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GLORIA GELMI

Ho conosciuto Gloria anni fa, cercava compagni per scalate in Sardegna… Siamo andati ad arrampicare a San Giovanni poi lei, come tanti, se n'è tornata nella sua fredda città del nord (dove è dirigente della Provincia di Bergamo e si occupa niente meno che di impatto ambientale…una di quelle cose che qui nella nostra isola suonano purtroppo come fantascienza). Il tempo poi è passato, pensavo di non rivederla, invece ogni anno mi arriva ormai puntuale la telefonata di Gloria, che cerca compagni per una salita sulla Punta Giradili o una semplice uscita in falesia. Il che suonerebbe curioso, se non si sa che Gloria è una delle pochissime donne alpiniste italiane, almeno una delle poche abituata a portare da sola la sua corda in catena e la sua picozza in cima alle montagne di tutta Europa. E che, tra l’altro, è la delegata per l’Italia dell’RHM, un’associazione di donne alpiniste di tutto il mondo, che ogni anno si ritrovano in un posto diverso per scalare insieme…una bella testimonianza di come vivere la passione per la roccia e la montagna al femminile.

GLORIA GELMI
Dove vivi?
Vivo in provincia di Bergamo.

Ami la tua terra o vorresti vivere altrove?
Amo la mia terra, ma sto considerando la possibilità di trasferirmi.

Come hai conosciuto la Sardegna?
Ci andai per una breve vacanza all'inizio degli anni '80.

Ci torni spesso?
Da quella prima volta ci sono tornata ogni anno.

Le rocce sarde, hanno qualcosa di speciale?
Non so se abbiano qualcosa di diverso da tanti altri luoghi di arrampicata affascinanti che ci sono nel mondo, ma a me piacciono molto.

E se la Sardegna non avesse il mare?
Rimarrebbe comunque uno dei luoghi affascinanti di cui parlavo prima.

Ti piacerebbe vivere sull’isola?
Sì, ci sto pensando.

Qual è il posto che più ti ha impressionato?
Amo i luoghi selvaggi, isolati, e in Sardegna ce ne sono molti. Ricordo di aver provato una bellissima sensazione sbucando in cima alla Punta Giradili e scoprendo che cosa c'è dall'altra parte.

C’è una via che da sola varrebbe un viaggio in Sardegna?
Vie rinomate come quelle sull'Aguglia di Goloritzè o "Mediterraneo" sono sicuramente all'altezza della loro fama, anche solo per il contesto paesaggistico in cui si trovano. Però credo che fare un viaggio solo per salire una via, senza guardare tutto ciò che c'è attorno, sia davvero un po' miope! Per quanto mi piaccia arrampicare, ho imparato con gli anni ad apprezzare anche altre cose.

E una che ti piacerebbe rifare?
Ci sono così tante belle vie che non ho ancora fatto!

E dove non torneresti?
Non è tutto oro quel che luccica neanche in Sardegna. Alcune delle falesie che ho visitato non mi sono sembrate entusiasmanti, ma non è detto che un giorno non ci ritorni. Se poi non ci limitiamo all'arrampicata, la Sardegna offre purtroppo innumerevoli esempi di un uso dissennato del territorio, frutto di un approccio culturale lontanissimo dal concetto di sviluppo sostenibile. Non che il resto d'Italia sia migliore, ma qui le devastazioni contrastano ancora di più con la bellezza originaria dei luoghi. Devo proprio citare i poli industriali in perdita, la desolazione delle zone minerarie abbandonate del Sulcis, gli scempi edilizi su alcune coste, i rifiuti abbandonati ovunque, le aree degradate da secoli di pastorizia selvaggia?

Se vivessi sull’isola cosa faresti?
Il mio sogno nel cassetto è quello di costituire un "ecovillaggio", cioè un centro di educazione ambientale dove sperimentare e dimostrare tecniche di bioarchitettura, principi di permacultura, tecnologie eco-compatibili e stili di vita improntati alla semplicità ed alla sobrietà volontarie, in un'ottica di qualità più che di quantità. Possibilmente vicino ad una zona di arrampicata!

Troppe vie degradano o valorizzano un luogo?
E' un bel dilemma. Forse, anche in questo caso, il troppo stroppia.

Ti sembra che sulle rocce sarde ci sia posto per tutti?
In alcune falesie molto frequentate il degrado è già evidente. Però non è solo un problema di numeri: fondamentale è anche il modo in cui gli arrampicatori usano le rocce, la loro sensibilità ed attenzione per l'ambiente in cui si muovono. Possiamo considerare le rocce come una qualsiasi risorsa naturale, come fosse l'acqua, il petrolio o una materia prima: la sua durata dipenderà non solo da quanti la utilizzeranno, ma anche da quanto ognuno la sfrutterà. E' quindi un problema di cultura e noi arrampicatori possiamo fare molto per ridurre il nostro impatto ambientale, rendendo possibile anche a chi verrà dopo di noi di godere di questi luoghi.

E per quanto tempo ancora?
E' una bella sfida, e dipenderà solo da noi.