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Testo di Pasquale Cassese
Foto di Marco Marrosu

Se qualcuno dovesse prendere un elenco telefonico e, così tanto per fare, si mettesse a cercare in tutta la Sardegna quanti signor Ruiu esistono, ne troverebbe a centinaia. Se poi, ormai in preda al panico e a crisi ipnotica, decidesse di cercare la stessa parola sulla cartina geografica della Sardegna, beh.. a quel punto potrebbe cominciare a disperarsi! Sono innumerevoli i sassi, cocuzzoli, colline, montagne che prendono questo nome. Ruiu, cioè Rosso in traduzione simultanea, è il tronco del sughero dopo che viene estratta la corteccia, Ruiu è il tramonto o uno dei colori dell'arcobaleno ma Ruiu in Sardegna è soprattutto il suo granito. La Sardegna è una delle aree granitiche più grandi d'Italia ed è normale che "l'immensa fantasia" popolare abbia dato il nome Ruiu a tutti i monti che avevano questo colore (cioè centinaia). Il Monte Ruiu in cui vi consiglio di andare è fatto di uno splendido porfido rosso, bello compatto e granulare come piace a noi, dista una decina di chilometri dal mare, un paio da delle terme di acqua calda e un chilometro dal paese più vicino. E' il Monte Ruiu di S. Maria Coghinas (SS) e su di esso sono state tracciate quattro vie di arrampicata classica "veramente simpatiche" (cioè portarsi dietro nut e friend e saperli usare!! Il trapano a casa). Per raggiungerlo si prende la strada che collega Porto Torres a S. Teresa di Gallura, si svolta per S. Maria Coghinas e poco dopo aver passato il paese, si prosegue verso Viddalba, si passa un ponte e poi si svolta subito a destra salendo verso Giuncana. Il Monte (più Ruiu di così..) è di fronte ai vostri occhi e il versante da raggiungere è quello Nord. Si lascia la macchina nel punto più vicino alle pareti e si prosegue a piedi per mezzora salendo obliquamente verso le pareti di destra per un sentiero poco tracciato. La cima più elevata si chiama Punta Manna e la si raggiunge lungo la cresta di destra, ma la più impegnativa ed interessante è la cima secondaria che sorge sull'abitato di Giuncana, quella di sinistra. Questa, vista dalla strada, ha la forma di una Y, infatti nasce da un pilastro centrale e si divide in due creste che si ricongiungono più avanti in uno splendido pilastro finale non visibile. Roccia ottima e particolare, andateci fiduciosi…e dopo una bella arrampicata, tornando verso Viddalba, un chilometro prima del ponte, svoltate pure nella stradina a sinistra che porta alle Terme di Casteldoria dove, oltre un ponte di legno lungo la sponda del fiume Coghinas, l'acqua sulfurea allevierà le ferite di guerra e rilasserà i muscoli irrigiditi dallo sforzo.

Il Dente di Caino, passaggio sul primo dente (Foto M. Marrosu)
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