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Sono passati 11 anni da quando, un pomeriggio di gennaio, abbiamo
aperto la portiera per scendere a guardare le falesie di Jerzu,
nella Sardegna centro-orientale. Due giorni dopo è nata la prima
via di arrampicata sportiva sulle pareti di Jerzu, "Sogno a colori".
I primi tempi, presi un po' dalla frenesia, abbiamo attrezzato
in poco meno di 3 anni quasi 60 vie, il minimo che garantisse
a Jerzu una certa frequentazione. Per moltissimi week-end d'estate
(ma anche d'inverno, quando il clima è più rigido, dato che le
pareti sono a 800 m di quota) siamo tornati a provare le vie,
a spuntarci le dita su questi taglienti buchetti, con l'obiettivo
di dare un grado ai progetti, ma soprattutto di arrampicare in
un posto che ci piaceva, anche se non certo coerente con la moda
degli strapiombi, venuta alla ribalta negli ultimi anni.
E sì, perchè a Jerzu le vie sono tutte verticali, e quelle strapiombanti
si contano sulla punta delle dita! Verticali sì, ma che continuità!
A volte non c'è un appiglio grosso a garantire un riposo, soprattutto
psichico!
Ma se per noi questa era una vera peculiarità per altri ciò si
traduceva in eccessiva "tecnicità" dell'arrampicata, difficile
lettura e scarsa probabilità di salire a vista, il che contribuì
a creare attorno alle pareti di Jerzu un alone di mito ma soprattutto
di paura. Da moltissimi climber in visita in Sardegna, queste
splendide falesie vennero così evitate a favore di Isili, noto
centro di (solo) strapiombi.
Ma a sfatare il mito va detto che le vie di Jerzu sono molto meno
tecniche di certe placche di Finale, di Lecco o di Arco!
In ogni caso, pur non mancando le vie difficili e i progetti da
liberare, in questo decennio "i big" si sono tenuti così sempre
alla larga... E' doveroso però che citi quei pochi che hanno voluto
confrontarsi con questo tipo di arrampicata e ne hanno ottenuto
splendide soddisfazioni. Vorrei ricordare il piemontese Massimilano
Giri, già ripetitore di Noi (8b+) ad Andonno, che si portò a casa
la prima ripetizione in tre giri di Manifesto (8a), la via più
dura di Jerzu. E poi naturalmente la visita di Marzio Nardi, che
a vista riuscì addirittura su "Trasparenza" (7c+), un'on sight
incredibile se si conta che non vi erano tracce di magnesite.
E infine Manolo, che nell'ultimo anno ha ripetuto quasi il 70
per cento delle vie di Jerzu (150 tiri!!), rimanendo letteralmente
soggiogato dal luogo. A lui si devono la prima ripetizione di
"After Eight" (7c+/8a) e soprattutto la prima libera di "Penthotal"
(8a). Su tutti i gradi da me proposti (sono il primo e spesso
unico salitore del 95 % delle vie di Jerzu), Manolo ha confermato
la valutazione, ad eccezione di "Ci vuole un fisico bestiale",
per cui propone 7b+ e non 7c. Ma Manolo si schernisce dicendo:
"...ma son placche, io mi trovo bene..., il mio giudizio conta
poco!".
Nel
1996 viene finanziato un progetto regionale che prevede il recupero
ambientale proprio della zona dove si trovano le pareti. Grazie
all'interessamento di Giuseppe Garippa che lavora proprio a Jerzu,
anche l'arrampicata viene inserita nel progetto.
Da allora ad oggi ho attrezzato, sempre in solitudine, con il
sole, il vento, la pioggia e addirittura la neve, 150 vie nuove,
suddivise nelle tre pareti principali. Ho aggiunto moltissime
vie di grado 6, e alcune anche di 4 e 5 grado, per rimediare all'eccessiva
selettività lamentata da molti frequentatori.
Le vie sono protette tutte a fittoni resinati e non è stata scavata
una sola presa. Su Penthotal è stata invece riattaccata una pietra
al posto di una scaglia che malauguratamente si era frantumata...
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Il
Mago della Pioggia (7b+)
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