta (avrete pure una stampante!!)
il vissuto...alla fine non
me la sento di svendere così con un semplice racconto un esperienza forte come
quella di Bavella! :-&
Vi conosco troppo bene, alla fine leggete e basta, e non ci andate,
mentre invece io continuo a predicare che certe cose vadano vissute e basta...e
come dice il saggio
...ogni lasciata
è persa ..e tanto peggio
per chi non c'era!
U Mauriziu
galleria
fotografica | 
Jeef,
capolavoro di granito... (di Maurizio Oviglia)
Poche
volte mi è capitato di fare una via come questa, dove ad ogni passaggio
sorprendermi per la bellezza delle forme del granito, dove la varietà dell’arrampicata,
il contesto naturale e la bellezza dei movimenti mi hanno fatto gridare al mondo
la gioia di esserci... Proprio
come un bel film, che ti tiene incollato alla poltrona sino alla fine, Jeef si
sviluppa con una serie di situazioni consequenziali che sono un pò come
una trama, una storia scolpita in questa meravigliosa pietra dal vento e dall'acqua
nel corso dei secoli. Appena
lasciato il suolo amico, il viaggio comincia su una placca che richiede delicati
spostamenti a destra mai evidenti... Hai già superato l'altezza massima
dei pini quando sei oramai nel cuore della placca, cercando il modo di mettere
il piede su quell'unica tacchetta che hai all'altezza delle mani. Nella mia mente
si affollano ricordi di placche alpine... ma ecco che arriva la sosta, e l'opportunità
di staccare un poco la mente... Il
leit-motiv del secondo tiro è una fessura che va e viene, un pò
c'è ed un pò scompare. A volte, della fessura, rimane solo un buco
svaso...a volte è un vago diedro, a volte un buon appiglio, sopra il quale
devi ristabilirti con il chiodo un pò sotto... sempre la solita domanda...
quando ci avrò messo il piede sopra, sarò capace di spingerci senza
avere l'equilibrio delle mani? Non mi ribalterò all'indietro? La fessura
finisce sotto un tetto bucato, con fori tondi, dove dai fini equilibri devi passare
alle contorsioni. Quando hai finalmente i piedi in una vasca di granito sospesa
sei alla seconda sosta... Il
passo chiave della via è un boulder, che potrebbe ben essere un problema
di un masso altro un metro. Devi sentire con le dita uno svaso e caricare un appoggio
discendente col piede destro, tutto nello stesso tempo, con coordinazione. Alzandoti
riesci a raggiungere una proboscide di granito che per miracolo esce dalla parete,
e che ti immette in una serie di fessure svase e conseguenti, dove la torsione
del busto si rivela importante... Un breve diedro ti inserisce quindi in un tetto
da prendere di rovescio con i piedi in aderenza, ne ho fatti almeno mille nella
mia vita, ma...magia...dentro il tetto, nascosti, ci sono dei buconi! Segue una
fessura in dulfer da fare senza protezione, di quelle che riempiresti di friend,
ma perchè rovinare così la magia dei movimenti? Quindi una serie
di grossi buchi ti invitano a seguirli sino su uno spiovente nel bel mezzo di
una parete yosemitica. Siamo persi alla sosta 3 in un mare di granito. Il
traverso sullo spiovente termina con un passaggio la cui soluzione fa sorridere,
e dona le chiavi per un diedro aperto, da manuale. Ma a sorpresa lo abbandoni
per lo spigolo di sinistra che invita con una buona presa, come non cedere a questo
lusinghiero invito? Una placca con trucco di ginepro e sei alla base di un diedro
appoggiato a destra, sosta seduti, time break. Una
breve fessura innocua all'apparenza lascia presagire quanto sia difficile l’arte
del guerriero "off widh", segue in rapida sequenza un mix tra aderenza
e spallate sulla volta tafonata del diedro e la placca sottostante lisciata dall’acqua.
Un sentiero di pietra conduce in un bosco di ginepri, alla base degli strapiombi
arancio della cupola di questo immenso duomo di granito. Un
pò di difficoltà per acchiappare una sequenza di buchi a appigli
svasi che tirano a sinistra verso la groviera di tafoni...altrimenti irraggiungibile
come la terra promessa... poi è fatta, si cambia ancora musica e ti devi
trasformare in una scimmia, danzando tra buchi enormi e fragili, clessidre consumate
dal vento e dal tempo... Quando ti ribalti esausto nel taglio scuro sei dentro
alla montagna, protetto da due grandi labbra di granito appena schiuse. Recuperati
i compagni cammini a carponi verso la luce, ritorno alla vita... L'erosione finisce
sulla fronte del grande elefante, le corde pendono libere nel vuoto sotto di te
agitate leggermente dal vento. Con le mani negli ultimi buchi passanti residui
ti avventuri oramai in un mare appena increspato di granito, verso il blu del
cielo, che sancisce l'orizzonte di questo piccolo viaggio...
Punta
U Corbu, "Jeef", Arnaud e Francois Petit, 30 luglio 1992 280
m, 400 sino alla cima, S2, 7b, 6b obbligatorio |