Fu grazie anche a Beppe Domenichelli che appresi i primi rudimenti sull’utilizzo di alcuni strani attrezzi: chiodi, nut, friend, ecc..
Volevo provarli assolutamente, perciò salii una fessura (“il cielo oltre il muro”) sempre a Monte Arci: anche qui, prima del rito iniziale della salita, grandi pulizie… stavo entrando nella vita dura dell’attrezzatore!
In tutta sincerità, la cosa che più mi emozionava era poter avere addosso tutta quella ferraglia: martello, chiodi, nut… Mi sentivo bene, una sorta di guerriero invincibile. Tutta quell’attrezzatura mi dava proprio un senso di tranquillità interiore… e non avevo nessuna paura.
Nell’inverno del 1994/95, a Perda Liana, Beppe decise di salire uno spigolo, esposto sulla parete ovest. La roccia era ghiacciata e le prese coperte di neve; insomma a cinque metri dalla seconda sosta Beppe era bloccato, non riusciva a superare un passaggio, così è toccato a me. Quello fu il mio battesimo del fuoco (o del freddo…).

Oramai entrato in una dimensione alpinistica, Luigi si appresta dunque a vivere la sua stagione d’oro, coincisa con gli anni 1995/1996. Di questo periodo sono le sue prime grandi aperture, sulla parete ovest di Punta Cucuttos, Gole di Gorroppu:


"…da quell’inverno e sino all’estate del 1995 ho ripetuto diverse vie lunghe (vie spittate con Antonello Lai e vie di stampo classico con Simone Sarti) e altre ne ho tracciato. Per esempio a Punta Cuccutos con Simone e con altri amici che di arrampicata capivano poco. Mi bastava che mi tenessero la corda (oggi non lo rifarei mai!).”.







A fianco: Luigi I calcare del Monte Omene, Lanaitto,
Foto Gianluca Piras
.



avanti >>>