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Andrea di Bari non
è un ragazzo che ha bisogno di presentazioni.
Negli anni ’80 ha scritto la storia
dell’arrampicata sportiva italiana
con realizzazioni che a quell’epoca
si avvicinavano al massimo raggiunto
in Europa. Dopo un decennio passato
ai massimi livelli si è spostato da
Roma a Terni e lì ha aperto un negozio
sotto le note falesie di Ferentillo;
qui si è concesso finalmente una pausa
di riflessione dopo una frenetica
attività culminata con la ripetizioni
di quasi tutte le vie dure del Centro
Italia. Andrea è una persona intelligente
e sensibile, ed è così che ha tralasciato
un po’ l’arrampicata per dedicarsi
all’impegno sociale ed alla filosofia.
Di recente ha ripreso ad arrampicare
con rinnovata passione ed oggi frequenta
spesso la Sardegna, scoprendo la dimensione
delle vie lunghe e delle grandi pareti.

Dove vivi?
Sono ormai tredici anni
che vivo a Terni, in una casa in collina
con tanto verde intorno ed uno splendido
panorama.
Ami la tua
terra o vorresti vivere altrove?
Dovrei conoscere tutto il mondo per
poter rispondere con coerenza alla
tua domanda. Comunque per quanto riguarda
l’Italia, che conosco molto bene per
averla girata in lungo ed in largo,
è indubbiamente il posto che in questo
momento storico della mia vita preferisco.
Certo, il mare mi manca è indubbio,
ma non si può avere tutto nella vita,
tanto mi rifaccio spesso con lo splendido
mare sardo.
Come hai
conosciuto la Sardegna?
Da piccolo. Mia madre
è sarda, nata ad Ozieri, quindi venivamo
con la famiglia a trovare i parenti.
Debbo confessarti che nutro un certo
orgoglio nell’avere sangue sardo nelle
vene.
Ci torni
spesso?
Diciamo che da quattro/cinque
anni circa non meno di due volte l’anno.
Le rocce
sarde, hanno qualcosa di speciale?
Più che le rocce, che
sono bellissime e soprattutto ancora
molto vergini, particolare che dà
loro un fascino indiscutibile, è il
contorno che ogni volta mi incanta,
mi stupisce e mi sorprende a causa
di alcuni luoghi ancora incontaminati.
Non voglio esagerare ma a volte resto
senza fiato per la meraviglia. Tutto
ciò suscita in me forti, profonde
e proficue meditazioni.
E se la Sardegna
non avesse il mare?
Avrebbe un buon 50% di intensità in
meno.
Ti piacerebbe
vivere sull’isola?
Moltissimo ma il suo isolamento mi
creerebbe dei problemi di ordine pratico
dato che una delle mie ambizioni e
delle mie attività, è di vivere socialmente
impegnato, cosa che sto in parte facendo
vivendo in Umbria, regione centrata
nel cuore dell’Italia e che mi permette
di sganciarmi ed in poche ore di trovarmi
a nord o a sud della penisola, o meglio
ancora in Sardegna per arrampicare.
Una soluzione, che ho invidiato molto,
potrebbe essere quella che viveva
Fabrizio De Andrè, che passava alcuni
mesi dell’anno nel continente ed il
resto nel suo invidiabile agriturismo.
Ma questa soluzione che sia a me sia
a mia moglie piacerebbe moltissimo
è ora inattuabile per ovvi motivi
economici.
Qual è il
posto che più ti ha impressionato?
Ce ne sono molti francamente, Goloritzè
con la sua Aguglia, la punta Giradili,
la Gola di Gorropu, Codula di Luna,
la spiaggia di Villasimius, ricordo
ancora un incredibile tramonto a Capo
Sandalo all’Isola di San Pietro, i
tacchi di Jerzu che mi ha fatto pensare
ad Ombre Rosse di John Ford e pensa
che arrampicatoriamente il sud non
l’ho mai visitato. Mi piacerebbe tanto
scalare ad Isili, soprattutto ora
che ho ricominciato ad arrampicare
ad un discreto livello.
C’è una via
che da sola varrebbe un viaggio in
Sardegna?
E me lo chiedi pure? Hotel Supramonte.
Magari potremo andarci insieme, solo
per farci un giretto. Naturalmente
a comando alternato però…
E una che
ti piacerebbe rifare?
Sono indeciso tra la Gullich e Mediterraneo.
Forse la Gullich… No ci ho ripensato
rifarei Mediterraneo. Sono un po’
confuso magari potrei farle tutte
e due nello stesso giorno e non ci
penso più. Magari le potremo fare
insieme dopo Hotel Supramonte, sempre
a comando alternato però...che ne
dici?
E dove non
torneresti?
Questo non si dice, potrei
offendere qualcuno…
Se vivessi
sull’isola cosa faresti?
Se avessi la possibilità
economica scalerei come un matto,
intervallando il tutto con qualche
immersione subacquea, magari quando
sono troppo acciaiato, così per riposare
imparando qualcosa di nuovo.
Troppe vie
degradano o valorizzano un luogo?
Rispondendoti di primo
acchito direi che valorizzano un luogo,
però pensando bene alla Sardegna forse
un po’ di degrado potrebbe portarlo,
dipende sempre con che criterio si
aprono e dalla sensibilità ambientale
di chi frequenterebbe la falesia.
Ti sembra
che sulle rocce sarde ci sia posto
per tutti?
Spero proprio di no.
E per quanto
tempo ancora?
Egoisticamente fino a che in vita
ci sarà un tale di nome Andrea Di
Bari.
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