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(1993)
LA
FORZA & LA TECNICA
Viaggio
da un'opposto all'altro dell'attuale arrampicata attraverso le falesie
di Isili e Jerzu, i centri di arrampicata sportiva più promettenti della
Sardegna. di Maurizio Oviglia Pubblicato dalla Rivista Alp n. 95, 1993
Sarà pure un futile pretesto per tornare a scrivere di queste splendide
falesie, ma la cosa che mi viene in mente quando penso a questi due
meravigliosi luoghi di scalata è senz'altro la loro caratteristica di
trovarsi ai due poli opposti dell'arrampicata moderna. Distanti non
più che qualche decina di Km in linea d'aria, in queste due aree di
arrampicata della Sardegna, certamente tra le più promettenti e ricche
di possibilità, vi si trovano infatti itinerari che richiedono tecniche
d'approccio e filosofie completamente diverse. Parlare delle placche
di Jerzu e degli strapiombi di Isili potrà sembrare fin troppo banale,
tutti ormai sanno che ogni centro di arrampicata ha le sue caratteristiche
e per giunta l'Italia pullula di falesie anche molto diverse poste a
pochi km di distanza tra loro. Tuttavia, nessuno si domanda però cosa
ci sia al di là della pura constatazione che una via è strapiombante
e che un'altra non lo è, che l'una richieda forza per essere superata
e l'altra necessiti piuttosto della tecnica. Pochi poi si occupano di
stabilire fino a che punto le tendenze attuali siano quelle di prediligere
i centri di arrampicata atletici a scapito di quelli tecnici o di tracciare
l'identikit dell'arrampicatore tipo di questi due terreni. Da questa
analisi, che potrebbe toccare infinite problematiche di ordine tecnico
ed etico, potrebbe scaturire un ritratto dell'arrampicatore del futuro,
con le sue paure, i suoi progetti, i suoi terreni preferiti. Molti a
questo punto commenteranno che non ha nessun senso occuparsi di questi
problemi "tecnici" quando ne esistono di ben più pressanti, quali la
nota querelle sull'uso dello spit o la richiodatura delle vie classiche...
E poi, si potranno piantare gli spit in montagna? E dove finisce la
falesia e comincia la montagna? A me pare che di questo si parli fin
troppo, anzi, che le troppe voci creino al fine una confusione senza
precedenti... Che l'arrampicata di falesia ben protetta esista è ormai
una certezza, ma non sembra che se ne parli poi molto, al di là delle
cronache e dei resoconti delle competizioni! Certo, le falesie e le
file di spit sono lì, basta salirle. Per sapere dove sono ci sono le
guide e...che altro c'è da dire? Ma delle migliaia di praticanti, dei
loro problemi, dei loro sogni e perchè no, dei loro desideri, chi ne
parla? Sappiamo tutti molto bene che tizio ha fatto l'8c dopo tot tentativi
e che Caio ha ripetuto la tal via a vista eccetera eccetera, ma non
sappiamo, per esempio, qual'è la falesia preferita dagli arrampicatori
italiani, che sono pur sempre decine di migliaia. Come non sappiamo
qual'è il loro terreno preferito, se preferiscano arrampicare in montagna
o in riva al mare, alla periferia della città o a decine di chilometri
dalla strada più vicina. E sulle prese artificiali o su quelle naturali,
sulle placche o sugli strapiombi? Sembra che esista un solo prototipo
di arrampicatore: l'ottavogradista. Esso è assunto come modello, colui
da imitare, dimenticando che gli arrampicatori non sono tutti come lui,
hanno non solo le dita e i bicipiti diversi da i suoi, ma molto spesso
, e per fortuna, anche la testa. Tutto ciò che ho detto ha un legame,
seppur sottile, con la mia esperienza di attrezzatore delle due falesie
di cui parlavo poc'anzi. Dal primo giorno che le ho viste mi sono innamorato
di queste rocce, le ho curate (qualcuno dirà rovinate, ma non importa)
e accudite con tutta la mia passione fino a farne dei centri di arrampicata
conosciuti ed apprezzati in tutta Europa. Dai giorni in cui le salivo
in solitune, infatti, oggi vi posso incontrare arrampicatori francesi,
tedeschi, svizzeri, cecoslovacchi ecc., ognuno con la sua esperienza,
le sue gioie, le sue emozioni, le sue aspettative. A chi obietta che
basta andare a Finale o a Ferentillo per immergersi in questo bagno
di folla cosmopolita, dirò che in questi luoghi è raro se non impossibile
parlare e conoscere le persone. Gli arrampicatori, in quelle falesie,
non parlano con gli altri, a volte non si salutano nemmeno... Quando
ci si ritrova in due o tre alla base di una falesia, invece, ecco che
è più facile capire chi è questo "fantomatico" falesista degli anni
90 e cosa va cercando quaggiù. Ho conosciuto sotto le falesie di Jerzu
e Isili decine di arrampicatori e per me è stata una delle esperienze
umane più significative della mia vita, tanto da dare un senso al mio
continuo attrezzare tiri su tiri. L'arrampicata moderna in falesia non
può prescindere da chi viene dopo di te, deve avere per forza un fine
sociale, altrimenti non è che una contraddizione. Il vecchio motto "arrampico
per me stesso" non è più vero sino in fondo quando si va in falesia,
perchè comunque ci si riscontra con gli altri, con chi ha creato l'itinerario,
con chi lo ha salito prima di te e con chi lo salirà dopo. Partendo
da questa considerazione, ci si può interessare su cosa l'arrampicatore
moderno si aspetti da una falesia... Storie di arrampicatori Quando
gli arrampicatori scendono per la prima volta nella valletta di Isili
rimangono impressionati soprattutto dagli strapiombi. La roccia strapiombante
è sempre stata considerata ostica; il calcare giallo, tipico degli strapiombi,
sinonimo di roccia marcia, poco sicura. Eppure, da qualche anno a questa
parte, lo strapiombo sta conoscendo un successo strepitoso presso larghe
masse di arrampicatori. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che è più
facile e più veloce progredire in forza (grazie alle moderne tecniche
di allenamento) rispetto che in tecnica. Inoltre lo strapiombo oppone
generalmente meno difficoltà di lettura della roccia che la placca.
In poche parole, se hai la forza hai buone probabilità di salire e di
divertirti molto! Isili ha tutto ciò che fa per questi arrampicatori,
che trovano qui gli appigli netti che desiderano e che, nelle falesie
di casa loro, non sono mai abbastanza. L'appiglio netto dà infatti la
garanzia che la salita sia a quel punto solo una questione di resistenza,
il parametro più facile da ottenere e dominare. Ho conosciuto ragazzi
che hanno passato intere giornate sugli strapiombi del Corvo Solitario,
lanciando ogni tanto gridolini di gioia. Avevano trovato la maniera
di appendersi con i piedi e lasciare le mani nel vuoto! Ai tedeschi
e agli svizzeri piace molto questo tipo di arrampicata: quando li incontri
alla base ne parlano sempre con entusiasmo. I loro inverni sono freddi
e lunghi e, mettere a frutto i loro allenamenti invernali su uno strapiombo
solare, è per loro il massimo della soddisfazione. Thomas, un forte
arrampicatore tedesco, è rimasto stregato dai tetti di Isili. La sua
progressione è fluida ed elegante, quasi sempre dinamica. Si muove quasi
con la certezza che l'appiglio successivo sarà fondo e si farà tenere
facilmente. Certamente è questo che gli piace, la possibilità di provare
un infinito senso di leggerezza, il vuoto sotto, una sensazione di forza
infinita... Roberto invece viene dall'Italia del Nord. Anche a lui piacciono
gli strapiombi e quasi tutti gli anni viene a Isili. Lui, a differenza
di Thomas, preferisce i passaggi violenti, quelli in cui si rimane appesi
ai monoditi e ai biditi con i piedi nel vuoto. La sua forza gli dà la
possibilità di dominare questi passaggi e molto spesso riesce anche
a farli a vista. Prima li scruta per una ventina di minuti, poi li attacca
in un'azione che non dura mai più di tre o quattro minuti. Alla fine,
soddisfatto, si frega le mani, per lui Isili è una dimostrazione di
forza e un terreno di gioco infinito. Guardando in giro immagina già
ciò che proverà il prossimo anno e fa costantemente progetti di ritorno.
Ma se ti sposti di qualche chilometro trovi Jerzu, un'immensa zona di
pareti di calcare giallo e grigio. Jerzu è il regno del tecnico perchè
a Jerzu, gli strapiombi sono quasi tutti inscalabili. Jerzu è la mia
falesia preferita e forse il luogo che amo di più. Lo sento mio, più
della mia casa, perchè ne conosco ogni angolo meglio della mia casa.
Come mia è l'arrampicata che questa roccia propone. Qui è il contrario
di Isili, niente strapiombi e tante placche, quasi sempre verticali.
Gli appigli poi, sono di un'infinità di forme! Buchetti, scagliette,
lamelle, conchette e chi più ne ha più ne metta! Gli arrampicatori che
passano a Jerzu sono quasi tutti stati anche a Isili e alcuni di essi
li senti esclamare: "qui si che è la mia arrampicata!". Purtroppo però
lo stesso non si può dire degli amanti di Isili, che quasi mai passano
a Jerzu. L'arrampicatore tecnico e amante di Jerzu è quasi sempre un
ex alpinista o uno che d'estate fa vie in montagna o su granito. Molto
spesso però, capitano anche arrampicatori molto bravi e dediti solo
all'arrampicata sportiva. Jerzu non è il regno dei tedeschi e degli
svizzeri, vi trovi soprattutto i veneti e i lombardi, qualche volta
i laziali e spesse volte i trentini. Se parli con loro, sono capaci
di raccontaarti tutte le vie che hanno fatto nella loro vita o di parlare
tutta la sera dei movimenti di una via. Per loro Jerzu è un paradiso
perchè ogni via è un universo da capire. La roccia è sempre bella e
ovunque ti giri lascia intravedere una miriade di nuove possibilità,
il che ti dà la sensazione di una libertà infinita. L'ambiente circostante
colpisce la fantasia e questi arrampicatori, che sono dei romantici,
ne rimangono soggiogati. Alcuni ti parlano dei paesaggi western, altri
di quelli preistorici... In ogni caso il loro sogno è in un posto come
questo, lontano dalle folle, dalle città e in mezzo alla natura, con
tanta roccia intorno... Un giorno ho assicurato Paolo, che veniva da
Venezia, per un'ora su uno stesso tiro che stava provando a vista. Quando,
dopo essere riuscito finalmente a capirne i movimenti, raggiungeva la
sosta, la sua soddisfazione era al culmine. Era riuscito a decifrare
una via difficile al primo colpo, la sua era stata una vittoria della
mente oltre che dei muscoli! Su queste falesie ci sono decine di avventure
come queste, ma sono pochi gli arrampicatori che se le possono permettere,
perchè sempre di meno sono quelli che hanno la possibilità di apprezzare
posti come Jerzu, dove il salire è veramente la somma dell'arte arrampicata...
Ma alla fine di questa indagine su cosa preferisce l'arrampicatore d'oggi
cosa possiamo concludere? Scontata la risposta: da una parte gli strapiombisti
di Isili e dall'altra i placchisti di Jerzu. E' vero, forse facendo
i conti osserviamo che oggi la tendenza è quella di prediligere le falesie
strapiombanti, ma è anche evidente che tantissimi cercano, al di là
della placca o dello strapiombo, il rapporto con la roccia e l'ambiente
circostante. In tutti questi ragazzi venuti per arrampicare in Sardegna
vi è la ricerca quasi spasmodica di un posto in cui è ancora possibile
trovare una propria dimensione, dove veramente ci si costruisce da soli
il proprio rapporto con la struttura minerale, senza modelli precostituiti.
Quindi, al di là dei chiodi, degli spit, degli strapiombi e delle placche,
delle vie classiche e di quelle moderne, al di là del tempo e della
storia, rimane un uomo e una parete, piccola o grande che sia, con un
grande spazio intorno... Ed è questa la grande ricchezza da preservare
e il desiderio segreto di ogni climber!
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