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(1994)
IGLESIENTE
SULLE ROCCE PIU' ANTICHE D'EUROPA
Arrampicata
sui calcari della Sardegna sud-occidentale di Maurizio Oviglia Pubblicato
da Alp n. 116, 1994
Quando
si parla di Sardegna moltissimi associano l'isola al mare, alle coste
e alle spiagge di sabbia dorata ed acqua cristallina. Per alcuni però
c'è un altra Sardegna, fatta non solo di spiagge più o meno affollate,
ma anche dal Supramonte, un nome che solo a pronunciarlo evoca mistero
e antica preistoria, un territorio che regala immagini di luce accecante
di calcare e vuoto di scogliere. Per quasi tutti la Sardegna si ferma
qui, come qui finisce per i depliant e le guide turistiche e anche per
tanti che pure credono di conoscerla molto bene! Tuttavia, a dispetto
di chi crede di conoscere già tutto e si ferma alla crosta delle cose,
è bene dire che ci sono terre che hanno al loro interno dei microcosmi
così diversi dagli stereotipi comuni che per quasi tutti essi e come
se non esistessero: il destino di questi fazzoletti di terra non può
essere che l'oblio, come tutte le cose che vivono ai margini di questo
nostro mondo, lontano dai riflettori e dal business turistico. Può far
sorridere pensare che un'isola "piccola" come la Sardegna possa avere
tanti angoli sconosciuti, tanti luoghi ancora da scoprire: fa sorridere
appunto quanti hanno un'immagine sterotipata della Sardegna e non hanno
mai pensato di andare un po' più in là, magari solo dietro l'angolo,
dietro quelle "insignificanti" montagne che degradano nell'azzurrissimo
mare... Per i turisti c'è una Sardegna del nord ed una del sud: il nord
evoca la Costa Smeralda, i panfili e le calette scintillanti, per qualcuno
anche il granito dalle forme più bizzarre, il bestiario di pietra più
grande del mondo... Se chiedete a qualcuno di parlarvi del sud c'è certamente
chi vi dirà del Supramonte (che a sud non è), del Campidano (reminescenze
del sussidiario delle medie), o di Villasimus, unica località balneare
della costa sud ad aver "sfondato" nel turismo di massa; senza contare
poi tutti quelli che si ricordano ora di Cagliari solo perchè la squadra
di calcio è in serie A... E sì, il sud, come spesso accade, non ha avuto
molta fortuna ed è rimasto un po' indietro e un poco sconosciuto! Ciò
che mi ha sempre incuriosito è che così è stato anche per gli arrampicatori,
certo anche loro turisti, abbagliati anch'essi dalla pubblicità e dalle
agenzie turistiche. Stipati negli alberghi ed appartamenti di Cala Gonone
si accodano, tra un'arrampicata e l'altra, alla ressa per vedere l'ultimo
esemplare di foca monaca, che peraltro pare non esista più...Invece,
poco più a sud, tutto rimane deserto e viene volentieri lasciato solo
a noi che viviamo così in basso, a un tiro di schioppo dalla Libia e
lontano mille miglia dai depliant. E mi si chiede che cosa ci possa
essere di così interessante per scendere fin laggiù, spesso mi si domanda:
"ma ne vale la pena?". Ma ai lati della città di Cagliari esistono due
zone che sono tra le più recondite ed affascinanti della Sardegna i
cui nomi certamente non vi diranno nulla. Ad est c'è il Sàrrabus, un
territorio selvaggio fatto di foreste e blocchi enormi di granito ...e
di cui vi parlerò forse un'altra volta. Ad ovest invece l'Iglesiente,
una terra sconvolta dalle miniere ma che ha saputo mantenere una sua
anima così diversa e particolare dal resto dell'isola da essere dimenticata
a tutti, quasi dai suoi stessi abitanti. Per gli arrampicatori di Cagliari
l'Iglesiente è tutto, più che ogni altra zona di arrampicata dell'isola.
Iglesiente vuol dire sud, anche se sta ad ovest della città, e sud perchè
qui è nata la loro arrampicata, un'arrampicata che non ha nulla del
nord, tanto diversa dal Supramonte quanto lontana dalla Gallura da farne
una cosa a sè stante. Qui sono nati i sogni dei cagliaritani, siano
stati essi di atleti da competizione che di grandi alpinisti, sogni
che hanno preso lentamente forma esplorando centimetro per centimetro
gli sterminati boschi divorati dagli incendi alla ricerca di piccole
e grandi rocce rosicchiate dalle miniere. L'arrampicata, per la maggior
parte di loro, è cominciata con una gita domenicale a Punta Pilocca
o a Chinatown per toccare con mano la roccia infiammata dal solleone
del profondo sud italiano, senza montagne e cime da conquistare, lontano
dai freddi graniti del Monte Bianco e dalle fragili architetture dolomitiche.
Ed è questa forse l'essenza dell'arrampicare al sud: una roccia vecchia
milioni di anni che nessuno ha mai guardato e una cordata che la sale,
senza che nessuno si curi di loro e del come lo fanno, del perchè lo
fanno. La loro traccia può rimanere non seguita per addirittura decenni...
Per noi che viviamo a Cagliari l'Iglesiente sta a 40 minuti di superstrada
e ad arrampicare ci possiamo andare quando vogliamo, magari appena svegli,
nella pausa di pranzo o all'uscita dal lavoro nelle sere d'estate. Per
noi le pareti sono così diverse che raramente ne accoppiamo la visita,
una mattina per una, un altro pomeriggio per la vicina... Ci sono però
falesie per un'intera stagione, alcune vanno addirittura in letargo
come San Giovanni, altre rivivono alle prime piogge d'autunno ma poi
magari a Natale ti capita di essere tutto solo... Ma mi rendo conto
di scrivere per i pochi che l'Iglesiente lo vogliono visitare e comunque
sono conscio che questo scritto non cambierà certo le cose per queste
terre. Non ci sarà superfrequentazione, non si farà la coda sulle vie,
l'ambiente rimarrà fortunatamente intatto: per quei pochi che hanno
acquistato un biglietto di andata e ritorno ai prezzi modici che si
addicono alle zone meno "in", sono ben lieto di accompagnarli, e se
avranno voglia di seguirmi, una stradina li porterà sotto a tutte quante
queste pareti, una dopo l'altra. Però, come spesso accade, le porte
del Paradiso non si aprono per tutti. Questa volta rimarranno fuori
quanti possiedono la sedici valvole o la station vagon, a malincuore
saremo costretti ad ammettere i fuoristradisti non nascondendo che ci
sono più simpatici i proprietari di utilitaria, magari senza troppe
pretese di riportarla con la carrozzeria lucente nei garages di grigie
città del nord... Ad ovest del Campidano una piccola pianura si spinge
quasi fino al mare: è la piana del Cixerri, compresa tra le montagne
dell'Iglesiente e quelle del Sulcis. Quasi sul fondo è adagiata la città
di Iglesias mentre poco prima il paese di Domusnovas appare quasi aggrappato
alle ultime propaggini dei monti. Il nostro itinerario parte di qui,
ma bisognerà che vi siate ricordati di allenare bene le dita nelle vostre
falesie dietro casa perchè in caso contrario non arriverete alla fine
del giro e sarete costretti ad una delle tante scappatoie possibili.
Le ultime case di Domusnovas sono appena dietro di voi quando già vedete
di fronte la parete di Chinatown, una lavagna di placche grigie alta
circa 100 metri. La strada raggiunge quasi subito la grotta di San Giovanni,
una delle cavità più particolari del mondo perchè attraversate interamente
dalla strada carrozzabile (è da segnalare però un recente progetto che
prevede la chiusura della strada per rendere turistica - ed economicamente
vantaggiosa - la grotta). Prima della grotta salite su una strada lastricata
alla chiesetta di San Giovanni, e di qui, attraverso un bosco di ulivi
secolari, potrete agevolmente visitare le falesie di Zerolandia e di
Chinatown.. L'arrampicata è piacevole e solare, il calcare splendido
e lavorato: pensate che state arrampicando sulla roccia più antica d'Europa,
550 milioni di anni! Chissà se nel corso del tempo queste rocce hanno
visto arrampicare anche i dinosauri come fanno oggi le lucertole? All'ingresso
della grotta il settore di Canneland è evidentemente molto esposto ai
furti di placchette se nel giro di due mesi sono scomparse due intere
vie comprese le soste. E' un vero peccato che gli speleologi della zona
non abbiano capito bene le differenze tra l'arrampicata e la speleologia
e l'importanza dell'attrezzatura in loco per gli scalatori. Un motivo
in più per usare i fittoni resinati, dirà qualcuno, ma se i furti continueranno
potremmo sentire un irresistibile impulso a riempire di resina le grotte,
così anche gli speleologi saranno costretti ad imparare ad arrampicare...
Sopra Canneland , che offre comunque tiri altamente spettacolari, due
nuovi settori molto popolari e frequentati offrono possibilità di prendere
contatto con la roccia di Domusnovas: Puerto Escondido non è poi così
nascosto se qualche teppista del luogo si è divertito a tentare di colpire
gli arrampicatori con una fionda! Ma non spaventatevi troppo, la bellezza
delle placche di calcare grigio vi ripagheranno ampliamente del rischio
corso. Poco sotto ecco l'Arrampicantro, una piccola falesia che rivela
inaspettatamente tiri molto belli a "reglettes", stile molto apprezzato
dagli strapiombisti in vacanza sulle placche (è un po' come vedere gli
alpinisti sulla spiaggia...). Il passaggio sotto la grotta è lungo 800
metri e nell'oscurità più completa con qualche macchina di coppiette
ferma ai bordi della strada (ma cosa ci sarà di così romantico?), avrete
certamente tutto il tempo di immaginare dove mai si sbucherà... Vi trovate
ora in una valle molto più verde di quella che avete lasciato, una valle
costellata da pareti di calcare grigio e rossastro. Dopo una curva e
alla vostra destra ecco la Ruota del Tempo una parete difficile e selettiva.
Si arrampica in strapiombo ma serve ugualmente tecnica e dita robuste,
le vie di alta difficoltà sono davvero molte! C'è chi l'ha per questo
ribattezzata "Ruota delle Torture", tuttavia mi permetto di osservare
che il posto ha un'anima particolare e si fa amare man mano che vi si
ritorna. Altri invece ci vanno ad arrampicare solo quando piove (è talmente
strapiombante che...) e per questo la detestano. Ma non si può dire
che questa sia la sua veste migliore e qualunque falesia è brutta e
repulsiva nelle giornate uggiose: in queste giornate si registra in
ogni caso il pienone e la falesia viene scherzosamente chiamata la "Ruota
del Cattivo Tempo..." Ma quando torna il sole ed il maestrale riprende
a soffiare ecco che la roccia diventa di un'aderenza perfetta: alla
base delle rocce ora non è rimasto che qualche ottavogradista che si
cimenta con una delle bellissime lunghezze estreme che solo questa falesia
sa offrire. A questo proposito il settore destro della parete offre
dei veri gioielli di continuità, un concentrato di placca, strapiombo
e piccoli bulder sulle dita! Dalla base della falesia vedrete rocce
tutt'intorno, settori di placche e di strapiombi, grottoni srapiombanti
ed ogni altro ben di Dio! Rassicuratevi, è tutto ancora vergine, questa
è la nostra riserva di caccia per il futuro! Ma una piccola novità ve
la svelerò con un po' di anticipo: di fronte alla Ruota una piccola
parete grigia ospita già i semi che in estate (è esposta a nord) germoglieranno
con una quindicina di tiri su splendido calcare a gocce. Sherwood è
un piccolo gioiello rimasto intatto fino ad ora ma che offre buone premesse
per il futuro: chissà mai perchè le cose che stanno sotto gli occhi
di tutti si vedono sempre per ultime? Se avrete ritrovato integra la
macchina (questa volta non sono gli speleologi, ma a Domusnovas ci dev'essere
un'epidemia di cleptomania) potrete proseguire lungo la parte più bella
del nostro giro, un tuffo nel passato prossimo del massiccio sfruttamento
minerario della zona. La strada diviene sterrata e tra boschi ed antiche
costruzioni di minatori raggiunge l'amena località di Sa Duchessa, un
posto che se fosse in Corsica avrebbe già due ristoranti, quattro campeggi
e un muro di arrampicata. Invece per ora c'è solo prato con cartucce
di fucile e un cartello in legno voluto dagli scout che invita al rispetto
della natura: sorge spontaneo il dubbio che bisognerebbe prima insegnare
agli abituali frequentatori di quale natura si tratta... Ma ecco che
la strada si fa ripida e piena di resti di coppe dell'olio e marmitte
di quanti hanno ignorato l'avvertimento che davo poc'anzi e si sono
avventurati ugualmente per questi luoghi con le macchinone. Per chi
sopravviverà ci saranno ancora boschi e paesaggi lunari, il villaggio
disabitato di Arenas, un posto veramente abbandonato dal tempo. Oltre
una zona di scavi e sulla destra ecco apparire Punta Pilocca una delle
pareti più belle di tutto il sud. Su roccia veramente DOC si sviluppano
itinerari di placca veramente splendidi, ma si va anche sino ai 95 gradi
di Cotton Club una delle vie più belle della Sardegna. Scagliette, lamette
e conchette sono gli abitanti di questi calcari millenari che hanno
saputo catturare il cuore di uomini che qui hanno passato quasi la metà
dei loro giorni: ogni via ha per loro un significato, corrisponde ad
un periodo, ha il sapore della gioia, della nostalgia o del dolore.
Perchè Punta Pilocca non è nata da qualche occulta sovvenzione delle
casse della Regione, ma dalle tasche degli stessi arrampicatori e nel
giro di 10 anni! Ecco allora un chiodo comprato con lo stipendio di
un giovane professore, uno spit acquistato con l'esigua paga di un militare,
una catena frutto di una colletta dei fans di Punta Pilocca. Poco più
in là una via di quinto attrezzata con luccicanti fittoni è il frutto
della voglia di far divenire l'arrampicata alla portata di tutti, una
pratica certamente recente ma che qui a Punta Pilocca data già sette
anni! Ma proseguendo il nostro viaggio si giunge al Tempio di Antas
e poi, ripresa la strada asfaltata verso Fluminimaggiore, alla grande
parete di Gutturu Pala, la più alta della zona. E che dire delle enormi
possibilità ancora non sftruttate e delle due vie lunghe dai 5 ai 7
tiri su roccia bellissima? Lo scoprirete da soli nelle attese alle soste,
quando lo sguardo vagherà per boschi e montagne senza incontrare una
sola anima viva! Oltre Flumini ecco il mare e una spiaggia che pare
Copa Cabana, senza i grattacieli naturalmente. Portixeddu è un posto
bellissimo quanto fuori mano, ecco perchè il piano di rilancio turistico
non ha per ora attecchito. Poco più in là il desolante paese di Buggerru
tradisce tutta la miseria di un'economia locale andata in pezzi con
la chiusura delle miniere e offre uno stridente contrasto tra le bellezze
della costa e le brutture degli scavi a cielo aperto con le ferite inferte
dalle mine. La scogliera di Buggerru pare un grosso relitto di marmo
lucente aggrappato ad un blocco di terra completamente traforato dalle
gallerie. Su di essa c'è spazio per piccole-grandi aventure di chi non
ha mai tolto quel moschettone con i nuts dall'imbragatura, oltre qualche
forte emozione nell'avvistare i branchi di saraghi o i pesci che volando
a pelo d'acqua fuggono da qualche grosso predatore. Quando arrivano
le mareggiate portate dal forte maestrale tutto appare poi più irreale
e la forza del mare fa tremare tutta la parete, cercando di strapparti
dalla roccia ad ogni momento. Lo sguardo si perde tra i flutti e la
schiuma, un continuo ondeggiare che fa girare la testa e che fa riguadagnare
l'orlo con le ginocchia, lasciandoti a guardare l'orizzonte e il cielo
per un po'... Ma se Buggerru è il selvaggio e l'avventura Masua è la
copia di questa addomesticata dagli spit posti diligentemente su pareti
da monotiro di calcare eccezionale. Gocce d'acqua grosse come bicchieri
e lisce lavagne di roccia bianca si tuffano nel mare cristallino al
cospetto del Pan di Zucchero, un'isolotto che regala pure esso belle
arrampicate in ambiente da sogno. Le vie di Masua sono tutte molto belle
ma hanno poco a che fare con l'alta difficoltà: signori dell'8 tenetevi
alla larga perchè qui non c'è spazio per resina ed appigli di plastica;
la roccia si presenta ai vostri occhi non più che verticale! Qui è piuttosto
il regno degli arrampicatori romantici, persi continuamente ad osservare
il mare quando fanno sicura, che si risvegliano solo parzialmente al
grido di "cordaaa!" del compagno... E non mancano le belle vie lunghe
(fino a 5 tiri) interamente spittate dal basso e che mantengono un po'
di brivido qua e là, tanto per non far calare troppo la pressione! Dopo
Nebida la scogliera finisce con la spiaggia di Fontanamare, lontano
ricordo delle spiagge da surf della California. Ma chi l'ha detto che
le spiagge californiane sono più belle? A me non sono sembrate tali
e le onde del Pacifico mi sono parse solo un po' più grandi di quelle
nostrane... Si ritorna ora verso terra e sulla destra c'è ancora San
Giovanni, un centro di scalata posto sopra la miniera omonima. Quando
vi incamminate verso le pareti pensate almeno un attimo ai minatori
che occupano la miniera 300 metri sotto i vostri piedi, ai mille dolori
di una causa persa in partenza, per il diritto ad un posto di lavoro
che non sia necessariamente sottoterra. Si dice che lo sfruttamento
non è più economicamente conveniente, ma che alternative di lavoro può
offrire questo angolo d'Europa dimenticato da tutti? Ecco perchè c'è
chi vorrebbe staccare la Sardegna e il sud dell'Italia per attaccarlo
magari all'Africa: certe realtà fanno male e vorremmo tutti dimenticarci
che esistono al momento buono, proprio quando si tratta di ricostruire
ciò che si è distrutto con anni di sfruttamento indiscriminato. San
Giovanni è il cuore delle miniere e l'arrampicata non sfugge da questo
contesto di desolazione ed abbandono. Il terreno sotto le pareti sprofonda
di tanto in tanto e le rocce si alzano minacciose sopra la gigantesca
gruviera che ospita ogni mattina i minatori, scesi una volta di più
senza la certezza di un futuro. Anche il nostro salire sulle rocce appare
ancora più privo di senso e viene voglia di scappare, nonostante la
roccia splendida e i bei movimenti, malgrado il fresco che solo qui
permette di arrampicare nelle torride estati cagliaritane. Oltre una
galleria ecco Iglesias e poi Domusnovas, a conclusione del nostro giro;
ma forse avete ancora tempo e voglia per visitare il piccolo centro
delle Ombre Rosse , una simpatica paretina persa nelle campagne di Iglesias
che regala, sempre su splendida roccia, una manciata di belle vie. Adesso
avete un'idea di quello che è l'Iglesiente per l'arrampicata del sud
della Sardegna, un grosso centro con decine di pareti e più di 350 vie
attrezzate con i più moderni criteri. Vi sarete domandati forse a chi
dovete tutto questo, chi ha finanziato le migliaia di chiodi presenti
sulle vie, chi le ha attrezzate, chi ha scoperto le pareti e chi ha
liberato le vie... Per una volta la storia ed il balletto dei piccoli
e grandi personaggi, delle loro glorie e vanità, può passare in secondo
piano... Preferisco che tocchiate con mano ciò che l'Iglesiente è e
vuole essere, un grande parco per l'arrampicata alla portata di tutti
come pochi ve ne sono in Italia, voluto e fatto da chi questi luoghi
li ha amati e frequentati in ogni momento, finanziando la propria passione
ed i suoi sogni con le proprie tasche... E a chi è curioso di sapere
la storia di questi luoghi non rimane che ascoltarla dai protagonisti
stessi, magari alla base delle falesie tra una arrampicata e l'altra!
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