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Cronaca di una normale impresa eccezionale

Le foto sono di Luca Congiu, Alessandro Mura e Giorgio Caddeo

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Ho conosciuto Giorgio Caddeo alcuni anni fa in circostanze particolari. Ero nel pieno della mia separazione, avevo da poco ripreso a scalare, non erano tempi facili. Una sera parcheggiata la moto sotto casa stavo attraversando per entrare nel portone quando mi passa davanti una Y10 che rallenta, apre il finestrino e una faccia simpatica mi saluta. “Ciao, tu scali vero? Ci siamo visti nel negozio da Artrek!”. Naturalmente era Giorgio, fermò la macchina e ci immergemmo in chiacchiere su vie, settori, gradi, come se ci conoscessimo da una vita. Quell’incontro per me sancì il definitivo ritorno alla mia grande passione e l’inizio di una bellissima amicizia. Un’amicizia che ci ha portato insieme in tante falesie e in alcune pareti… questa e’ la storia di una di quelle pareti.

25 ottobre 2003 ore 15,05 Gola di Gorropu – Catena del nono tiro della Via Occhio Assoluto
Inizio ad essere provato, sono ormai quasi sette ore che arrampichiamo. Avremo già scalato quasi 400 metri di roccia. Questo ultimo tiro in traverso mi ha sfiancato, certo che dopo questa giornata di placche non ne voglio vedere neanche in foto per un bel pezzo. Sarà stato solo 6b+ ma come nono tiro, con lo zaino, una corda da 8 lunga 60 metri appesa all’imbrago e un gomito che, oramai, inizia a fare contatto con il ginocchio, inizio veramente a non poterne più. Se poi ci aggiungiamo che il tiro seguente, il penultimo, sarà di 7a con pure un tetto e che l’esposizione di questa sosta e’ da infarto… Ma non sono li per lamentarmi e incoraggiato a gran voce da Giorgio che mi indica, tranquillo sulla sosta, le prese da prendere finisco senza appendermi anche questo tiro. Arrivo in sosta e Giorgio è appeso tranquillo e pacifico su almeno 500 metri di vuoto con sotto i piedi uno strapiombo impressionante. Io mi rannicchio su un gradino e lascio le gambe a penzolare nel vuoto.
“Beh, che facciamo?” chiedo. Anche Giorgio inizia ad essere provato ma oramai siamo li e nei suoi occhi si legge il desiderio di portarsi a casa questa impresa a un pelo dalla vetta…
Giorgio-e-Ale
Giorgio e Ale


il-tracciato-della-via
il tracciato della via


Ore 12,30 Grande cengia mediana – Attacco del 6° tiro.
Siamo andati lisci come un treno. Giorgio è stato sorprendente ha letteralmente passeggiato sui primi cinque tiri. Certo abbondantemente sotto il suo limite, certo li aveva poi anche gia’ fatti due settimane prima tutti a vista tranne il primo 6c, certo lui è bravo. Purtroppo nell’arrampicata non esistono certezze e in una via come questa non si può improvvisare niente. Nella gradazione inventata da Oviglia e amici questa via è un S3+. La descrizione di un S3+ e’ la seguente: “Spittatura a volte anche molto distanziata, passaggi obbligatori. Distanza degli spit anche superiore ai 5 metri, voli lunghi ma non eccessivamente pericolosi”, a questa descrizione aggiungete un + che aumenta notevolmente distanza degli spit e pericolosità del volo. Per gli amanti della statistica un importante dato, su 440 metri di sviluppo sono presenti circa 40 spit più le soste, fatte voi la media!!


Ore 08,30 Attacco della via
Dopo una notte passata in una tendina sul letto del torrente con a neanche dieci metri una cascatina che non mi ha fatto chiudere occhio, dopo aver lasciato un’addormentata Sabrina a guardia del nostro campo base, ci siamo fatti la salitina di avvicinamento. Assicuro che appena svegliato alle 7 del mattino una salita cosi troncherebbe anche una capra. Arrivati alla base della via ho i pitbull attaccati ai polpacci, penso che si chiamino in gergo medico crampi. Il sole sta sorgendo dietro i monti e l’aria è freddissima, ma per fortuna il cielo e limpidissimo e non c’e’ vento. Sistemiamo l’attrezzatura e iniziamo a prepararci. Questo momento per me ha sempre qualcosa di magico, e li in quel posto fantastico, al cospetto di montagne bellissime e circondati da vie mitiche è qualcosa di indescrivibile. Con serietà data più dal freddo e dalla levataccia che dal timore della via finiamo di prepararci. La roccia è fredda, mani e piedi soffrono la salita del primo tiro di 6c+. Inutile dire che la distanza degli ancoraggi è… lunga! Ma Giorgio non si cura nè del freddo nè di altro: appena stacca i piedi da terra sembra fondersi con la roccia, con la natura intorno a noi. Entra nella testa dei due eccezionali apritori e segue tre anni dopo le loro orme. A poco il tiro è fatto, fino alla grande cengia ne seguiranno altri 4 e sarà come danzare, con un sole che quasi da subito inizia a scaldarci. Tutto è perfetto. Carico come uno sherpa seguo Giorgio che non smette mai di incoraggiarmi e di sorridere. Più scalo e più mi rendo conto della sua bravura. Il problema in una via come questa non è dato solo dalla distanza degli spit, che spesso supera i dieci metri, ma soprattutto dalla lettura della roccia; una volta che ti allontani dal rinvio devi trovare la strada giusta per arrivare al prossimo, quella successione più facile di appigli che poi daranno il grado a quel tiro. Andare un po’ più a destra, passare al centro o a sinistra ti potrebbe portare in situazioni senza ritorno se non in volo! Il mio compagno più che uno scalatore mi ricorda uno di quegli scout indiani che seguivano le tracce della preda per giorni e giorni nei deserti infuocati… e come loro lui non sbaglia.


Ore 13,00 Grande cengia mediana – Attacco del 6° tiro.
Dopo esserci rifocillati con una barretta e un sorso di Isostad ci accingiamo ad iniziare le danze su uno di quelli che saranno i tiri chiave della via. Il 7a stagliato di fronte a noi è un bellissimo diedro di circa 60 metri, sembra serio e lo è! Giorgio ingaggia una battaglia di più di un ora, invece di infilarcisi dentro, dove poi non avrebbe trovato granché lo affronta con delle spaccate al limite della virilità. La distanza degli spit, mai a meno di cinque metri, rende la progressione più eccitante, sul lato destro del diedro dei licheni rinsecchiti rendono necessaria la massima cura nello scegliere gli appoggi. Cosi dopo questa bella battaglia Giorgio arriva finalmente ad un ramo che segna la fine della difficoltà. E’ giustamente felicissimo e mi incoraggia a gran voce, io vista la difficoltà mi preparo, pur di non perdere tempo ad azzerare e a salire su veloce. Invece inizio a salire e come per magia salgo sempre più in alto. Pur carico e sbilanciato da zaino e dalla corda da 8 mm che portavo legata all’imbrago e lasciata sciolta sotto di me (ci sarebbe servita per le calate), riesco a scalare velocemente. In certi punti il cuore mi batte all’impazzata, sembra di sentire un tamburo. Respiro mi calmo e riparto. In poco tempo sono al ramo sotto la sosta. Sono al settimo cielo. La vita è bellissima!



Giorgio-e-Luca
Giorgio e Luca


ore 15,10 Catena del non tiro della Via Occhio Assoluto

…“Bhe che facciamo?” chiedo. Anche Giorgio inizia ad essere provato ma oramai siamo li e nei suoi occhi si legge il desiderio di portarsi a casa questa impresa a un pelo dalla vetta…
“Dai, vado a vedere un po’ com’e’!” mi risponde. Io gli passo i rinvii che ho recuperato dall’ultimo tiro (due solo due in 25 metri!!!) e lo metto in sicura. Lui parte e io rimango seduto li, in quella cengia incassata dove c’e’ spazio solo per il mio posteriore, con i piedi che dondolano nel vuoto assoluto e le mani che lentamente fanno scorrere la corda nella sicura. Li seduto inizio a perdermi in pensieri, nello spigolo proprio di fonte a me intravedo la sagoma di un pesce, e’ incredibile la somiglianza, è una cernia! Proprio sopra l’occhio vedo uno spit, guardo sopra e sotto, ne conto quattro. Deve essere la nuova via di Lorenzo Nadali. Chissà se lui ha notato la faccia scolpita del pesce o se Maurizio o Simone se ne sono accorti.
“Cazzo sono belli lontani!” La voce di Giorgio mi riporta alla realtà. Ormai sono quasi cotto gli butto un “Ale’ Zorzo…” nel più tipico stile nuorese. “Sono quasi sotto il tetto, è un passaggio bello incazzato” mi dice. Per un gioco di echi la voce non mi arriva da sopra ma dallo spigolo di fronte a me, sembra che sia il pesce a parlare. “Dai fammi le foto! Ale fammi le foto!!” Ma sembra normale che uno su un tiro del genere dopo più di 400 metri di scalata pensi alle foto?!?!
Mi riprendo dal mio momentaneo black out, saluto il pesce e mi sporgo a vedere un po’ cosa fa il mio amico. No!! Non ci posso credere alla fine di un lungo tetto che attraversa la parete in diagonale vedo Giorgio con l’ultimo rinvio a 5 metri da lui appeso solo per le mani dondolare i piedi nel vuoto!! Mi si ferma il cuore. “Dai fammi una foto, dai…” Mi urla felice. E’ pazzo! Maneggio con la macchina digitale faccio qualche foto al volo senza neppure guardare. Purtroppo quell’immagine non uscirà, ma giuro che la porterò sempre nella memoria, un bambino felice che dondola sul baratro. Soddisfatto della foto continua a scalare e arriva subito in catena. E’ stato bravissimo si è mangiato questo penultimo tiro di 7a in 20 minuti. Io parto senza tante velleità ormai stanco e superate un paio di difficoltà mi appendo esaurito, più nella testa che nel fisico. Azzero, per quanto sia possibile farlo, il passo chiave e mi trovo sotto il tetto. Qui e’ impossibile azzerare, volare altamente sconsigliabile visto che farei un pendolo della madonna lasciando per sempre il mio sangue su questa roccia! Per fortuna il tetto è un po’ fessurato, infilo le mie mani e pensando a Lynn Hill sul Nose ma faccendo dei bloccaggi a 90° sulle braccia, degni di un gorilla maschio arrapato, mi guadagno l’uscita. Arrivato in catena ci abbracciamo. “C’e’ l’ultimo tiro di 6a, se vuoi vado io e poi tu mi cali e andiamo via…” Mi dice Giorgio pensandomi oramai alla frutta. “Ma sei scemo?!? Mi sono fatto un culo così per arrivare qua, portando zaino con viveri e attrezzatura e quella maledettissima corda per la calata e adesso dovrei restare qui e non arrivare in cima?!?!” Chiaramente capisce che voglio salire. In pochi minuti si mangia anche questo ultimo tiro e non fa nulla se trova solo due spit. Lo raggiungo e inizia la nostra festa, iniziamo ad urlare ebri di felicità nella gola per sentire i nostri echi raggiungere Sabrina che ci ha seguiti per tutta la via guardandoci con i binocoli. La stanchezza, la paura, tutto scompare in una gioia incontenibile che esplodendoci dentro si trasforma in urla festanti. E’ stata un impresa incredibile, fortemente voluta e preparata in anni di arrampicata da Giorgio che ha sempre lavorato per ottenere questa fusione di tecnica, forza e controllo della mente. Sono felice di essere li con lui , in cima ad una delle più belle vie che abbia mai scalato, in un posto magico su una montagna bellissima. Salendo abbiamo spesso pensato a Simone e Maurizio, capaci di regalarci un emozione lunga 440 metri, hanno lasciato una prova indelebile della loro classe e bravura. Sapere che loro, nostri amici, erano gli artisti che avevano dipinto questa minimalista linea di spit fino alla cima, ci ha riempito di emozione e orgoglio. A loro un semplice grazie, le parole a volte non bastano.


Ore 18,00 base della via
Siamo oramai a terra, le calate sono andate lisce come l’olio, siamo in estasi, rimettiamo alla meglio l’attrezzatura negli zaini e torniamo al campo base. Sabrina ci aspetta con un fuoco acceso e del caffè. Ci abbracciamo e lei ci racconta tutta la nostra scalata. Ci ha seguiti passo passo, prendendo tempi e facendo il tifo per noi. E’ incredibile questa ragazza! Giorgio è incontenibile la prende e la bacia con trasporto, ci abbracciamo tutti. Dopo esserci lavati nell’acqua del torrente impacchettiamo il nostro campo e iniziamo il lungo sentiero di rientro. “Ma non siete stanchi? Non avete fame?” Ci chiede Sabrina mentre voliamo sul sentiero. Ormai siamo solo adrenalina, non sentiamo ne i morsi della fame e neanche la stanchezza. Dopo 10 ore tra scalata e doppie, dopo aver dormito solo qualche ora durante una freddissima notte, dopo tanti sogni e speranze, non esiste fatica. In un’ora siamo alla sbarra che segna la fine del sentiero montiamo in macchina e dopo un ora e cinquanta minuti di corsa siamo sotto casa di Giorgio a Cagliari.

Questa giornata è stata mitica, ma non ci siamo ancora lasciati che già i nostri occhi brillano al pensiero di nuove e incredibili avventure verticali.



Ballakano’


(Dedicato alla mia amicizia con Giorgio e a Giulia che tutte le volte mi aspetta a casa e mi riempie del suo amore.)