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GIORGIO CADDEO

In un epoca dominata dal mito della prestazione e dell’allenamento a secco, con grande piacere presento uno degli ultimi climber “romantici” posseduti dai sogni, innamorati della roccia, della montagna, e attratti da tutto ciò che c’è, oltre alla fredda prestazione. Giorgio intuisce presto che l’arrampicata è qualcosa che lo porterà lontano, oltre le falesie del cagliaritano, e rimane affascinato dalla montagna (insieme girovagammo in uno splendido settembre dall’aria limpida tra gli scudi granitici del Gran Paradiso) e dalle gradi pareti. Ritornato in Sardegna imposta la sua attività in modo intelligente e mirato, senza affannarsi troppo ma badando alla qualità del suo agire: arrampica su vie lunghe ma si prefigge anche degli obiettivi ben precisi in falesia, raggiungendo addirittura l’8a, il tutto senza allenamento a secco e lavorando in una centrale dell’ENEL. Ma l’8a non è che una tappa, Giorgio non si sente “arrivato”, e rimane in lui la consapevolezza che la strada per diventare un climber completo è lunga e affascinante…

Un disco?Marco Caboi
L’ultimo album degli Slayer è un capolavoro nel suo genere, lo ascolto incessantemente. Poi adoro Mahler e Shostakovich.

Un film?
Eyes Wide Shut

E uno scrittore?
Tra quelli di recente lettura, ho molto apprezzato Fosco Maraini.

Quando hai conosciuto la scalata?
Beh, a dire il vero, inizialmente non pensavo al free-climbing. Sono stato “iniziato” a 15 anni da mio zio Giancarlo, una persona davvero eccezionale: fu lui a portarmi per la prima volta di fronte al Gran Paradiso e agli scenari grandiosi delle Alpi, e ad accompagnarmi in tante escursioni nei luoghi più selvaggi della Sardegna!
Grazie a Giancarlo la montagna è per me una passione sana e insopprimibile, e in fondo l’arrampicata di oggi è l’approdo naturale e l’appagamento del bisogno di libertà di quegli anni. .

E qual’è stata la scintilla?
L’occasione per imparare a scalare è stata la partecipazione nel ‘93 ad un corso regionale di formazione: un’esperienza importante per l’apprendimento delle varia tecniche di scalata, l’uso dei materiali e delle procedure di sicurezza. Soprattutto quest’ultimo aspetto ritengo sia basilare: è importante affrontare questo nostro sport con una buona dose di consapevolezza e responsabilità, questioni che spesso sembrano secondarie ai neofiti dell’arrampicata.

Esiste una falesia dei tuoi sogni?
Certamente, e per fortuna si trova in Sardegna, altrimenti sai che stress organizzare le uscite! Sono tante le perle disseminate tra i “tacchi” di Jerzu, e sarebbe difficile sceglierne una piuttosto che un’altra, ma sono proprio queste le mie falesie preferite, che mi regalano emozioni e soddisfazioni sempre enormi, e mi fanno persino sognare!
“Isola”, “Castello” e “Palazzo d’Inverno” sono per me le falesie più belle e gratificanti della Sardegna: testimoniano soprattutto che l’ opera certosina di un apritore di vie instancabile e generoso è sotto gli occhi di tutti, o almeno di chi abbia voglia di cimentarsi con questi muri verticali dove l’intelligenza motoria e la capacità di interpretazione sono (ancora) un requisito importante.
Il tutto è poi inserito in un contesto solitario, selvaggio e silenzioso, al massimo qualche campanaccio, o l’urlo lontano di un pastore che richiama le capre quando è sera. Jerzu è per me una meta talmente suggestiva che già la partenza da Cagliari di buon mattino, alla volta delle sue pareti, mi dà sempre una sorta di euforia, mista a un lieve senso di agitazione, come quando è giunta l’ora di intraprendere un viaggio alla scoperta sicura di cose meravigliose.

E quella invece dove vai di solito?
Beh, durante l’inverno arrampico soprattutto alla Ruota del Tempo di Domusnovas, e sugli strapiombi disumani di Isili. Vedi, queste pareti dalla morfologia così diversa e dove non è raro incontrare i top-climbers del momento, mi danno entrambe la possibilità di scalare sempre su monotiri molto belli e difficili, perciò anche molto allenanti, con la possibilità di sviluppare quelle qualità (equilibrio, resistenza e continuità) che mi saranno indispensabili sulle vie lunghe durante la bella stagione.
Poi, e questo è un aspetto importante per chi ama come me scalare in compagnia, alla “Ruota”, alla “Pietra”, al “Corvo” e ora anche a Urania, si organizzano dei veri e propri meeting domenicali: tra gli scalatori e le belle scalatrici del cagliaritano non mancano mai l’allegria, gli “alè-alè” d’incoraggiamento sui tiri più duri, i segreti sui passaggi più strani, le ricette delle diete più efficaci per fare l’8a? E a fine giornata è sempre d’obbligo una tappa per birra e pizzetta!!!

Un traguardo?
Mi piacerebbe avere un buon livello a vista sui tiri tecnici e una sicura familiarità nel piazzamento delle protezioni veloci: penso che questo sia il passaporto per affrontare con tranquillità e superare con soddisfazione tutte le vie lunghe che ho intenzione di ripetere con i miei amici. Vorrei infatti raggiungere una sorta di completezza nell’arrampicata: so di essere abbastanza presuntuoso, ma vorrei arrivare a quell’equilibrio fisico, tecnico e psicologico che permette di scalare bene su tutti i terreni e in tutti gli stili: con gli spits o con i friends, purchè sulle placche, in strapiombo, fessura, calcare o granito che sia! Se solo mi avvicino a questi obiettivi entro i prossimi dieci anni, mi porti con te sui Piloni del Monte Bianco?

Un mito dell’arrampicata?
Sai, in queste cose sono piuttosto esigente! Dovrebbe essere una persona dalle indiscusse doti fisiche, psicologiche ed umane; dovrebbe avere poi notevole senso estetico nell’apertura delle vie, grandi capacità di comunicatore (autore di libri e “contents manager” sul web), nonchè possedere un trapano a batteria con carica illimitata! Mmmh, fammi pensare…

Che importanza ha l’amicizia in arrampicata?
Credo che l’amicizia sia una componente fondamentale della scalata, ed ho sperimentato che la corda ne è un ottimo “conduttore” ! Va da sè che per me l’arrampicata e l’amicizia sono un binomio inscindibile, oggi più che mai, poichè se tiro le somme, grazie all’arrampicata ho conosciuto almeno mille belle persone.
Io ho sempre arrampicato con grandi amici: Gianluca Congiu e Sabrina sono i miei partner da anni; ora che anche Sandro Buluggiu è dei nostri, siamo un team molto affiattato e regolare nelle realizzazioni: pensa che ogni volta, in falesia, il successo di uno è una gioia che si moltiplica magicamente per quattro!
Ho la fortuna di aver vissuto con Luca, Sabri e Sandro i momenti più esaltanti della mia attività di scalatore, e anche di recente ho condiviso con loro le soddisfazioni più grandi che questo sport mi abbia dato: è per questo che nel cuore non smetterò mai di ringraziarli, e vorrò loro per sempre un bene dell’anima.

Ti senti di rischiare più che nella vita di tutti i giorni?
Scusa, ma mi sembra che nella vita quotidiana si rischia ben poco! E dal momento che ho deciso di non giocare in borsa, ma ho scelto le pareti, concedimi almeno un po’ di adrenalina!!! Vedi, sono convinto che sia fondamentale affrontare le difficoltà della scalata sempre con lucidità e consapevolezza, in montagna più che altrove: una ritirata al momento giusto può valere più di qualsiasi performance; è una semplice questione di responsabilità, e un buon compagno di cordata è quanto mai prezioso in questi frangenti.

Quanto è importante per te sentirsi fisicamente in forma?
Certamente ho avuto le mie migliori performance da falesista quando ho raggiunto uno stato di forma fisica ottimale, anche se a pensarci bene c’era qualcosa nella mia zucca che girava bene, senza incepparsi nè prima, durante, nè dopo il passo chiave.
Lo slogan di un celebre spot pubblicitario dice che “la potenza è nulla senza controllo”: c’è senz’altro una mezza verità, anche perchè
L’arrampicata è un terreno dove l’ansia di prestazione o la paura sono capaci di vanificare ogni sforzo.

Se smettessi di scalare faresti…
Aiuto, che ipotesi terribile!Potrei smettere solo per le cosiddette “cause di forza maggiore” Purchè sia un forza molto maggiore della mia motivazione attuale di andare a scalare!
Comunque, dal momento che potrebbe succedere, inizialmente penserei che dopotutto ci sono tante altre cose interessanti da fare, perciò non mi perderei d’animo, poi finirei col fidanzare una ragazza che mi stressa o farei il collaudatore di giubbotti antiproiettile!

Che cosa ami di più della Sardegna?
Il vento forte di maestrale, il cielo sempre azzurro, l’oceano-mare tutt’intorno che è diventato quasi un clichè!
Ma a me piacciono soprattutto tre cose: i sapori tipici della Terra Sarda (leggi “maialetto arrosto”) e il “Sardinian Way of Life”, un modello di sviluppo ampiamente sostenibile che io stesso ho brevettato. E il terzo punto? Beh, fa ovviamente parte del secondo? .

E cosa detesti?
Come puoi vedere anche tu, le cose belle sono purtroppo bilanciate dagli aspetti negativi derivanti dall’insularità.
Forse ciò che più mi rattrista è la lungaggine e l’immobilismo della classe politica regionale di fronte ai problemi endemici che ci affliggono, soprattutto per quanto riguarda la siccità, gli incendi estivi, i trasporti, la viabilità interna, i parchi, eccetera eccetera eccetera?

Vorresti vivere e scalare altrove?
Non saprei, forse sì! Ma solo temporaneamente, e a patto di farlo con gli stessi cari amici e con lo stesso spirito di allegria e spensieratezza che ci accompagna qui, tra le pareti sarde!

Secondo te gli arrampicatori sardi sono:
Lascio rispondere ai tanti visitatori della nostra terra, però, se vuoi, ti dico come sono le arrampicatrici ?!!!

Ti piace la concezione attuale della scalata?
Vedo con gioia che l’arrampicata è attualmente in una fase di enorme sviluppo tecnico-sportivo, e si sta raggiungendo un pubblico più vasto che mai. Mi fa altrettanto piacere che vengano infrante le barriere di ieri, e che di conseguenza si stiano superando tanti tabù. Anche le nuove specialità, come il boulder, le considero un’importante ampliamento della scalata, e anche il più stimolante metodo di allenamento specifico mai introdotto nell’arrampicata.
Se da un lato provo enorme ammirazione per quegli arrampicatori extraterrestri capaci di performance inimitabili, insomma dei veri e propri “pionieri dello sforzo”, io coltivo una particolare forma di adorazione per coloro che riescono a portare il free-climbing e l”alta difficoltà in quota o su grandi pareti inesplorate: mi riferisco alle vie aperte in questi ultimi anni, dalla Patagonia al Pakistan e sulle nostre Alpi: rientra sicuramente in questo genere di grandi performance e obiettivi sportivi di altissimo livello anche “Nero su Bianco”,la via ABO che di recente tu hai aperto in stile “pulito” sull’Aiguille Noire du Peuterey: penso che aprire una via del genere, sia veramente una forma sublime di modernità.
Mi sembra che, se ci pare, l’arrampicata si può anche ridurre alla semplice scalata di un monotiro o di un masso, ma perchè non guardare più avanti?
Noi dilettanti, così spesso attratti dalle mode e dall’illusione di facili traguardi, se vogliamo crescere come arrampicatori (e uomini) dovremmo avere il coraggio di confrontarci di più sugli obiettivi, e un po’ meno sui gradi francesi !!!

E le gare?
Belle, spettacolari, emozionanti? Speriamo di vederle presto anche alle Olimpiadi !

Ma in fondo cos’è per te arrampicare?
Mmmh, questa mi sembra la domanda più difficile di tutte ! Vediamo un po??
Indubbiamente, arrampicare è per me un’esperienza di cui non vedo ancora i confini.E’ soprattutto un “luogo” per ascoltare, una distanza da “abitare”, con altruismo, lealtà, sincerità. Senza queste cose l’arrampicata sarebbe solo una gara tra le tante che dobbiamo disputare.