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"L'EVOLUZIONE
DELLA SPECIE"
VERSO UN'ARRAMPICATA ALPINISTICA
DI MASSA: LE ULTIME TENDENZE SONO DA CONSIDERARSI UN'EVOLUZIONE O PIUTTOSTO
UNA BANALIZZAZIONE DELL'ALPINISMO? SEMPLICE FENOMENO ISOLATO O TREND
NEGATIVO?
di Maurizio Oviglia Pubblicato sulla
Rivista della Montagna n. 202,
luglio
1997 L'Evoluzione della specie Ho voluto prendere in prestito a Darwin
questa espressione, anche se in questo contesto potrà suonare bizzarra,
per proporre ai lettori della Rivista questa mia riflessione sulle ultime
tendenze a riguardo dell'apertura, mediante l'utilizzo sistematico dello
spit, di itinerari su falesie di più tiri, spesso in montagna. Credo
che sia ormai noto a tutti che negli ultimi anni gli spit hanno permesso
di trasportare sulle grandi pareti, e quindi anche in montagna, le difficoltà
che fino a poco tempo prima erano possibili solo sulle falesie di bassa
quota. In un primo tempo, ma spesso ancora oggi, l'utilizzo degli spit
in montagna fu osteggiato da molti con argomentazioni etiche o addirittura
ecologiste. Altri osservarono che la presenza dello spit sulle vie di
montagna avrebbe portato moltissimi arrampicatori sportivi sui ghiacciai,
affollando luoghi che da sempre erano appannaggio di pochi intrepidi
alpinisti. Ma questa tesi era da considerarsi oggettivamente un'esagerazione
perchè in verità, almeno in un primo tempo, l'apertura dal basso di
questi itinerari (e la ripetizione) era esclusiva di pochissimi arrampicatori-alpinisti.
La difficoltà di fermarsi sugli appigli a piantare lo spit (non era
ancora generalizzato l'uso del trapano), l'approssimativa confidenza
che gli europei dimostravano con il cliff-hanger, le grossi doti di
anticipazione delle difficoltà che erano richieste all'apritore e non
ultimo il suo livello tecnico, fecerò sì che queste tecniche di apertura
rimanessero appannaggio di pochi. La difficoltà di questi itinerari
era quindi nettamente superiore a quella della massa degli arrampicatori
che, va detto, si trovava a fare i conti con passaggi obbligatori non
evitabili e non fattibili in artificiale come sulle vie classiche. Pioniere
di questo stile di apertura fu senz'altro, come tutti sanno, lo svizzero
Michel Piola ed i suoi connazionali Yves e Claude Remy. Anche se la
storiografia dell'alpinismo non si è ancora occupata di loro, è usuale
considerare la nascita di questo stile di apertura, dal basso piantando
sistematicamente gli spit (e non solo per superare un tratto impraticabile,
come si faceva già molto prima in Yosemite), intorno al 1980 sulle Alpi
Svizzere, anche se altri esempi si possono trovare sin dal 1976 a Leysin
(Vaud) ad opera degli stessi. Nei primi anni '80 gli italiani che si
spingevano a ripetere questi itinerari si potevano contare sulla punta
delle dita! Per rimanere alla mia esperienza personale posso aggiungere
che nel 1982 con Daniele Caneparo ripetemmo diversi itinerari "moderni"
nelle Aiguille de Chamonix e mi ricordo che la custode del Rifugio Envers
des Aiguilles ci chiamava "les italiens" perchè in quel periodo ne vedeva
veramente pochi. Quando rifeci, quattro anni dopo, "Tentative de coupe
d'ethique", allora una delle più difficili, ci fece addirittura una
foto che mise sul libro del rifugio. Daniele si spinse anche a ripetere
l'estrema Folies Bergeres (7a obbligatorio), riportandone emozioni in
qualche modo indelebili. Tutto questo è detto per rendere l'idea del
tipo di itinerari, sicuramente selettivi e più impegnativi delle classiche
fino allora considerate estreme. Va anche osservato, a questo proposito,
che ben presto si creò un'evidente discrepanza tra le valutazioni generali
(TD, ED ecc.) date da Piola e quelle fino allora in uso. Per molti anni
furono valutate allo stesso modo (per esempio ED) vie che avevano uno
o due passaggi di VI (fattibile anche in A0!) e le moderne vie che includevano
il VII/VII+ obbligatorio! Tra l'indifferenza generale nasceva il grado
ABO, spiritosamente "abominevole" per gli svizzeri: la verità è che
i più non sapevano neanche bene cosa stava capitando e solo gli apritori
stessi avevano le idee chiare. Un bell'esempio sulle rocce della Marmolada,
seppure di poco successivo, fu la Tempi Modernissimi di Heinz Mariacher,
anch'egli alla prova con i dilemmi etici sull'utilizzo dello spit (come
tradisce il nome, dato in riferimento alla "più pura" Tempi Moderni).
Ma la considerazione che mi pare importante fare è sullo spirito di
apertura di queste nuove vie: l'apritore metteva in gioco tutta la sua
abilità nel superare i tratti obbligatori tra uno spit e l'altro, perchè
quel tratto (difficoltà obbligatoria) rappresentava l'esatta misura
delle sue capacità, il valore "sportivo" della sua via. Il gioco consisteva
quindi nel cercare di fare sempre di più e, a volte, nell'aumentare
le distanze tra gli spit e di conseguenza l'impegno psicologico. Dal
7a obbligatorio di Folies Bergeres partirono quindi i vari Martin Scheel,
Beat Kammerlander e Kaspar Ochsner quando portarono negli anni seguenti
il livello sino alle porte dell'8a obbligatorio (Wenden, Rätikon). Queste
vie avevano quindi un carattere più alpinistico che sportivo, essendo
state aperte su basi sportive (spit) ma con modalità alpinistiche (non
ci si curava infatti se cercando di moschettonare si potesse o meno
cadere su una cengia). Mi ricordo, a proposito, che alcune di queste
vie, proponevano molte situazioni in cui la caduta era caldamente da
evitare... Per rimanere all'area occidentale delle Alpi è interessante
notare che, negli anni a venire, gli apritori che si cimentarono con
questo genere di realizzazioni furono assai pochi: tra i più prolifici
vanno citati il francese Jean Michel Cambon (Oisans), il ginevrino Romain
Voigler, l'eporediese Manlio Motto (Piemonte) e il torinese Maurizio
Oviglia (Sardegna) e, per un periodo, il valsusino Gabriele Bar con
poche ma notevoli realizzazioni. Tutti questi apritori, ad eccezione
forse di Gabriele Bar, hanno avuto un'evoluzione che è interessante
analizzare, se non altro per capire quali saranno gli aspetti futuri
della pratica dell'arrampicata in montagna. L'evoluzione di uno stile
Agli inizi degli anni '90 Manlio Motto, allora completamente sconosciuto,
si dedicò ad aprire numerosi itinerari nella vicina Valle dell'Orco
(Gran Paradiso) evidenziando un talento non comune. Le sue vie presentano
passaggi in placca molto difficili e obbligatori severi, con una valutazione
delle difficoltà non proprio generosa... Questo, aggiunto allo stile
di arrampicata, in netta controtendenza a quello dominante, fece sì
che le sue vie avessero pochissime ripetizioni. Per vari motivi (che
non sto qui ad analizzare, anche se per certi versi interessanti) le
strade di Voigler e Piola finirono per incrociarsi e unirsi con quella
di Motto, allorchè quest'ultimo si rivolse al Monte Bianco e in seguito
al calcare delle Alpi Marittime. Una strada più autonoma seguirono invece
gli apritori della cerchia di J. M. Cambon, attivi soprattutto nell'area
di Briançon e del sottoscritto dedito, come è noto, alla Sardegna. Il
fatto nuovo, che ho avuto modo di verificare negli ultimi due anni,
coincisi con il relativo boom di questo genere di vie, è il cambiamento
della "mentalità di apertura" di questi personaggi. Improvvisamente
questi apritori cominciano oggi a prediligere le vie con obbligatori
relativamente facili (almeno rispetto alle precedenti realizzazioni),
al costo di aggiungere spit durante la discesa (mai lo si sarebbe fatto
qualche anno prima!!), eliminando ogni tratto potenzialmente pericoloso.
Sebbene l'apertura della via sia sempre rigorosamente dal basso e senza
punti di artificiale, l'itinerario per la prima volta viene creato e
confezionato in funzione dei ripetitori, accessibile possibilmente al
maggior numero di arrampicatori in possesso di un livello intorno al
6a. Va a questo proposito tenuto in conto il crescente interesse degli
sponsor e dei mass-media, certamente consci che un apritore molto popolare
è un testimonial a volte più efficace di un campione del mondo di arrampicata
sportiva. Le case di materiale alpinistico hanno quindi più o meno consciamente
indirizzato gli apritori verso realizzazioni meno selettive ma anche
meno stressanti per gli stessi. In poche parole si è pensato: se faticare
di meno mi gratifica di più, a livello di popolarità e di sponsor, chi
me lo fa fare di rischiare le ossa? _ interessante notare questa rinuncia,
rispetto al decennio precedente, ad offrire prove del proprio talento
sotto forma di vie psicologicamente impegnative: è una tendenza anomala
nella pratica dell'alpinismo, dove da sempre chi rischia di più ottiene
più fama. Anche in arrampicata la fama si raggiunge con la difficoltà:
non è famoso chi ha fatto mille vie di 6a e 6b ma chi ne ha fatto anche
solo una di 8c! Si è forse in presenza di una commercializzazione dell'alpinismo?
Sarà questo il preludio di un'arrampicata di massa anche in montagna,
sul modello del boom avvenuto qualche anno fa in falesia? Avevano quindi
visto giusto i detrattori dello spit? Domande che forse troveranno risposta
nei prossimi anni...Fatto sta che le ultime realizzazioni, come ad esempio
sul versante italiano del Monte Bianco e sulle Aiguille de Chamonix,
lo dimostrano: l'arrampicata su spit sulle grandi pareti è oggi molto
meno selettiva e quindi accessibile di una volta, pur tenendo conto
del livello generale degli arrampicatori, oggi certamente più elevato
di 10 anni fa. Ma, accanto al proliferare di itinerari esteticamente
perfetti, in cui i nut e i friend servono ormai solo di complemento
(quando non servono proprio) e ai grandi onori tributati ai loro autori,
lascia l'amaro in bocca l'idea che si stia in qualche modo banalizzando
questo bel gioco, ormai certamente non più nuovo. "Un bel gioco dura
poco", sarebbe il commento lapidario di chi da sempre "l'aveva detto"...
Io preferisco ricordare la frase di un amico che suonava più o meno
così: "l'importante nella vita non è essere coerenti, molto meglio è
cambiare sempre idea!"... Arrampicate di fine millennio Vorrei proporre
ai lettori della Rivista qualche itinerario e, in qualche modo, avvalorare
con esempi pratici la mia tesi esposta poc'anzi. Sceglierò quindi qualche
via che ho ripetuto appartennente al, diciamo, "primo periodo", e altre
ascrivibili alle ultime tendenze. Mi sono limitato, in questa scelta,
alla parte occidentale della penisola italiana (ignorando però i confini
di stato) e ho proposto vie di 4 paladini di questo stile di apertura,
forse i più prolifici nell'arco degli ultimi 15 anni nell"area occidentale".
Scegliendo le vie di Piola, Cambon, Motto e del sottoscritto non intendo
discriminare nessuno nè tanto meno affermare che esse siano le più belle
o le più difficili. Ritengo però che queste, forse più di altre, evidenzino
il cammino, per molti versi comune, di questi alpinisti e/o arrampicatori,
uniti forse, oltre che dalla stessa etica di apertura, da un comune
senso estetico dell'itinerario. Perchè, infine, "arrampicate di fine
millennio"? Con questo titolo non intendo dimenticare altri apritori
e/o tendenze che potrebbero essere più avanguardiste di questa. Non
è stabilito che le vie a spit siano il futuro, nè che esse permettano
a priori il passaggio a difficoltà nuove (questo scritto, semmai, dimostra
che si tende al contrario verso quello che è il livello medio dei praticanti).
Alcuni alpinisti, specialmente dell'area dolomitica, hanno dimostrato
come si possano raggiungere livelli fino a poco tempo fa impensabili
nello stile tradizionale, senza o con pochissimi spit. Può darsi che
quest'ultima sia la vera evoluzione ma non è detto: solamente il fatto
che le vie a spit in montagna siano di giorno in giorno più frequentate
è la cartina tornasole di un fenomeno di massa che non può essere per
questo ignorato nè denigrato... SARDEGNA Supramonte di Baunei, Punta
Giradili 732 m Su questa grandiosa parete di quasi 400 metri si stanno
sviluppando quelle che sono le ultime tendenze in fatto di apertura
su un calcare di eccezionale qualità e con una verticalità notevole.
Tra le tre vie presenti ho scelto la nuova "Mediterraneo" che ha tutti
gli elementi per soddisfare sia l'arrampicatore medio che l'arrampicatore
più preparato. L'obbligatorio non particolarmente impegnativo (6b) ne
fa certamente una via accessibile a molti, anche se è necessario saper
dominare bene questa difficoltà a qualche metro dallo spit... Sulla
via sono attrezzate le doppie (50 m, alcune complicate) ma è consigliabile
portare le scarpe da ginnastica appresso e traversare a piedi alla macchina,
considerato che per arrivare all'attacco si scende. Per accedere alla
parete raggiungere Baunei, sulla costa orientale dell'isola, quindi
salire sull'altipiano del Golgo. Dopo 2 km svoltare a destra (indicazioni
Monte Ginnirco) su strada sterrata: dopo breve nuovamente a destra in
discesa, quindi lasciare l'auto ad un tornante. Traversare per rocce
calcaree in prossimità di un ovile (Cuile Despiggius) e scendere per
una cengia con tracce di sentiero. Il passaggio diviene man mano più
stretto tra alte e bellissime pareti calcaree sino sotto il pilastro,
il cui attacco si raggiunge per una placca di IIIš grado (30 min). Esposizione
SW - Periodo consigliato: tutto l'anno Supramonte di Oliena, Punta Cusidore
1147 m Una parete classica con tante vie di stampo tradizionale. L'ultima
nata è però l'esempio lampante delle ultime tendenze in fatto di apertura:
"L'Ombra della mia mano" si sviluppa per 9 lunghezze di roccia ottima
e oppone un obbligatorio accessibilissimo (6a) e una difficoltà massima
di 6b+. Sicuramente una grande classica dei prossimi anni! Per raggiungere
l'attacco della parete NW di Punta Cusidore raggiungere il paese di
Oliena, a 10 km da Nuoro, quindi proseguire in direzione Dorgali per
2 km. Ad una curva verso sinistra, prima di un rettilineo, prendere
una serie di stradine sterrate e, tenendosi verso monte, percorrerle
sin dove è possibile. Proseguendo a piedi raggiungere il grande masso
di Preda 'e Littu. Da questo salire per ripido sentiero sino all'attacco
(da 30 a 45 minuti). Esposizione NW - Periodo consigliato: tutto l'anno
eccetto dicembre e gennaio Iglesiente, Gutturu Pala 404 m Una piccola
parete di calcare di eccellente qualità immersa nelle foreste del sud-ovest
della Sardegna. Su di essa una decina di itinerari tutti belli, tra
i quali ho scelto il più recente, sicuramente il più impegnativo anche
se tecnicamente tra i più facili. "Crudelia" è una via recente ma aperta
con i canoni di qualche anno fa, interamente attrezzata ma con lunghi
tratti psicologicamente impegnativi. Il 6b richiesto al ripetitore è
da superarsi distante dallo spit. Gutturu Pala è raggiungibile in macchina
da Iglesias per statale sino a 2 km da Fluminimaggiore. Si svolta al
cartello "Sorgenti di Pubusinu" e in 4km di sterrata si raggiunge un
piazzale dove sulla destra una stradina si inoltra nel Gutturu Pala,
sotto la parete. Esposizione NW - Periodo consigliato: tutto l'anno
PIEMONTE Alpi Marittime, Rocce del Manco 2312 m Nel gruppo del Mongioie,
nelle Alpi Marittime, le pareti delle Rocce del Manco e della Rocca
dei Campanili stanno vivendo una nuova giovinezza. Di ottimo e solare
calcare, abbastanza raro nel resto della regione, sono state costellate
di spit principalmente da Motto ed i suoi amici negli ultimi tre anni.
Tra le vie ho scelto due itinerari, il primo, "Pap test" accessibile
e ben protetto, il secondo "Site de Vols" difficile e impegnativo, soprattutto
nelle lunghezze finali. Sono però le due lunghezze centrali a fare di
questa via un piccolo capolavoro: esse sono infatti un esempio della
purezza etica di Motto, passaggi difficili quasi sempre distanti dallo
spit, chiodatura distanziata ma regolare, punti di riposo quasi sempre
precari... L'attacco della parete si raggiunge da Viozene (accesso da
Ceva-Garessio per la statale del Col di Nava) passando per il rifugio
Mongioie (possibilità di pernottare) e poi traversando per ripidi prati
in direzione della parete (ore 1.30). Esposizione SE - Periodo consigliato:
primavera e autunno Vallone di Forzo, Ancesieu e Schiappa delle Grise
Nere 1700 m circa Questo vallone solitario e suggestivo ricorda un po'
la vicina Valle dell'Orco ma lo stesso ottimo granito che ha fatto la
fortuna del Caporal e del Sergent risulta qui meno solare e un poco
più ostile. Ciò nulla toglie agli itinerari tracciati quasi tutti da
Manlio Motto e dai suoi amici, tra i quali R. Sartore e G. Predan. Ed
è un Manlio prima maniera che si scopre in questo granitico angolo di
Piemonte, sicuramente diverso da quello che assaggerete nel bacino del
Triolet. Il sapore dell'adrenalina lo potrete gustare su "Mandarin Oriental"
alla placca delle Grise Neire, mentre all'Ancesieu "Panorama su Forzo"
vi proietterà nel granito anni '70, per nulla addolcito dagli spit.
Le lunghezze chiave di "Mandarin Oriental" sono un saggio dell'arrampicata
di placca su granito, difficile e molto tecnica. I passaggi obbligatori
rendono poi tutto più difficile, specialmente perchè "indietro non si
torna"... Su "Panorama su Forzo", invece, si riscopre un po' l'aria
delle vie del Caporal, mentre i tiri classici in fessura si mescolano
con classe a quelli interamente spittati ma sempre molto impegnativi
e poco intuitivi. Le pareti sono raggiungibili da Torino via Courgnè-Pont
Canavese. Imboccata la Valsoana e lasciato Ronco Canavese si raggiunge
Forzo, poco prima del quale si trova la Schiappa delle Grise Neire,
raggiungibile dal paese in 20 minuti di sentiero pianeggiante. Per l'Ancesieu
lasciare la macchina in corrispondenza di una piccola cappella votiva
posta pochi km prima del paese. Di qui si sale una stretta forra ingombra
di massi che in circa 1 ora porta all'attacco (sconsigliabile con cattivo
tempo). Esposizione SW - Periodo consigliato: tutto l'anno eccetto l'inverno
FRANCIA Briançonnais - Vallone della Moulette 2700 m Una valle solitaria
e lontano dalle folle, un pugno di belle vie su calcare buono e variamente
lavorato. Il Vallone della Moulette è forse il settore meno famoso tra
quelli del Briançonnais ma anche uno dei più suggestivi. Tra le vie
che solcano la prima e la seconda torre ho scelto "Premieres Mesures"
perchè facile ed accessibile a molti, "Ayla" (aperta però da un team
di compagni di Cambon) come via test per l'impegno e le distanze più
elevate tra gli spit. La prima via si svolge su placche quasi sempre
inclinate su una roccia lisciata ma di ottima qualità. Su "Ayla" invece
si riscopre man mano che si sale la verticalità, su roccia più immediata
(tacche nette), ma con obbligatori più difficili. L'attacco delle vie
è raggiungibile in 45 minuti di cammino in piano dal Col de Buffère,
quest'ultimo raggiungibile in auto dalla strada che da Briançon porta
al Col du Granon. Esposizione W - Periodo consigliato: estate VALLE
D'AOSTA Monte Bianco - 2a punta centrale del Monts Rouges de Triolet
3289 m Nelle estati 1995 e 1996 il bacino del Triolet è stato letteramente
rivoluzionato da M. Motto, G. Predan, R. Voigler e M. Piola. Quello
che resta oggi è un angolo di Monte Bianco italiano dove poter praticare
l'arrampicata protetta in quota, ottimamente servito dal vicino Rifugio
Dalmazzi. Le vie sono belle e per tutti i gusti, anche se prevalgono
gli itinerari dell'ultima generazione, ben protetti e con obbligatori
non difficilissimi. Tra essi "Cristallina" più lo zoccolo iniziale su
cui sale "Loba Loba" è un bell'esempio di omogeneità su ottimo granito
solare. Chi volesse cimentarsi invece con un Motto "prima maniera" consiglio
la vicina "Tout Fou", difficile e psicologicamente impegnativa. Qualche
nota di lode merita la seconda lunghezza di "Cristallina", una fessura
(quasi interamente da proteggere" che dona l'impressione di non arrampicare
su granito; la prima lunghezza, molto più difficile delle altre, può
essere evitata a destra. L'attacco è a soli 15 minuti dal Rifugio raggiungibile
in 2 ore e 30 minuti dalla Val Ferret. Dalla fine della prima via si
raggiunge l'attacco della parete vera e propria in 15 minuti di facili
placche. Esposizione SW - Periodo consigliato: estate FRANCIA Aiguille
de Chamonix - Aig du Roc 3000 m circa Nel superconosciuto settore delle
Aiguille du Roc, sopra il rifugio dell'Envers des Aiguilles, regno di
Michel Piola e dei suoi amici, decine di belle vie hanno recentemente
visto la luce. Voglio però proporre la classica "Pedro Polar", recentemente
richiodata, perchè dà un bell'esempio dello spirito con cui ha cominciato
ad utilizzare gli spit Michel. Gran parte della via è infatti da "gestirsi"
a stopper, data la dimensione delle fessure: indimenticabile la quarta
lunghezza, 40 m di nut su fessurine! Tra le recenti la nuovissima "Charlotte
for ever" è una bella scalata di medio impegno, sempre ben protetta
ma mai banale. Su quest'ultima gli spit a volte abbondano ma i tecnici
passaggi di placca non iducono a rilassarsi troppo... A voi il Piola
che più vi aggrada! Le vie sono raggiungibili in 15 minuti dal rifugio
(2 ore e 30 min da Montenvers) per nevaio. Esposizione E - Periodo consigliato:
tarda primavera - estivo Nota alle valutazioni Alcune valutazioni di
queste splendide vie sono state variate dall'autore di questo articolo
(rispetto a quelle riportate sulla bibliografia) per dovere di omogeneità.
L'autore si scusa pertanto con gli apritori, ricordando tuttavia che
si tratta pur sempre di un parere soggettivo e che una valutazione differente
spesso aiuta ad essere più precisi sulle prossime guide. Bibliografia
di complemento Sardegna: "Pietra di Luna", di Maurizio Oviglia, Saredit
1995. Mongioie: "Les alpes de la mer" di Flaviano Bessone, Idee verticali
1995 Briançonnais: "Oisans moderne, Oisans sauvage" di J. M. Cambon,
Vertical 1995 Vallone di Forzo: disegni di Manlio Motto presso il bar
di Forzo o Mantoan Sport a Ivrea Vallone di Forzo: "Falesie 1" di Flaviano
Bessone, Vivalda Editori 1994 Bacino del Triolet: articolo su Vertical
n. 95, disegni di Manlio Motto al Rif. Dalmazzi Aiguilles de Chamonix/Triolet:
"Monte Bianco Anni '90" di G. Azzalea e G. Bassanini, Vivalda 1996
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