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(1998)
PICCOLE
STORIE DI PROVINCIA TRE PERSONAGGI AI MARGINI DEI MEDIA CREANO FALESIE
INEDITE A CALA GONONE
di Maurizio Oviglia Pubblicato sulla Rivista della Montagna n. 210,
Marzo 1998
Qualche tempo fa leggevo, su una nota rivista specializzata,
un'intervista ad un "campione" dell'arrampicata sportiva. Il giornalista
si divertiva a porgli domande sull'alpinismo, sul romanticismo, sulla
presunta confusione che la gente fa tra sport e attività in montagna.
In un'intervista così paradossale le risposte che "il campione" dava
erano abbastanza scontate e confermavano la tesi, cara all'intervistatore
e all'intervistato, che arrampicata e alpinismo sono due cose ben diverse.
Per il campione l'arrampicata è sport e dev'essere riconosciuta come
tale: "per noi conta solo ed esclusivamente la prestazione sportiva"
dice, "non vogliamo riconoscimenti filosofici, ma sportivi" aggiunge.
Se si prende in considerazione "l'arrampicata agonistica", ciò che dice,
in questo caso Cristian Brenna, è sacrosanto e degno del massimo rispetto.
Per i pochi (perchè rispetto al totale dei praticanti gli arrampicatori
che fanno le gare non sono nemmeno il 5%) che hanno la "fortuna" di
partecipare ai circuiti agonistici, l'arrampicata è davvero uno sport
totalmente slegato dall'alpinismo, che si svolge in gran parte su resina,
ormai lontano dalle falesie. E non potrebbe essere altrimenti, pena
il degrado della roccia (si veda a proposito come è ridotta la parete
dei Militi a Bardonecchia, teatro delle prime gare "naturali"). I "campioni"
di oggi vanno ad arrampicare in falesia per "defaticarsi", per rilassarsi
dallo stress delle competizioni, ma a volte anche per cercare di migliorare
le eventuali carenze tecniche che l'allenamento a secco non può coprire.
Una via di 7b non è per loro interessante, è solo un giusto o sbagliato
"riscaldamento"... Tutto il resto, per la maggiorparte di essi, è insignificante
dettaglio. Per loro l'alpinismo è una cosa lontana, lontanissima, e
poco importa che l'arrampicata sportiva sia nata o meno da esso. _ quindi
inutile continuare a dire, come fanno molti, che il gesto dell'agonista
deriva dall'arrampicata e che l'arrampicata deriva dall'alpinismo. Non
si può, come rileva lo stesso Brenna, cercare di investire di motivazioni
filosofiche un'attività (l'arrampicata agonistica) che non ne ha. Si
è chiesto che l'arrampicata, per essere sportiva, non debba presupporre
il rischio della vita. Oggi si chiede che alla base di essa non debba
esserci altra motivazione che quella agonistica, pardon, "sportiva"...
L'errore di fondo è però secondo me un altro: è fuorviante parlare di
arrampicata portando ad esempio un agonista ai massimi livelli, dimenticando
che esso non rappresenta che una ristretta èlite nel panorama nazionale.
Ma è comunque interessante conoscere il suo punto di vista, se non altro
per avere il coraggio di chiedersi: ma per tutti gli altri, per la massa
dei praticanti della falesia, l'arrampicata è davvero uno sport? A questo
inquietante (soprattutto per le federazioni agonistiche) interrogativo
cercherò di dare risposta portando ad esempio la storia di tre "dilettanti"(come
ormai vengono chiamati tutti i praticanti che non partecipano alle gare),
perfetti sconosciuti che per amore e per passione frequentano le solitarie
pareti della costa orientale della Sardegna. Esistono, e potrei parlarne
facilmente, "dilettanti" ben più conosciuti, arrampicatori in grado
di salire persino sul 9a, capaci di smentire molto bene la tesi che
l'arrampicata è uno sport. Nel loro agire sono infatti spinti da profonde
motivazioni filosofiche, in loro è ancora forte il legame con l'alpinismo,
tant'è vero che sovente essi praticano anche la montagna. Non sono solo
eccezioni, anzi sono tantissimi nell'Europa continentale e dell'est,
per non parlare dell'Inghilterra, del Giappone e dell'Australia, nazioni
delle quali ci dimentichiamo troppo spesso quando parliamo di arrampicata.
In una recente intervista, Fred Nicole (un bell'esempio tra questi),
afferma: "non dobbiamo dimenticarci che esiste il diverso, che si arrampica
in ogni parte del pianeta: aiuta ad essere modesti..." Di questi "dilettanti"
o se preferite "campioni al negativo" leggiamo, qualche volta, sulle
riviste straniere. E, a mio modesto parere, sono loro la vera punta
dell'iceberg dell'arrampicata su roccia, non come si tende a far credere,
un manipolo di agonisti ai vertici delle classifiche internazionali.
Questi ultimi meritano certo il massimo rispetto ma sono i campioni
di uno sport diverso, che oggi tutti chiamano nello stesso modo: arrampicata
sportiva. Un bell'equivoco da chiarire, forse per i nostri figli...
Ma parlerò invece degli altri, della massa, dei dimenticati. Di quelli
che spesso fanno la felicità di tanti chiodando e arrampicando i tiri
di 6a sul calcare che ancora reputano il più bello del mondo! Sono storie
di provincia lontane forse dai riflettori della stampa ma sono esperienze
vere che provano che per arrampicare oggi ci vuole forse più motivazione
di ieri. Oggi il rischio è più o meno addomesticato, si è esaurita la
spinta intimista e filosofica degli anni '70, anche quella sportiva
degli anni '80 è a mio parere in agonia. Oggi è più facile iniziare
ad arrampicare ma è più difficile continuare a farlo. Alla base delle
falesie non si incontrano che trentenni, magari con i bebè al seguito!
Per chi sale il 6c a stento le competizioni non sono che un lontano
miraggio e non possono essere la spinta che invoglia a continuare...o
per lo meno è utopistico pensarlo. Oggi più che mai c'è bisogno di amore
per la pietra e per il contesto in cui si arrampica, perchè altrimenti
tanto vale farlo indoor: è molto più comodo, costa meno, non fa male
alle mani, è socialmente più accettato e, come dice Brenna, non fa stare
in ansia la propria ragazza! L'esempio e la conferma di quanto dico
ci viene, a mio avviso per estrapolazione, da tre piccole storie della
provincia sarda: tre arrampicatori hanno attrezzato più o meno in solitudine
decine di belle vie. Hanno agito per passione, nessuno li ha infatti
sponsorizzati e nessuno conosce il loro nome che probabilmente non sarebbe
nemmeno apparso sulle riviste o sulle guide senza questo articolo. Non
lo hanno fatto quindi neanche sperando di acquistare fama. Domani però
sulle loro vie arrampicheranno centinaia di persone, arrampicatori certo
diversi da quelli che vengono definiti "top climber". L'arrampicata,
si dice, è uno sport complesso. Con lo stesso termine "arrampicatori
sportivi" definiamo persone con esperienza ed ambizioni estremamente
diverse. Già, l'arrampicata è uno sport complicato. L'arrampicata, forse,
non è uno sport.
Un turista discreto
Cala Gonone è un rinomato centro della costa orientale
sarda. Famoso un tempo per la presenza della foca monaca nella Grotta
del Bue Marino è oggi preso d'assalto nella stagione estiva e praticamente
disabitato in inverno. In questa stagione tutto è deserto, sono chiusi
i campeggi e gli hotel, chiuse anche le pizzerie. A Capodanno si fa
persino fatica a trovare un bar aperto. Eppure è in questa stagione
che il mare e la costa risplendono di colori e invogliano a tastare
la roccia calda, un calcare grigio di eccezionale qualità. Cala Gonone
fu tra i primi centri dell'isola ad essere scoperti per l'arrampicata.
Sopra il paese una miriade di piccole e grandi paretine invitano il
turista, fin troppo evidenti per non essere viste da un gruppo di arrampicatori
romani che, fin dagli anni '70, vi tracciò diverse vie. Da allora il
fascino di Cala Gonone è rimasto immutato: pace, tranquillità e arrampicate
discrete su gradi medio-bassi. Un fascino da cui certamente è rimasto
stregato il piacentino Eugenio Pinotti, che da diversi anni programma
sistematicamente uno o due soggiorni all'anno alla Cala. Durante le
vacanze Eugenio non si limita ad arrampicare ma attrezza splendide vie
in placca, scegliendo accuratamente tra i numerosi "spazi bianchi" lasciati
dai chiodatori di questi ultimi due decenni. Tra le sue vie citerei
quelle della falesia di Margheddie e del Budinetto, siti assolutamente
da visistare per chi ama l'arrampicata tranquilla. Apritore discreto
(non ha mai sbandierato ai quattro venti la sua attività) e profondamente
innamorato della pietra su cui si muove, Eugenio ha sempre aperto itinerari
che definirei solari e cristallini, forse complementari alla padania
di cui è figlio. Sulla guida delle arrampicate locali "Aemilia", di
cui è coautore, mi ha colpito una citazione di Francesco Guccini in
prima pagina. Una citazione che tradisce il suo animo, tanto lontano
dai palazzetti dello sport quanto rivolto piuttosto alle Alpi che ogni
tanto appaiono tra le nebbie della pianura.
Un esploratore insaziabile e trasgressivo
Un altro assiduo frequentatore della Cala è il cagliaritano
Enzo Lecis. Esploratore insaziabile, Enzo sistematicamente trova il
sistema di attrezzare laddove nessuno, per una ragione o per un'altra,
ha mai osato. Almeno due sue intuizioni sono diventate famose: la via
Metafisica della qualità a Masua (sud Sardegna), dove per raggiungere
l'attacco occorre addentrarsi in cunicoli di miniera degni di Indiana
Jones, e il grande pilastro di Punta Giradili, dove fu il primo ad osare
chiodare a spit una linea che tutti sognavano da almeno vent'anni. E
molti europei continuano oggi a sognare davanti alle foto di queste
due sue vie... Di animo trasgressivo, sia nella vita che in arrampicata,
sregolato, egocentrico e narciso, ma spesso anche profondamente altruista,
Enzo non ha mai smesso di intrattenerci con i racconti delle sue imprese,
subacquee prima e arrampicatorie dopo. Da qualche anno gestisce una
palestra di arrampicata a Cagliari e invoglia la gente ad arrampicare
e a provare l'ebrezza del bungee-jumping. E in falesia prima di tutto.
Anche se la sua palestra pare il centro sociale Leoncavallo, con dieci
persone che fumano e due che arrampicano al pannello, Enzo ha iniziato
più sardi all'arrampicata di chiunque altro. Questi ragazzi, chiamati
genericamente "i ragazzi dello zoo... di Enzo", hanno effettivamente
un'idea meno vaga del solito di cosa sia l'arrampicata su roccia e amano
profondamente il contatto con la natura prima che con la resina. Spesso
dormono anche alla base delle falesie, un'esperienza che nel resto dell'Italia
si è ormai completamente persa dai tempi del "Risveglio di Kundalini"..
Nella palestra di Enzo non ci sono regole stabilite, non si sa bene
chi paghi e chi no, non ci sono orari nè istruttori. Anche le sue vie
sono così: a spit, senza spit, lontano, vicino, dall'alto e dal basso...
Basta arrampicare, salire la linea dei propri sogni proprio là, dove
solo il vento e i gabbiani avevano finora toccato la pietra. E così
è stato anche per il suo ultimo regalo, la scogliera di Biddiriscottai,
al suo posto da anni ma ancora completamente vergine. Enzo mi diceva
che per attrezzare tre vie, dai 5 ai 7 tiri, ha speso più di un milione
per mettere tutto materiale inox. Nessuno lo ha finanziato per attrezzare,
evidentemente lo ha fatto perchè amava quel posto e quella pietra, così
lontana da tutto e da tutti. Ad Enzo non interessa confezionare centri
di arrampicata, nè essere un famoso attrezzatore di falesie come lo
sono io. Lui chioda un po' qui ed un po' là, spesso dove io non ho il
coraggio di andare... Enzo una volta ha partecipato ad una gara ed è
arrivato ultimo, forse perchè la notte prima aveva fatto le cinque del
mattino: un po' ci ha sofferto ma oggi dice che il suo futuro sono le
grandi pareti. Dei gradi, dello sport e delle competizioni non gliene
frega niente.
Un artista in solitudine
Sopra il paese di Dorgali, di cui Cala Gonone è una frazione,
c'è una bella barra rocciosa. Negli anni scorsi, quando passavo di là,
pensavo alla fortuna che avrei avuto se avessi abitato a Dorgali: un'intera
falesia proprio sopra casa mia. Poi, sconsolato, pensavo che probabilmente
mai un dorgalese avrebbe incominciato ad arrampicare per attrezzarla.
Invece, anni dopo, mi dissero che anche lì erano nate delle vie. Oggi,
che vi sono quasi 30 tiri, ho conosciuto Piero Fancello, autore in solitudine
di quasi tutte le vie. Nel mio salotto ho una riproduzione di un quadro
di Salvatore Fancello, un artista barbaricino che amo molto. Le sue
tele raffigurano per lo più animali selvatici della Sardegna, da esse
sembra trasparire la forza smisurata della natura nei confonti dell'uomo
e della civiltà. Fancello è un cognome molto comune qui nel nuorese,
ma quando ho conosciuto Piero ho pensato che spesso i nuoresi hanno
"un'istinto artistico" maggiore rispetto ad altri. Spesso mi sono sopreso
a pensare che forse la città inibisca la creatività. Piero è probabilmente
l'unico arrampicatore di Dorgali: ci dice che all'edicola arriva un'unica
rivista specializzata per lui e che arrampica solo se qualcuno dei suoi
amici si degna di fargli sicura. Di solito attrezza in solitudine, prova
le sue creazioni da solo su una corda fissa. Le sue vie non sono solo
chiodate, ma anche pulite alla perfezione, gli appigli taglienti smussati,
i movimenti intuiti già da lui anche se forse mai realizzati fisicamente.
Piero ha la casa sotto la falesia, una delle tante del paese. Basta
arrampicare che lui arriva e guarda in silenzio gli altri che arrampicano
sulle sue creazioni. Non è mai stato ad arrampicare altrove, e non so
se questo gli interessi veramente. Il suo universo è qui, sopra casa
sua, nella terra dove è nato. Oggi Piero ha comprato la rivista che
l'edicola ha ordinato solo per lui. Mi dice che si parla del Capitan
e di competizioni, c'è pure un'intervista a Brenna che conosce come
uno dei campioni dell'arrampicata sportiva, la stessa che pratica lui...
Non so che idea abbia Piero di queste realtà così distanti da lui e
forse non lo saprò mai; l'unico modo che ho di conoscerlo è quello di
arrampicare sulle sue vie...
Le falesie Scogliera di Biddiriscottai
Si tratta dell'ultima novità di Cala Gonone che, tradizionalmente,
è sempre stato un sito ricco di falesie da monotiro. Invece su questa
scogliera è oggi possibile percorrere itinerari sino a 7 tiri di corda.
Si arrampica sul mare e per questo l'attrezzatura a spit è prevalentemente
in acciaio inossidabile. L'accesso alle vie è comodo e breve ma si svolge
dall'alto e in corda doppia. Va quindi prestata la massima attenzione
agli ancoraggi, a non staccarsi dalla parete nei tratti strapiombanti,
ad essere sicuri di essere capaci poi di risalire. La roccia è un calcare
prevalentemente lavorato a gocce, spesso molto tagliente. Nei tratti
vicini al mare la pietra si presenta invece più lisciata anche se, come
d'incanto, compaiono buchi, clessidre e conglomerati. La scogliera è
esposta ad est e beneficia del sole solo alla mattina. Le tre vie ad
oggi esistenti sono opera del cagliaritano Enzo Lecis che qui compie
anche temerari lanci con l'elastico dal bordo del grande Grottone dei
Colombi (la volta è a più di 90 m da terra). Accesso: da Cala Gonone
seguire la strada per Cala Osalla e, dove essa piega bruscamente a W,
seguire una stradina pianeggiante che si insinua nella sottile striscia
di terra compresa tra le falesie di Margheddie (sopra) e il Grottone
di Biddiriscottai (sotto). Parcheggiare l'auto a seconda della via prescelta.
Relazioni 1 - OCEANO MARE. Prima salita Enzo Lecis nell'estate
1996, dal basso, eccetto l'ultimo tiro. Sviluppo 160 m. Difficoltà max.
6b+, 6b+ obbl. La via è interamente spittata. Portare solo 10 rinvii,
2 corde da 50 m. Via di bell'ambiente su belle placche a picco sul mare.
In generale l'arrampicata è sempre interessante e presenta bei passaggi
ma qualche tratto di roccia più delicata. Particolarmente bello è l'ultimo
tiro su una fessurina di memoria granitica. Parcheggiare l'auto sulla
strada di Margheddie prima che questa compia una grande ansa, in vista
delle falesie di Margheddie. Reperire presso la curva dei segni rossi
che portano in breve sull'orlo (5 min.) ad una sosta con spit e clessidra.
Con 4 doppie si raggiungono gli scogli. Si attacca per roccia bianca
strapiombante e lavorata a grossi presoni (6a**, uno spit fuori asse),
si supera un difficile muretto (6b+ obbl.) e si continua per belle placchette
di roccia un po' fragile sino ad un comodo grottino, S1 (40 m). Raggiunto
un secondo grottino (6a) si vince uno strapiombo e poi un muro verticale
(6b+ continuo) uscendo in sosta su una placca inclinata S2 (30 m). Si
salgono muretti ben manigliati, quindi si vince un muretto liscio con
un bel passaggio (6b) uscendo su roccia delicata. Qualche metro e si
è alla S3 (20 m). Si guadagna un diedro a sinistra che si sale (6a+),
quindi ci si sposta a destra su una placca stupendamente lavorata (5b)
arrivando alla S4 posta su un comodo gradino (30 m). Per muretti e buoni
appigli (6a) si perviene ad una placca liscia (6b+ obbl.) che permette
di guadagnare un'esile fessura obliqua a sinistra. La si sale su bella
roccia rossa (6a), si supera un ultimo gradino e si arriva all'orlo,
S5 (40 m).
2 - APRITI CIELO. Prima salita Enzo Lecis e Simone Sarti,
estate 1996, dall'alto. Sviluppo 150 m. Difficoltà max. 6c, 6b obbl.
La via è interamente spittata con materiale inox. Portare solo 12 rinvii,
1 corda da 60 m, fettucce. Bella via su roccia ottima e lavorata a gocce,
in bell'ambiente marino. Le difficoltà sono continue e l'arrampicata
è quasi sempre tecnica, se si eccettuano i due passaggi chiave su strapiombo.
Parcheggiare l'auto 50 m oltre la falesia di Margheddie e reperire i
segni rossi che portano sull'orlo della scogliera in corrispondenza
di un albero isolato (bollo rosso). Scendere sull'orlo alla sosta su
fittoni e catena. Qui conviene lasciare una corda fissa per calarsi
sino alla prima sosta. Di qui si raggiungono gli scogli con altre 4
doppie in linea. Salire un tiro con piccolo strapiombo (6b), S1 (30
m). Proseguire con bell'arrampicata su roccia verticale (6b+) sino ad
un gradino. Superare lo strapiombo (6c) e raggiungere una sosta su grande
clessidra, S2 (30 m). Proseguire su muro verticale seguendo la linea
degli spit dove la roccia è più solida (6b+) e raggiungere una bellissima
placca inclinata (6a) che porta alla sosta 3 (30 m). Traversare a destra
su uno stupendo muro levigato a piccole gocce (6b) sino su un esile
gradino, S4 (20 m). Traversare facilmente a destra attaccando un muro
liscio (6b) che precede uno splendido diedro strapiombante (6b+. Da
un comodo gradino, alla fine del diedro si vince una placca di roccia
bellissima con un passo tecnico (6b+), quindi il tetto finale con un
difficile bloccaggio di mano sinistra (6c), uscendo sull'orlo (6a+),
S5 (40 m).
3 - L'ALCHIMISTA. Prima salita Enzo Lecis, gennaio 1997,
dall'alto. Sviluppo 210 m. Difficoltà max. 6c+, 6a+ obbl. La via è interamente
spittata con materiale inox. Portare solo 12 rinvii, 1 corda da 60 m,
fettucce. Questo bell'itinerario si può dividere in due distinte sezioni:
i primi due tiri, atletici e strapiombanti, tratto chiave della salita,
e la parte finale, su placche di roccia stupenda e lavoratissima. L'insieme
costituisce l'arrampicata più lunga della scogliera e, anche se non
proprio a picco sul mare, molto suggestiva grazie alla presenza del
gigantesco Grottone dei Colombi. Dal termine della strada per Margheddie
ritornare indietro di circa 50 m e scendere verso l'orlo seguendo i
bolli rossi. La sosta di calata si raggiunge scendendo un facile saltino.
Calarsi in un canale sino su una crestina al sommo della placconata,
sosta. Di qui con 7 doppie da 30 m raggiunge gli scogli a livello del
mare. Nella penultima doppia, strapiombante, passare dei rinvii. Attaccare
la parete a grossi appigli (6a+) e varie formazioni di conglomerato
sino ad un passaggio un po' più difficile (6b+) che precede la sosta,
S1 (20m). Proseguire nella fessura obliqua e strapiombante (6c+) quindi
da un gradino seguire una facile rampa a sinistra (sprotetto), superando
poi un passo molto difficile (6c+). Per buoni appigli ma in strapiombo
(6b) raggiungere la sosta 2 (30 m) sotto alcuni fichi d'india. A destra
superare un muretto di roccia bellissima (5b) e arrivare facilmente
alla S3 (25 m). Seguire il bordo sinistro di una lastra su roccia stupenda
(6a+), S4 (30 m). Verso sinistra su una bella placca grigia (6a+) sostando
dopo un gradino, S5 (30 m). Continuare su un vago spigoletto grigio
(6a) sino alla base del muro finale, S6 (30 m). Verso sinistra con qualche
passo tecnico (6b) uscire sulla crestina alla S7 (25 m). Facilmente
(3š) raggiungere l'orlo, S8 (20 m).
Falesia di Margheddie
Costituita da un calcare grigio a dir poco stupendo, la
falesia di Margheddie è già conosciuta da molti anni. La sua frequentazione
è stata sempre scarsa, nonostante lo splendido ambiente naturale in
cui è posta e la bella viata panoramica sul Golfo. Oggi i due principali
risalti hanno visto incrementare il numero delle vie attrezzate, grazie
al piacentino Eugenio Pinotti che, in compagnia dei suoi amici, ha attrezzato
vari tiri nella paretina più vicina alla strada. Si tratta di vie prevalentemente
facili ma di rara bellezza, con arrampicata che al massimo raggiunge
la verticale. La falesia è bene attrezzata a spit fix, le calate su
catene. Il sole scalda la parete sino a fine mattinata.
Accesso: come per Biddiriscottai, procedendo per la stradina
sino sotto un evidente paretina che si raggiunge per macchia mediterranea
in 5 minuti. Falesia del Budinetto Un'altra facile e bella falesia,
relativamente poco conosciuta, posta proprio sopra il paese. Anche qui
le vie sono oggi raddoppiate, rispetto a qualche anno fa, per mano di
Pinotti. Più di una decina di belle possibilità su bel calcare grigio
a gocce, ottimamente protetto a spit. La falesia è in ombra di pomeriggio.
Accesso: allorchè si raggiungono le prime case di Cala Gonone, proveniendo
da Dorgali, svoltare a sinistra su strette strade sterrate salendo verso
un ovile posto alla base della parete, a destra della Poltrona. La si
raggiunge camminando su rocce calcaree e brevi pietraie sino alla base
della parete, a chiara forma di trapezio. Monte Irveri o Tornanti di
Cala Osalla La strada che da Cala Gonone conduce alle spiaggie di Cala
Osalla e Cala Cartoe supera un evidente colle. Poco prima di esso è
facile notare, a destra e a sinistra della strada, una serie di belle
paretine grigie con diverse vie attrezzate. Le prime vie furono opera
di Piero Fancello e Giorgio Soddu, poi continuò l'opera il cagliaritano
Gian Luca Piras. Infine terminò Enzo Lecis, attrezzando due bei tiri
sulla paretina a Sud della strada. In conclusione bella arrampicata
di dita, decisamente più selettiva dei settori precedentemente illustrati.
Sole di pomeriggio. Accesso: le paretine sono proprio a lato della strada,
poco prima del colle, in corrispondenza di due tornanti.
Falesia di Dorgali
La falesia di Dorgali, per la verità non molto appariscente,
ha conosciuto un notevole sviluppo negli ultimi due anni per opera del
dorgalese Piero Fancello. Oggi si arriva ai quai 40 tiri attrezzati,
grazie anche alla visita di Enzo Lecis che ha aggiunto alcuni difficili
itinerari. La parete è molto estesa in lunghezza e quindi è divisa in
vari settori; un comodo sentiero la costeggia, anche se è lungo spostarsi
dall'estremo dettore sinistro a quello destro. L'area più interessante
è comunque quella centrale, con alcune splendide vie su calcare lavoratissimo.
L'attrezzatura, ottima a resinati e fix, e il livello medio delle difficoltà
ne fanno una falesia destinata sicuramente al successo, una valida alternativa
alla più conosciuta area di Cala Gonone. La falesia è esposta a ovest
e rimane in ombra la mattina.
Accesso: dalla circonvallazione alta di Dorgali parcheggiare
l'auto in corrispondenza del parco del paese riconoscibile da alcuni
pini e giochi per bambini. Salire per alcuni sentierini sino alla base
del settore sinistro (5 minuti). Per il settore destro proseguire per
il sentiero una trentina di metri sotto le rocce. Una corda fissa permette
il superamento di una breve placca (20 minuti).
COME, DOVE, QUANDO COME arrivare. Da Nuoro o da Olbia
raggiungere Dorgali, quindiper strada a tornanti raggiungere il paese
di Cala Gonone, sul litorale orientale dell'isola. Scomodi e spesso
inesistenti (limitati ai soli mesi estivi) i trasporti pubblici. Documentarsi.
Cala Gonone è trattata da tutte le guide di arrampicata della Sardegna
di cui la più recente è la guida di arrampicata sportiva "Pietra di
Luna" , Saredit, Cagliari 1995, disponibile all'edicola Namastè a Cala
Gonone o in libreria a Dorgali. Su gran parte delle vie presentate in
questo articolo non esiste precedente documentazione. DOVE dormire.
Cala Gonone è un paese che vive dell'afflusso turistico legato all'estate,
pertanto le possibilità variano enormemente a seconda della stagione:
In inverno ed in autunno consiglio vivamente di affittare un appartamento,
reperibile a costi che variano dalle 15.000 alle 20.000 lire a notte
per persona. Dovunque è possibile trovare appartamenti vuoti, basta
suonare ad una qualunque porta o chiedere al bar. Capita spesso che
vi fermino per chiedervi dove dormite! In primavera può capitare che
molti appartamenti siano occupati, specie nel periodo pasquale e del
25 aprile. A primavera inoltrata potrebbe essere aperto il campeggio
(prezzi abbondantemente sopra la media). In estate è difficile trovare
posto se non si ricorre ai numerosi alberghi della cala. Il campeggio
libero è vietato e sconsigliabile (sorveglianza), per cui consiglio
di dormire ad Oliena al Rif. Maccione (30 km) dove, se non volete spendere,
potrete con poche lire campeggiare in uno splendido bosco di querce.
Mangiare. Sono numerose le pizzerie e i ristoranti. In estate potrete
trovare anche gelaterie, paninoteche, discoteche ecc. Per contro, in
inverno, è possibile che non troviate neanche una pizzeria aperta per
cui vale la pena raggiungere Dorgali. QUANDO andare. Per Cala Gonone
ogni stagione è buona, naturalmente prendendo coscienza che occorre
adattarsi alla temperatura della giornata. Infatti, anche in estate,
esistono giornate fresche se si beneficia del maestrale, frequente in
Sardegna. In inverno è quindi consigliabile arrampicare soprattutto
al mattino, le falesie sono quasi tutte al riparo dal freddo maestrale.
L'eccezione che conferma la regola è rappresentata dalla falesia di
Dorgali, fruibile nel pomeriggio (nebbia e nuvole permettendo) La primavera
e l'autunno sono stagioni ideali mentre l'estate è facile patire il
caldo. Per chi intende arrampicare nei mesi di luglio e agosto consigliamo
di non lasciare la spiaggia prima delle 16. A Dorgali, viceversa, è
meglio arrampicare al mattino presto.
Maurizio Oviglia
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