|
Sono
un'arrampicatore ormai veterano, ho toccato roccia per la prima volta
12 anni fa e iniziando dal terzo grado con gli scarponi. Ho progredito
lentamente (non come si fa oggi), sono passato attraverso il quarto
il quinto e il sesto grado, i nut, i friend, l'A4 e le solitarie integrali.
Oggi posso dire di aver salito più di un duemila vie e ho saggiato di
recente il livello 8, pur non essendo un professionista. Arrampico in
ogni minuto del mio tempo libero e su ogni tipo di roccia, la mia grande
passione è attrezzare vie, ne ho aperte quasi 350! Eppure, dall'alto
della mia esperienza ho ancora delle pecche... Ebbene sì, un piccolo
problemino c'è...e mi vergogno un po' a dirlo! E' che quando sono in
visita ad una nuova falesia, sempre più spesso mi capita...sigh... di
cadere sul 6a! Eppure, forse troppo prematuramente, già nel 1982 mi
ritenevo capace di salire su...quasi tutte le vie di questo grado! Cosa
mi è successo? Per fortuna che quando ricomincio dal 7a in su va tutto
meglio... Ciò di cui sto parlando non è un'invenzione della mia penna
ma introduce ad un problema reale delle nostre falesie: la valutazione
delle vie, o meglio la cattiva valutazione di alcune di esse. Eterna
controversia e argomento di dibattito un po' di tutti, chissà perchè,
sulle pagine delle riviste non se ne parla mai!!! Puzza fin troppo di
paura di essere derisi da tutti, denunciando ciò che ormai è fin troppo
evidente! La gradazione di una via, è bene ripeterlo ancora una volta,
è uno strumento di valutazione soggettivo utile soprattutto a quanti
provano l'itinerario per la prima volta e desiderano sapere se è o no
alla loro portata, nonchè a quanti vogliano tentare performances sulla
base di essa. Purtroppo il grado è invece oggetto di affermazione e
base per inutili classifiche tra gli arrampicatori, quando non strumento
di repressione verso i principianti e i forestieri. Col tempo e con
le incazzature ho potuto felicemente constatare che non ero solo io
la vittima dell'epidemia dei 6a! Il problema allora non era solo mio,
ma riguarda tutti! Nelle nostre falesie ci sono troppi errori di valutazione
e ciò genera una confusione enorme in chi inizia. In particolare i gradi
6 sono sempre più compressi rispetto al 7, tanto che , paradossalmente,
si trova sempre meno differenza tra certi 6a e i 7a, che figurano magari
a due metri di distanza. Se questo fosse il frutto del cambiamento dei
tempi, dell'avvento di un'elite di massa, la cosa potrebbe anche passare,
nonostante l'annullamento in un momento di anni di sforzi di quanti
si sono adoperati per avere una scala aperta verso l'alto... Inaccettabile
è invece il fatto che questa continua svalutazione su questi gradi viene
operata da una ristretta èlite di arrampicatori, con l'evidente paura
di vedere proliferare la schiera di potenziali concorrenti. Ciò non
è altro che il risultato del provincialismo italiano nell'arrampicata,
di cui, ancora una volta dobbiano tristemente prendere atto. Avete mai
provato i 6a del Verdon, di Ceuse, del Brianconnais? Sono forse uguali
a quelli delle nostre falesie? La verità è che tra le notre rocce ci
sono ancora troppi galli di pollaio che si trincerano dietro frasi del
tipo: "Ma è un passaggetto e basta" oppure "ma non c'è continuità".
Forse una via di 6a ha mai avuto una continuità (necessariamente voglio
dire) o passaggi degni dei blocchi di Fointainbleu? E forse è lecito
che questi signori solo perchè non fanno fatica sul 6c e sul 6b si sentano
in dovere di retrocedere queste vie al grado di 6a? Ma chi le deve valutare
le nostre vie? Le dita di Godoffe, i bicipiti di Berhault o gli avambracci
di Moffatt? Nessuno tra questi, io credo, basterebbe un po' di senso
critico in più accantonando i secondi fini... Valutare correttamente
una via non è poi così difficile e anche se si può sempre sbagliare
non ci si può allontanare molto dalla verità se lo si fa onestamente.
A valutare si impara con l'esperienza e non sulla tavola delle trazioni.
Occorre anche essere al corrente delle tendenze attuali e non incorrere
in facili svalutazioni solo perchè in un dato momento va per la maggiore
un certo tipo di arrampicata. Eppoi tenere presente anche altri modi
di arrampicare (vedi la tecnica ad incastro) e pensare che la valutazione
serve soprattutto a chi si accince a salire una via a vista, non a chi
l'ha provata cento volte e ne conosce tutti i trucchi. Valutando una
via lavorata si dovrà necessariamente tenere conto del tempo impiegato
per realizzarla. In poche parole, cerchiamo di usare questo strumento
che è il grado solo per quello che esso serve e non per generare confusioni
e falsi miti... Per concludere vorrei citare quanto disse Sandro Neri
proprio su Punto Rosso di qualche mese fa: "Ieri chi svalutava era il
più forte, oggi è soltanto un cretino".
|